domenica 17 luglio 2011

MARE NOSTRUM?

Falconara, una normale giornata in spiaggia. Fa caldo, una moltitudine di persone cerca refrigerio in acqua, bambini che giocano, anziani che passeggiano sul bagnasciuga, molti nuotano, insomma una normale giornata di sole in spiaggia a Falconara.

Nel tratto di spiaggia dove ho preso in affitto un ombrellone, è comparsa una delimitazione che inizia a pochi metri dalla battigia ed arriva  a largo, oltre gli scogli. Una serie di boe arancioni  formano due linee che delimitano uno spazio di oltre 20 metri di larghezza, che dovrebbe individuare un passaggio per le imbarcazioni. Dico dovrebbe, perchè in realtà, nonostante sia ormai una settimana che assistiamo a vari movimenti, non ci sono notizie ufficiali circa quella delimitazione. Neppure alcuni militari della Capitaneria di Porto in pattuglia sulla spiaggia sono stati in grado di dire se esiste una autorizzazione. 

Alcuni bagnanti, infatti, preoccupati hanno cercato di chiedere informazioni, ma ancora siamo al livello delle ipotesi. Sembra infatti che su richiesta di uno stabilimento balneare, la Capitaneria abbia concesso l'autorizzazione ai natanti di raggiungere il ristorante via mare. La notizia non è certa, sono indiscrezioni, l'ufficialità non c'è. E' sicuro però che il sindaco è d'accordo con questa "novità" visto che proprio ieri era presente mentre si ultimavano le opere di delimitazione.

Dunque se fosse vero che esiste una autorizzazione delle autorità competenti quel tratto di mare diventerebbe non balneabile, in pratica taglierebbe a metà un tratto di mare molto frequentato. Impedirebbe ad esempio ai nuotatori di oltrepassare gli scogli, e metterebbe in ansia i genitori di bambini che dovranno fare molta attenzione ai passaggi di barche, windsurf . Proprio oggi ad esempio è entrato in quel corridoio un grosso gommone che a motore acceso se n'è infischiato delle delimitazioni ed ha navigato a pochi metri dalla riva. E siamo solo al primo giorno, chissà cosa accadrà nei prossimi.

Purtroppo questo fatto, sottolinea ancora una volta, la scarsa predisposizione per il bene comune. La spiaggia di Falconara, che già mal sopporta la convivenza con la vicina raffineria, vede una progressiva e costante riduzione della fruizione pubblica: ci sono molti stabilimenti balneari e pochi spazi liberi, alcuni di questi stabilimenti peraltro hanno nel tempo occupato la spiaggia con strutture sempre più invasive, sacrificando la spiaggia.

Quindi stabilimenti sempre più somiglianti a "villaggi turistici", quindi spiagge sempre più private, ed ora, esauriti gli spazi sulla sabbia, si inizia ad occupare e a vietare l'utilizzo di tratti di mare.

Registro una pericolosa attitudine che se diventerà consuetudine trasformerà la nostra spiaggia in tanti club privati, come purtroppo succede in altre parti d'Italia, Toscana, Lazio ecc. dove per accedere in spiaggia sarà necessario pagare un biglietto subendo l'arroganza dei titolari degli stabilimenti balneari.

Attendiamo sviluppi e qualche documento ufficiale dalle autorità.

giovedì 7 luglio 2011

LA DISFATTA DEL CONSIGLIO REGIONALE

Ieri abbiamo assistito ad una disfatta in Consiglio regionale.

Quando la politica ha bisogno della scorta della polizia in tenuta antisommossa, significa che qualcosa non ha funzionato. Delle due una: o siamo in mano a facinorosi e a fomentatori, oppure è la politica ad aver fallito. Propendo per questa seconda opzione, conoscendo gran parte delle persone che ieri si sono assiepate davanti alla sede del Consiglio regionale.

Tutta quella gente era lì per la questione del rigassificatore da realizzare in mare a pochi chilometri da Falconara ed Ancona. Con aspettative diverse, ma tutte lì a vedere e a sentire la scelta del Consiglio regionale.

Ed è stata una disfatta, in primo luogo per l’Istituzione regionale. Nella più totale bagarre, con urla, proteste, applausi, con alcuni consiglieri che in un clima molto teso si sono presi anche il lusso di lanciare provocazioni, e con il Presidente del Consiglio Solazzi che, assolutamente incapace di gestire la situazione, ha ceduto all’autoritarismo di Spacca. Più volte infatti, dopo aver dichiarato la sospensione dei lavori, Solazzi è stato ignorato dal Presidente Spacca, che ha continuato a parlare nella bolgia più totale, esautorando di fatto il ruolo del presidente del Consiglio e comprovando la mancanza di autonomia del consiglio regionale. Il consiglio è andato avanti in un clima di totale caos, semplicemente perché ieri era indispensabile votare favorevolmente la realizzazione dei rigassificatori, non c’era più tempo, c’era il rischio che alla conferenza Stato Regione del 12 luglio, Spacca non avrebbe avuto il mandato per firmare l’accordo.

Non che le proteste da una parte e dell’altra dei dimostranti non fossero giustificate, anzi è stata proprio la scarsa capacità e l’ambiguità nelle decisioni che da lì a poco il Consiglio regionale avrebbe dovuto prendere, che ha alimentato la rabbia e la delusione. Obiettivamente però ieri quella sede sembrava tutto fuorchè un consiglio regionale.

La repentina virata sulle questioni energetiche di cui è stato protagonista il Presidente Spacca, e tutta la Giunta e quasi tutti i consiglieri di maggioranza è clamorosa, ma l’atteggiamneto non dovrebbe sorprendere i più attenti osservatori della politica regionale. Spacca era già favorevole ai rigassificatori già dalla precedente legislatura e con lui tutti gli assessori della Giunta. L’inversione di rotta c’è stata in virtù di quanto detto in campagna elettorale. Il Presidente Spacca, infatti impostò la sua campagna elettorale sul PEAR, l’ormai famigerato Piano Energetico Ambientale Regionale, da lui stesso considerato un Piano avanzato in termini di progettuazione e programmazione. In pratica Spacca si assicurò molti voti di persone in buona fede che hanno creduto alla sua promessa di incentrare la politica energetica ed economica regionale sullo sviluppo delle energie rinnovabili.

Ma quando il potere chiama, Spacca non si tira indietro, a costo di rimangiarsi le parole sprecate in campagna elettorale, a costo di dover parlare tra le urla e le proteste dei cittadini, a costo di provocare uno scontro fisico tra gruppi entrambi preoccupati per il futuro. A costo di strumentalizzare il dramma che stanno vivendo i lavoratori della fincantieri, promettendo conto terzi scenari inesistenti, come la possibile ripresa del cantiere navale con la costruzione di navi gasiere. Una provocazione giustamente mal tollerata dalla FIOM, una offesa alla dignità di quei lavoratori.

Spacca ha dato dimostrazione di ossequiosità anche sulla questione Quadrilatero. Chi se la ricorda quella triste faccenda? Qualcuno forse ricorderà la pesantissima pressione fatta al Comune di Falconara, strozzata da una difficile situazione economica, per aderire al progetto che gli toglieva la sovranità del suo territorio. Anche in quell’occasione il Presidente Spacca ha dato dimostrazione di scarsa propensione al dialogo e di puntare come un caterpillar all’obiettivo delineato da Pieralisi e Merloni.

Ieri è stato fatto un ulteriore passo all’interno del “laboratorio Marche”, l’asse infatti si è spostato ulteriormente verso destra. Il voto trasversale del PD dell’Idv, del PDL dell’API, dell’UDC, della Lega a favore della realizzazione dei rigassificatori, certifica politiche comuni ed apre scenari preoccupanti.

Ieri dunque abbiamo assistito ad una disfatta. Una sconfitta dell’istituzione regionale, della politica, della democrazia. Abbiamo preso atto che Spacca non è un governatore ma un esecutore. La sconfitta non è stata certo del movimento dei cittadini che con ostinazione ha lottato contro un progetto inutile, pericoloso, costoso per la comunità e di nessuna garanzia per l’occupazione dei lavoratori della raffineria API.

Per il movimento ieri c’è stata solo un'altra riprova dell’arroganza di una politica sempre più lontana dalla realtà, dalla gente, dai territori. Per il movimento già da oggi c’è la consapevolezza che la lotta non è finita con la votazione del Consiglio regionale, la lotta è nel mondo reale: nelle piazze, tra la gente.

venerdì 24 giugno 2011

NO RIGASSIFICATORE DAY

Domani gli indignati falconaresi si spostano ad Ancona, in Piazza Roma. C'è la manifestazione contro il rigassificatore. Non sono bastate le iniziative organizzate dal coordinamento promotore, in questi mesi. Gli unici che hanno cercato di fare un pò di informazione sono stati loro: normali cittadini che nella vita fanno tutt'altro che si sono impegnati, hanno studiato, e con grande caparbietà hanno iniziato una difficile quanto capillare azione di informazione.

Poca cosa capirete. Senza soldi e con gli organi di infomazione che ignorano completamente lo stato di protesta, non è facile. Per l'Api invece è uno scherzo far partire la propaganda sui giornali e TV. Con i soldi si possono fare molte cose. Con i soldi e con i ricatti occupazionali, i ricatti  servono per tenersi buone le maestranze, molti di loro sono terrorizzati di perdere il posto di lavoro, ma alcuni addirittura sono più realisti del Re. 
Ma la cosa che ha più funzionato, è la vicinanza con la politica. Non la bella politica, quella che si fa carico delle esigenze di tutti i cittadini, no, quella vecchio stampo, di tipo democristiano lo possiamo dire? Quella che non dice no e asseconda il potente di turno a costo di doversi rimangiare i buoni propositi spacciati per programmi elettorali.

Facciamo un esempio: il Presidente Spacca nel discorso di insediamento dichiara: "... le energie rinnovabili, sono tra le principali priorità del nostro programma di governo, per creare nuove prospettive di sviluppo nella piena tutela dell’ambiente. Enormi sono le potenzialità occupazionali nel campo dell’imprenditoria “verde”: si parla di 25.000 nuovi posti di lavoro potenziali per le Marche.... Potenziare gli incentivi per la crescita delle energie rinnovabili sviluppando le previsioni del PEAR".

Non vi sembra grave che un Presidente pur conoscendo la potenzialità di sviluppo con le energie rinnovabili, promuova la realizzazione dei rigassificatori, rinunciando di fatto ai 25.000 nuovi posti di lavoro?
La realizzazione del rigassificatore e delle mega centrali turbogas, farà fallire il PEAR, un Piano energetico avanzato, ma che non riesce a decollare, ma è naturale che questo accada, se chi dovrebbe promuoverlo ne sembra infastidito. Prendiamo atto che lo strumento del PEAR è servito esclusivamente per raccogliere voti in campagna elettorale, ora diventerà carta straccia. 

Ma nonostante sembra che la decisione di realizzare il rigassificatore sia ormai presa, il popolo degli indignati non si arrende. Ha provato in tutti modi, sempre democraticamente, ha sopportato con signorilità le bugie che hanno accompagnato i numerosi rinvii delle decisioni sulla questione. Un popolo paziente ma non sciocco. E' sbagliato approfittare troppo dell'altrui pazienza.

Quindi le persone che credono in un mondo migliore, quelle persone stanche dalle moine politiciste che nascondono enormi interessi, le stesse persone che sono andate a votare i referendum e che li hanno vinti, loro, i sognatori, i nullafacenti, i provocatori, i strumentalizzatori, i terroristi, i nemici dei lavoratori , sabato si troveranno in piazza ad Ancona. In Piazza Roma alle 18.00, rinunciando ad una bella giornata al mare.

Non sarà l'epilogo di una battaglia persa, come qualcuno vorrebbe. Chi pensa questo si sbaglia. Domani sarà l'inizio dell'indignazione.
Perchè prima ti ignorano poi ti deridono poi ti combattono. Poi vinci. 

domenica 29 maggio 2011

RELAZIONE ASSEMBLEA PROVINCIALE ISCRITTI SEL 28 MAGGIO 2011

Care Compagne e Compagni,

è un grande piacere per me ritrovarci qui A Falconara, a distanza di quasi otto mesi dal Congresso provinciale.

Nell'ottobre scorso, in questa sala, abbiamo celebrato il 1° congresso provinciale. Abbiamo contribuito, tutti, a far nascere il nostro Partito, che tuttora sta cercando di vincere la sfida, più che necessaria, di costruire una solida e credibile Sinistra.

In quel Congresso le compagne e i compagni, tutti, ebbero modo di esprimersi, di confrontarsi, di tracciare alcune linee programmatiche che il Coordinamento, dopo aver avuto il mandato a coordinare la federazione provinciale, sta cercando di concretizzare, nel pieno rispetto della regola primaria che ci siamo dati, ovvero quella della Partecipazione. Un Partito nuovo si riconosce anche dai momenti partecipativi che è in grado di promuovere, e questa giornata ne è la riprova.

NON E’ FACILE: mancano risorse umane e finanziarie, come credo sia normale per un Partito che deve inventarsi giorno dopo giorno strategie organizzative, difficoltà che aumentano, se, come nel nostro caso, le risorse finanziarie sono pari a zero. Senza un minimo di disponibilità economica, capite bene che è molto difficile fare Politica. La Federazione provinciale di Ancona non dispone di alcuna forma di sottoscrizione o finanziamento. Al punto che non siamo stati in grado di racimolare i soldi per spedire le lettere di invito a tutti voi. Abbiamo così chiesto la collaborazione dei Coordinatori di Circolo per inoltrare gli inviti per questa che ritengo una importante Assemblea. Mi scuso fin d’ora se qualche Compagno non ha ricevuto l’invito.

NON E’ FACILE organizzare un Partito in queste condizioni, ma qualcosa è stato fatto. Anzi mi spingo a dire che molto è stato fatto, e l’Assemblea di oggi serve proprio a relazionare il lavoro svolto dalla federazione provinciale, ma anche quello svolto dai 9 circoli nei territori: invito dunque i coordinatori di circolo ad intervenire e a raccontare la situazione della loro realtà territoriale.

Aspettiamo con ansia i risultati dei ballottaggi di Milano e di Napoli: da quelle città potrebbero arrivare notizie che cambieranno il panorama politico, da lunedì potrebbe iniziare una nuova storia. Guardiamo con attenzione anche a cosa accadrà a Macerata per il rinnovo del Consiglio provinciale. Una questione che ci riguarda da vicino, visto che è la riproposizione del “Laboratorio Marche”, un esperimento che mostra tutti i suoi limiti, un fallimento, che però continua ad attirare l’attenzione, quasi come fa una pianta carnivora con gli insetti. Dopo i risultati elettorali credo che dovremo affrontare con estrema cura la questione delle alleanze, e “dell’anomalia Marche”, verificare quindi se le diversità programmatiche e politiche riscontrate solo alcuni mesi fa alle elezioni regionali, si sono modificate, e valutarne gli effetti.

Nel frattempo anche noi, nella nostra provincia, nel nostro piccolo abbiamo contribuito al cambiamento. Invito i protagonisti delle recenti elezioni amministrative, se lo vorranno, ad illustrare, le scelte fatte e a valutare con tutti noi il risultato elettorale. La Federazione provinciale ha lasciato massima autonomia ai circoli di riferimento durante la fase di trattativa per le alleanze, nei Comuni di Castelfidardo, Camerano, S.M. Nuova, Cupramontana, Loreto, salvo partecipare ad ogni riunione ove ne è stata richiesta la presenza. Devo dire che il risultato raggiunto è stato molto positivo.

Anche se a Camerano per vari motivi non siamo riusciti a formare una lista, quindi non abbiamo partecipato alla competizione elettorale. Abbiamo un problema, non siamo radicati sul territorio come vorremmo, ed il problema si fa sentire, ma ci stiamo organizzando.

A Loreto, ad esempio, solo fino a pochi mesi fa SEL non era presente, non avevamo iscritti, poi con pazienza e modestia un gruppo di Compagni ha iniziato a lavorare, a fare incontri, e sono così riusciti a presentare una lista alle elezioni che ha movimentato il mare piatto di quella città. La tenacia di quei Compagni ha permesso a quella lista sostenuta da SEL di raggiungere il 6.5%.

Come a Castelfidardo, una città dove SEL era praticamente assente, senza un iscritto, ma che grazie all’altrettanta tenacia di alcuni compagni ha permesso a SEL di partecipare alle elezioni ed ottenere il 5.39% in una lista unitaria con FdS e Verdi.

Come a Cupramontana dove il centrosinistra riprende il governo della città amministrata da troppo tempo dalla destra con un risultato che non lascia dubbi.

Come l’impresa fatta dai Compagni di Santa Maria Nuova, che non si sono persi d’animo quando il PD, con arroganza e scarsa predisposizione politica ha annullato un accordo di alleanza firmato a pochi giorni dalla presentazione delle liste. Ebbene, si sono organizzati, hanno composto una lista di giovani donne ed uomini, e con Angelo Santicchia candidato a Sindaco, hanno sparigliato, come direbbe Nichi Vendola, conquistando il Comune, tra la meraviglia di molti e lo sconforto del PD, così autoreferenziale e da troppo tempo lontano dal mondo reale. A questi Compagni, a tutti i Compagni che si sono spesi in questa esperienza elettorale chiedo all’assemblea un applauso di congratulazioni e di gratidudine.

In realtà nella nostra Provincia sono 6 e non 5 i Comuni andati al voto. Anche il Comune di M.S. Vito è tornato alle urne, alcuni mesi fa, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che aveva annullato l’elezione del sindaco Gloria Sordoni (da noi appoggiata). Come sapete le nuove elezioni hanno ribaltato la situazione eleggendo Sindaco la candidata del PD. Forse potrebbe essere utile un intervento del circolo di Chiaravalle, competente per territorialità, per riassumere la questione.

NON E’ FACILE, ho già detto. La macchina organizzativa non è perfettamente funzionante. Manca ad esempio un collegamento con gli amministratori nostri iscritti presenti nei consigli provinciali e comunali. Purtroppo non arrivano notizie sulle attività dei gruppi consiliari e questo è un limite; dovremmo affrontare questa criticità per cercare di far circolare le idee e permettere di uniformare azioni programmatiche comuni, nel pieno rispetto delle autonomie dei singoli consiglieri, autonomia che deve però partire da condivisioni politiche di base.

Ecco perché abbiamo dato vita ai FORUM provinciali, luoghi ideali di studio, approfondimento e contaminazioni positive, un laboratorio aperto e partecipativo atto a tracciare il programma politico del nostro Partito. Esperimento quello dei Forum con risultati alterni.

NON E’ FACILE per le complicate vicende che colpiscono Ancona, Capoluogo di Regione, immersa in una crisi iniziata il giorno stesso dell’insediamento a Sindaco di Fiorello Gramillano. Una crisi deplorevole perché non dipende da divergenze di tipo programmatico, ma da questioni di potere, di poltrone, e di lotte interne ai Partiti. Crisi che offende l’intelligenza dei cittadini, fin troppo pazienti. Città che ha assoluto bisogno che la politica rioccupi il suo ruolo, in maniera seria, parlando dei problemi, delle esigenze, delle speranze dei cittadini.

O per la situazione del Comune di Jesi, Comune che tornerà al voto nel 2012, Comune su cui spira sempre un vento di crisi, la cui causa proviene secondo me, da un peccato originale, ovvero dalle scelte sulla riconversione della Sadam, ma non solo.

Due città importanti in fermento, che pagano lo scotto di una generale caduta di capacità politica. Il 2012 sarà l’anno delle elezioni anche a Fabriano, città di Merloni, di Spacca, di Vivendi, e della stessa Provincia di Ancona. Su questo scenario aleggia in maniera sempre più ingombrante quel “Laboratorio Marche” inventato dal segretario regionale del PD Ucchielli, voluto dal Presidente della Regione Spacca, incarnato dall’ondivago Pettinari in Provincia di Macerata, su cui credo che dovremmo discutere bene e a fondo.

Ci aspettano dunque, competizioni elettorali in cui ci misureremo e con le quali potremo delineare meglio la nostra proposta politica, e lo faremo chiedendo fin da ora le Primarie di coalizione ovunque, in coerenza con la strategia programmatica nazionale.

Nel breve ci aspetta un altro importante obiettivo da cogliere, tutti noi dobbiamo moltiplicare l’impegno, affinchè i referendum del 12-13 giugno raggiungano il quorum, per dare un’altra spallata a questo Governo immorale. Il successo dei Referendum sarà una vittoria per la Democrazia in questo Paese alla deriva.

NON E’ FACILE continuo a dire, perché il nostro partito nasce mentre il mondo vive la più grande crisi economica, le cui conseguenze si ripercuotono pesantemente anche nel nostro territorio: quindi vediamo un cantiere navale storico e simbolo di Ancona strangolato da una crisi senza precedenti, un intero settore industriale, quello di Merloni, che mette in ginocchio una intera città ed oltre. E come non citare tutte quelle realtà produttive e di servizi che chiudono in silenzio, con persone che si ritrovano senza lavoro e senza alcun ammortizzatore sociale.

Una crisi che mette lavoratori contro altri lavoratori, nella peggiore tradizione mors tua vita mea. O come la guerra che si sta profilando tra lavoratori e cittadini che i sapienti “poteri forti” stanno alimentando. Mi riferisco ovviamente alla delicata questione dei Rigassificatori e Mega Centrali Turbogas. Una guerra qui, in questa città, succube dei voleri della proprietà della Raffineria API. Uno scontro che fa vacillare le convinzioni anche a sinistra, anche nel nostro Partito. Quando si deve decidere tra LAVORO e AMBIENTE, tra OCCUPAZIONE e QUALITA’ DELLA VITA. Una guerra che ci fa perdere di vista che LAVORO e AMBIENTE possono andare di pari passo. Non solo è possibile pensarlo, ma necessario realizzarlo, se vogliamo lasciare alle prossime generazioni un futuro migliore.

In questo scenario, con tutte le difficoltà incontrate ma con tutto l’entusiasmo necessario, abbiamo cercato di renderci utili, di organizzare il partito e di rapportarci con le persone all’esterno. Con la consapelvolezza che questo non è sufficiente, che c’è bisogno di tutta l’intelligenza e la disponibilità di ognuno di noi, senza secondi fini, solo perché siamo convinti che una nuova sinistra è necessaria e possibile.

L’assemblea di oggi vuole rendere partecipi e responsabili ogni singolo iscritto. Dobbiamo avere la consapevolezza che le persone comuni sono ben disposte nei nostri confronti, ci osservano e ripongono in noi la SPERANZA.

Il nostro compito è quello di trasformare la SPERANZA in FIDUCIA. Se riusciamo in questo, allora tutti i nostri sforzi avranno un senso, significa che le persone avranno ritrovato un punto di riferimento, una sponda politica sicura, un Partito che non tradirà le loro aspettative. È una missione difficile che ha bisogno di un gruppo dirigente coeso e convinto, di amministratori attenti e preparati, di iscritti in grado di coinvolgere altre persone, nei posti di lavoro, nelle piazze nelle scuole. C’è bisogno di coerenza nelle scelte, a tutti i livelli.

Dobbiamo concretizzare le buone intenzioni, le nostre idee in azioni politiche conseguenti. Dobbiamo pensare con la nostra testa, e non preoccuparci più di tanto se a volte le nostre convinzioni potranno turbare le altre forze politiche (PD compreso). Ne va della nostra sopravvivenza. L’autonomia politica di SEL è il terreno fertile per seminare le nostre idee che trasformeranno la SPERANZA delle persone in FIDUCIA.

Il nostro lavoro deve riportare le persone a partecipare la Politica, lo stiamo già facendo: abbiamo allacciato dei contatti con gruppi di Compagni a Numana, a Corinaldo, a Montemarciano, ma possiamo e dobbiamo fare di più.

Nell’immediato credo che dobbiamo lavorare con grande intensità per il buon esito dei referendum che riguardano i beni comuni, la salute ed il futuro energetico del nostro paese e per riportare la giustizia ai normali livelli democratici. Abbiamo altre scadenze a cui fare fronte prossimamente: le elezioni in importanti Comuni, ed il rinnovo del Consiglio provinciale. Questione l’ultima, che verrà sottoposta a questa assemblea prima di ogni decisione, se sarò ancora io il coordinatore. Per fare bene c’è bisogno di collaborazione ed unità di intenti.

Lascio lo spazio alla discussione, sperando che questa assemblea sia utile per capire se il percorso intrapreso è condiviso, se dobbiamo continuare su questa strada o meno.

Ringraziando tutti voi per essere qui e ringraziando Ciccio Ferrara della presidenza nazionale, a cui saranno riservate le conclusioni che immagino ci aggiorneranno anche sull’attualità politica nazionale.

Concludo con una citazione di Enrico Berlinguer: “ CI SI SALVA E SI VA AVANTI SE SI AGISCE INSIEME E NON SOLO UNO PER UNO.

Buona Assemblea Compagne e Compagni.
Claudio Paolinelli

domenica 22 maggio 2011

RIGASSIFICATORI, CENTRALI API: DENTRO IL PROBLEMA PER CONOSCERLO

Dunque la querelle sui rigassificatori vive un momento di sospensione. Due mesi di ulteriore rinvio della Conferenza Stato-Regione per poter approfondire ulteriormente la delicata questione eco-energetico-sociale che gira intorno alla realizzazione del rigassificatore off-shore a largo delle coste falconaresi, fortemente voluto dalla Proprietà della raffineria API.

Và detto che in un primo momento la motivazione che giustificava la realizzazione di tale impianto era il deficit energetico della Regione Marche. La società API, ha sostenuto con forza che il rigassificatore e le costruende due mega centrali turbogas erano necessarie per coprire la richiesta energetica. 
Dopo le proteste vibrante di un numeroso ed informato gruppo di cittadini, questa motivazione è andata via via svanendo. La forte opposizione a questi progetti è arrivata anche nelle ovattate e isolate stanze della politica regionale. La quiete è stata interrotta al punto che anche la presidenza regionale ha dovuto prendere atto che qualcosa non andava per il verso giusto. Da qui i rinvii nel Consiglio regionale, per molto tempo il Governo regionale non ha voluto o potuto prendere una decisione in nessun senso.

Visto che la teoria del deficit energetico non riusciva a superare gli ostacoli che rallentano la realizzazione di rigassificatore e centrali, L'API con tempismo delle grandi occasioni, mette sul tavolo delle trattative il rischio occupazione ed il possibile licenziamento dei lavoratori.
Questa strategia a dire il vero non è nemmeno originale; infatti poco prima di grandi trattative l'API ha sempre usato la carta del licenziamento. Chi ha buona memoria ricorderà che lo spauracchio fu usato anche poco prima del rinnovo della concessione, tattica che ottenne in effetti buoni frutti, visto che la Regione ed altri, addirittura anticiparono il rinnovo della concessione ben prima della sua scadenza. Ora succede la stessa cosa. E capisco bene la preoccupazione dei lavoratori che per prima cosa hanno a cuore, giustamente, il diritto di lavorare. Che dire, i lavoratori vengono usati come scudi umani dall'API,  la quale immagino, dopo aver ottenuto ciò che vuole, non garantirà loro nessun posto di lavoro, perchè se è vero che c'è una crisi del mercato petrolifero, ed è vero,  nessun rigassificatore garantirà il mantenimento di una forza lavoro non più necessaria. Nessuna azienda sopporta costi non necessari. E' la legge del Mercato, del Capitalismo.

Detto questo, però resta il fatto che la Regione tra un paio di mesi dovrà prendere una decisione, e trovare una mediazione affinchè i 5 punti  che serviranno per aprire il confronto, trovino una soluzione. 

A luglio si deciderà. E' singolare, ma anche in questo caso non è la prima volta che una decisione così importante verrà presa nel periodo estivo, durante le ferie. Chissà forse si spera in questo modo di fiaccare il movimento dei contrari.
In questi due mesi, è stato detto, il Presidente Spacca e la Regione Marche dovranno approfondire ulteriormente la questione. Credo che per capire bene occorra conoscere il problema, studiarlo, stargli vicino.
E allora quale migliore occasione per tecnici, politici, per toccare con mano quotidianamente l'impatto di una raffineria in città. Credo che sia giusto che chi deve decidere sappia cosa significhi abitare vicino ad un impianto ad alto rischio di incidente ambientale, sentirne l'odore dell'aria che i cittadini  respirano ogni giorno.

Credo che per meglio comprendere i pro e i contro, il Presidente regionale, gli assessori, i consiglieri, i tecnici, portrebbero risiedere in città in questi due mesi, magari nel quartiere Fiumesino pernottando nell'Hotel di fronte la raffineria.  Una Full-immersion di due mesi che sono certo sarà una esperienza umana e politica di grande importanza. 

lunedì 9 maggio 2011

LA FIDUCIA E' UNA COSA SERIA

Il Presidente della Regione Marche Spacca ha ringraziato i cittadini per la FIDUCIA accordatagli in occcasione del discorso di insediamento del 19 aprile 2010. Se è vero che il voto ha sancito la sua vittoria al Governo della Regione, non è così scontato che la fiducia gli sia stata accordata a prescindere. Credo che i cittadini che lo hanno votato debbano pretendere che la scelta della coalizione del centrosinistra di "abbreviare le distanze dal Dire al Fare" abbia fondamento concreto (Fare) e non solo a parole (Dire).


Le ultime notizie trapelate dai giornali, fanno capire che è in atto un cambiamento delle politiche sul PEAR Piano energetico ambientale regionale. Una rivisitazione di quel PEAR al fine di consentire la costruzione delle famigerate mega centrali turbogas all'interno della raffineria. Questa è la mediazione a cui sono arrivati per votare la mozione contro i Rigassificatori.

Questo è in totale contraddizione con il programma presentato ai cittadini, quindi di fatto si verrebbe a tradire quella fiducia dei cittadini di cui sopra.

E' comprensibile il timore da parte del Presidente nei confronti di quei lavoratori della raffineria che rischiano in prima persona, e che in un momento di crisi mondiale si aggrappano al lavoro a qualunque condizione, anche se sanno bene che il ricatto occupazionale a cui sono sottoposti non garantirà alcun posto di lavoro, sanno bene che i tagli avverranno a causa della scelta della proprietà di produrre raffinazione del petrolio in Paesi in cui i lavoratori hanno meno garanzie di loro, in termini occupazionali e di sicurezza, quindi costano meno.

Il timore del Presidente è giustificato, perché la situazione è figlia di politiche sbagliate, a partire dall’affrettato rinnovo della Concessione all’Api. Come spesso accade, i governanti governano il loro presente e non si preoccupano del dopo. Accontentano e si accordano con i potenti ed ignorano le richieste e le esigenze dei cittadini e dei lavoratori. Vale per la raffineria quanto per il Cantiere navale, tanto per citare un altro disastro occupazionale.

Questa volta però il Presidente deve onorare il patto con i cittadini, con gli ELETTORI, non può scrollarsi di dosso le responsabilità, questa volta il Presidente deve farsi carico anche delle legittime richieste dei lavoratori, che si limitano ad ottenere tranquillità e sicurezza del posto del lavoro. Il Presidente non può cambiare in corsa le scelte programmatiche in materia ambientale ed economica. Il Pear di cui è andato vantandosene, non è modificabile in termini peggiorativi, anzi semmai è vero il contrario, visto che nel frattempo le tecnologie si sono evolute e permettono una accelerazione dello sviluppo e dell’uso delle fonti rinnovabili.

Ogni altra scelta sarà tradirà la fiducia dei cittadini, Il Presidente e i Partiti che lo sostengono perderanno ogni ulteriore credibilità.

Claudio Paolinelli

Di seguito alcuni punti del Programma di Governo regionale
http://www.regione.marche.it/Home/tabid/68/Default.aspx

Consiglio Regionale Marche

Programma di Governo della IX Legislatura Regionale 2010-2015

Intervento del Presidente della Regione Marche
Gian Mario Spacca
Ancona, 19 aprile 2010 2015


Signor Presidente, Signori Consiglieri,

a lei e a voi tutti gli auguri di un proficuo lavoro per il bene di tutta la nostra comunità.

Naturalmente, oggi, il primo ringraziamento va ai cittadini delle Marche che hanno consolidato il loro rapporto di fiducia con le Istituzioni.

Subito dopo il pensiero va a tutti i cittadini che non si sono recati alle urne e che divengono la nostra prima preoccupazione, affinché si possa riprendere al più presto un dialogo, dentro i problemi della nostra regione….
… AMBIENTE E PAESAGGIO PER LA QUALITA’ DELLA VITA

....Potenziare gli incentivi per la crescita delle energie rinnovabili sviluppando le previsioni del PEAR, anche attraverso una maggior dotazione finanziaria ed un piano di allocazione degli impianti, con consultazione delle comunità locali.

-Tendenziale equilibrio di autosufficienza energetica su scala provinciale.

-La Regione continuerà con grande determinazione ad attuare il PEAR, seguendo l’approccio rigoroso di rispetto delle norme di compatibilità ambientale e di rifiuto di ogni forma di ulteriore inquinamento….

sabato 16 aprile 2011

RIGASSIFICATORI, OPPORTUNISMI E CONTRADDIZIONI

La partita del rigassificatore di Falconara è ormai in fase finale. La Regione Marche chiede un rinvio della Conferenza di Servizi tra Stato e Regione e la ottiene. Ma non ci sono motivi per tirare un sospiro di sollievo, è solo un rinvio della scelta. Il PD regionale è palesemente in difficoltà: da un lato la parola data nel passato con atti pubblici favorevoli al progetto dell'API, dall'altro la protesta dei cittadini, a cui partecipano anche iscritti ed elettori del PD ed alcuni sindaci della Provincia di Ancona. La paura è quella di aumentare lo scollamento tra Partito (PD) ed elettori, disaffezione causata forse dalla incomprensibile politica delle alleanze a livello regionale, o dalla pessima situazione del Comune di Ancona. E' percepibile un malumore diffuso da parte degli elettori del PD e sembra che la dirigenza non sia in grado di arginare il disagio. Le prossime elezioni amministrative saranno la cartina di tornasole. Vedremo.

Ma le contraddizioni non sono solo all'interno del PD. A Falconara non si possono dimenticare le clamorose capriole dell'assessore Baldassarri (UDC) (vedi il suo programma) della Giunta Brandoni (PDL). Per ultimo scopriamo che il neo partito FLI presente in città con un consigliere comunale, è contrario ai rigassificatori. La cosa non può che far piacere, ma a dire il vero sembrerebbe una operazione di ricostruzione di verginità politica. Il consigliere Ludovico Luongo (FLI) è stato eletto infatti nella lista del PDL, e fino alla sua fuoriuscita, causata dal terremoto politico all'interno della destra al Governo (divorzio di Fini da Berlusconi), non ci si ricorda in città di una sua particolare avversità ai rigassificatori. Insomma sembrerebbe proprio un tentativo di guadagnare visibilità e di calvacare il dissenzo dei cittadini.

L'unico coerente a destra rimane il sindaco Brandoni, che non ha mai nascosto il suo amore sviscerato per l'azienda di raffinazione. Una coerenza la sua che però ha messo in subalternità l'intera città ai voleri dell'API. Quindi Sindaco coerente ma  assolutamente lontano dalla volontà dei cittadini.  

domenica 10 aprile 2011

RIGASSIFICATORE DI FALCONARA: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SPACCA

RIGASSIFICATORE DI FALCONARA


LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SPACCA

Egregio Presidente,

come credo sarà a conoscenza, attualmente ricopro l’incarico di Coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà della Provincia di Ancona, ma vorrei rivolgerle questa mia lettera in qualità di cittadino falconarese, per invitarla a riflettere con attenzione sulla decisione che dovrà assumere il 27 aprile prossimo durante la Conferenza Stato-Regione convocata per la realizzazione del Rigassificatore davanti alla costa di Falconara Marittima.

Vorrei che lei tenesse conto delle motivazioni che spingono da anni, liberi movimenti ed associazioni cittadine a protestare contro le tante scelte che sono state fatte in questa porzione di territorio. Chi attraversa la città non può che notare le pessime condizioni in cui versa. Anni di urbanizzazioni selvagge hanno fatto sì che Falconara diventasse una delle città delle Marche più densamente popolate, sul cui terittorio gravano importanti infrastrutture, come l’aeroporto, lo snodo ferroviario, l’uscita autostradale, ed alcuni impianti industriali di cui il più importante in ordine economico e di pericolosità è quello della Raffineria API. Una città sottoposta a gravi rischi, non per nulla si trova nel mezzo dell’AERCA (Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale). Uno scenario quindi che si discosta di molto dallo spot promozionale della Regione Marche interpretato da Dustin Hoffman.

Se la realtà falconarese è così lontana dall’immaginario poetico stimolato da quello spot, non è certo per responsabilità di chi vive in quella città. Il degrado ambientale, culturale e sociale è responsabilità politica. Quindi responsabilità di chi negli anni ha permesso che quel degrado arrivasse a simili livelli.

Quindi degrado causato dalla responsabilità politica. Penso ad alcune scelte da attribuire alla Istituzione che lei rappresenta e che hanno contribuito all’aggravamento della situazione. A Partire dal rinnovo anticipato della concessione alla Raffineria, avvenuto con molta, troppa fretta. Fino alla assenza di un atto ufficiale per negare la costruzione delle due nuove grandi centrali turbogas. Penso anche alla diatriba sulla Quadrilatero, adesione da lei fortemente voluta, che ha costretto Falconara a rinunciare al suo diritto-dovere di decidere e pianificare lo sviluppo e la trasformazione del suo territorio. Una beffa ancora più insopportabile se consideriamo l’attuale stato di incertezza in cui versa il progetto Quadrilatero.

Falconara viene considerata una sorta di città di servizio regionale, dove la qualità della vita è subordinata alle esigenze sovra-territoriali e agli appetiti di speculatori, potentati e capitani d’industria. Una condizione di sudditanza regionale che, caro Presidente, non è sopportabile dai falconaresi, i quali chiedono semplicemente di poter vivere nella loro città in maniera dignitosa, riducendo i rischi per la salute, insomma, reclamano la normalità. Niente di rivoluzionario, quindi, ma solo un sacrosanto diritto al miglioramento della qualità della vita.

Signor Presidente, alla prossima Conferenza Stato-Regione, lei dovrà prendere una decisione per la realizzazione del rigassificatore voluto dalla Raffineria API. In primo luogo vorrei che si ragionasse sulla convenienza di quel progetto (ne abbiamo realmente bisogno?). Vorrei che lei tenesse in considerazione le aspettative di gran parte dei falconaresi di cui ho scritto sopra. Vorrei che lei spiegasse ai lavoratori dell’API che la costruzione del rigassificatore non garantisce il loro posto di lavoro. Vorrei che lei Presidente, non sottovalutasse la netta contrarietà al progetto di molti sindaci ed amministrazioni comunali.

Spero che in quell’incontro non verranno dette mezze parole e che la Regione Marche non si appiattisca alla disposizione del Governo centrale. Quell’incontro sarà chiarificatore e spiegherà le reali strategie del Governo e della Regione Marche. Mi auspico che le logiche che hanno determinato un secco NO al rigassificatore di Porto Recanati, da parte della Regione, valgano anche per questa parte di popolazione, da troppo tempo considerata di serie B.

Cordialmente Claudio Paolinelli

martedì 15 marzo 2011

ONORE AL PARTIGIANO PISTOLA

Rivolgo un pensiero  al Compagno Gianfranco Pistola, Uomo conosciutissimo in città. Ho appreso la notizia della scomparsa del Partigiano Pistola e all’improvviso la tristezza ha coperto tutti gli altri sentimenti, ha rallentato la frenesia quotidiana.

Ho una foto sul ripiano della libreria, risale allo scorso 25 aprile, un giorno importante, a cui Gianfranco teneva in modo particolare. Prepararava da anni con cura e pignoleria tutte le fasi della manifestazione. La foto lo ritrae con il fazzoletto tricolore dell’Anpi attorno al collo, in posa di fianco a lui, due compagne ed io. Lo sguardo sebbene un po’ affaticato non nasconde una certa felicità, la soddisfazione di celebrare con tutti gli onori la festa della Liberazione dai nazifascisti nella sua città. La gioia di chi sa di esserci riuscito ancora una volta, nonostante le difficoltà e a dispetto di una società che tende a dimenticare. Lo sguardo di una persona per bene, che ha dedicato la sua vita alla difesa dei valori della Resistenza, della democrazia e della libertà. Senza cadere nella retorica del ricordo. Un uomo semplice che è ha avuto la capacità di trasmettere a tanti giovani quei valori. E i giovani lo rispettavano lo trattavano come un nonno, qualche volta un po’ scontroso, ma simpatico.

Uomo curioso e attento alle novità. Lo ricordo con piacere davanti al computer a casa sua mentre scriveva un comunicato, pigiava i tasti con forza, era arrabbiato perché quella volta il sindaco non aveva permesso di suonare alla banda musicale Bella Ciao in piazza. Lo aveva ferito questo smacco, e allora forse stemperava la sua rabbia sulla tastiera del computer. Guardandolo, avvolto in una nuvola di fumo della immancabile sigaretta, pensai che quell’uomo non viveva di ricordi, ma che anzi era lanciato nel futuro pronto ad osservare e a capire i cambiamenti dei tempi.

Ora abbiamo una eredità preziosa, fatta di valori civili senza prezzo. È nostro compito, dei giovani soprattutto, che questa ricchezza non vada perduta.

domenica 13 marzo 2011

LA VIOLENZA DEI COMPORTAMENTI

La notizia campeggia sul Corriere Adriatico, cronaca di Falconara

" Falconara Quattro persone, forse senza tetto, che di solito chiedono l’elemosina, sono state allontanate dalla zona della stazione ferroviaria e dal centro cittadino dalla polizia municipale".

“La presenza di queste persone – commenta l’assessore alla Sicurezza Clemente Rossi - genera nei cittadini una sensazione di insicurezza e di disagio nel vivere la propria città, anche se spesso non è direttamente collegata ad atti illeciti. Ad ogni modo rimane ferma la volontà di contrastare questo fenomeno e continueremo a monitorare queste situazioni proprio per evitare pericoli e per verificare che non compaiano anche soggetti dediti a comportamenti illeciti”.

“Inoltre - continua l’assessore Rossi - in questo periodo abbiamo alzato l’allerta, perché temiamo il solito aggravamento di persone che dall’est europeo si spostano in Italia per vivere di espedienti ed elemosina, soprattutto nel periodo antecedente la Pasqua. Infastidiscono all’uscita dei centri commerciali e degli ospedali, nei mercati e negli spazi di maggior passaggio sollecitando la carità delle persone.”

“Sono fortemente convinto - conclude Clemente Rossi - che chiedere il rispetto delle regole, sanzionare le condotte illegittime, garantire una maggiore sicurezza ai cittadini e un maggior decoro alla città, a differenza di quello che pensa una parte dell’opposizione, non alimenta l’intolleranza, ma al contrario favorisce un’integrazione vera e garantisce una maggiore vivibilità a tutte le persone”.

Quanto violenza c'è dietro le dichiarazioni del vicesindaco nonchè assessore alla sicurezza Clemente Rossi." La presenza di questa persone genera insicurezza tra i cittadini". Mi vergogno di questo atteggiamento dell'amministrazione comunale, và contro la tradizione della città che è invece accogliente e solidale, e non rispetta nemmeno le leggi cristiane cui spesso lor signori si appellano.

Una violenza che cresce quando Rossi ammette che la presenza dei mendicanti non è direttamente collegabile ad atti illeciti. Queste persone vengono allontanate soltanto perchè con la loro presenza infastidiscono i cittadini, gente perbene che non può sopportare la vista di tale degrado umano. Quindi per il vicesindaco del sindaco sceriffo, basta allontanarle quelle persone, basta non vedere lo stato in cui vivono, basta renderli invisibili. Quanta ipocrisia, quanta inettitudine nel gestire un problema grave non per i cittadini per bene che vedono, ma per quelle persone che non hanno casa nè futuro.

I nostri amministratori non solo non si rendono conto della bassezza dei loro comportamenti, ma se ne vantano pure. Questa città ha bisogno di ben altri allontanamenti, prima che sia troppo tardi.

giovedì 10 marzo 2011

PIU' RISPETTO PER IL TERRITORIO = MENO RISARCIMENTI

Come volevasi dimostrare. Dopo il rincrescimento per la fatalità e per le intense piogge che hanno alluvionato una vasta area delle Marche compresa Falconara Marittima, gli amministratori falconaresi si sono presentati ai cittadini annunciando che il Governo nazionale è pronto a stanziare milioni di euro per l’emergenza e per i primi interventi sui danni che da una prima stima si aggirano a circa 463 milioni di euro.

La bella notizia l’ha data il neo-assessore Rossi durante una partecipata assemblea promossa dal comitato alluvionati di Castelferretti e Fiumesino, durante la quale non si sono risparmiate critiche all’amministrazione comunale, nonché all’ente provinciale per la drammatica situazione che i cittadini debbono sopportare ad ogni pioggia.

Come ho avuto già modo di dire, due sono le mosse politiche opportunistiche in situazioni come queste: dimostrarsi addolorati per l’imprevedibile disgrazia, magari farsi fotografare indaffarati sul luogo del disastro, e poi garantire cospicui risarcimenti.

È avvenuto proprio questo, anche stavolta. L’assessore Rossi ha comunicato non senza un tono di compiacimento, che il Governo Berlusconi era pronto a distribuire un bel po’ di soldi.

Per come è stata annunciata la notizia sembrerebbe una vittoria per Falconara e per gli amministratori stessi che si sono adoperati per ottenere lo stanziamento. In realtà questo ennesimo esborso di denaro pubblico è una dolente sconfitta, per i cittadini che sanno bene che non c’è risarcimento che paga in queste situazioni, e soprattutto per l’amministrazione comunale, per la Regione Marche del Presidente Spacca, e per lo Stato italiano.

Perché questi soldi, che serviranno a ripagare (in parte) i danni causati dall’incuria e dallo scarso rispetto per il territorio, potevano essere utilizzati per altre emergenze che affliggono il nostro Paese, basti pensare ai vergognosi tagli alla scuola pubblica, o a quanto siano importanti dei fondi per sostenere gli ammortizzatori sociali, mai così necessari un questo periodo di crisi. Invece i nostri soldi, perché sono soldi nostri, versati con le tasse di chi le paga, verranno utilizzati per rimediare alle pessime pratiche del governo del territorio.

I cittadini non possono accontentarsi di amministratori che si limitano a richiedere ed ottenere risarcimenti come in questo caso. I cittadini debbono pretendere che gli amministratori siano responsabili e garanti della salvaguardia del Bene Comune, quindi del territorio. C’è bisogno di amministratori capaci di prevenire i disastri con una pianificazione seria e libera da condizionamenti di tipo clientelare e/o economico. Troppa cementificazione da troppo tempo, consumo del suolo in maniera disordinata. Il risanamento del territorio è il vero investimento da fare.

giovedì 3 marzo 2011

STATO D'EMERGENZA

Il Day after, ha sempre un suo effetto mediatico. Allora ecco che i giornali raccontano che sia il sindaco Brandoni che il nuovo Assessore Rossi, hanno partecipato ai sopralluoghi nelle zone maggiormente colpite dall'ennesima alluvione. Ieri infatti, dopo un paio di giorni di pioggia, un'ampia zona di Falconara è stata sommersa dall'acqua proveniente dai fossi che convogliano l'acqua dalle colline vicine. Il giornale puntualizza che purtroppo "non è stato possibile evitare il disastro all'Hotel Avion" dove una cinquantina di ospiti sono stati "salvati" con una Ruspa di una ditta vicina.

Il dramma è tutto in questa frase: non è stato possibile evitare il disastro. Ma sarà proprio così? E' possibile che la sfortuna si sia accanita su questa zona della città? Oppure ci sono responsabilità per quel che riguarda la manutenzione e la funzionalità dei fossi. Si può ipotizzare che l'utilizzo del territorio, da troppo tempo in maniera scriteriata, non sia esso stesso una causa dell'allagamento?

Non è mancata nemmeno la classica frase di circostanza: Valuteremo se chiedere lo stato di emergenza.

Quindi la posizione dell'autorità costituita la si può riassumere in questo modo: il disastro non era prevedibile, ma non preoccupatevi, chiederemo il risarcimento dei danni.
Con l'acqua che scorre ci si lava anche la coscienza.

Intanto, proprio dove oggi è nato un bel laghetto grazie allo straripamento, ovvero nella zona a ovest di Castelferretti nei pressi del casello autostradale e dell'aeroporto, la società Quadrilatero lancia la Gara per l'aggiudicazione per i lavori e la gestione dell'Area Leader, una superficie di 480 mila Mq con volumi edificabili di 470 mlia metri cubi. Il tempo delle offerte scade il 29 settembre 2011, dopo di che una enorme gettata di cemento stravolgerà ancora di più il delicato equilibrio idrogeologico. Credo che i falconaresi dovranno ricordarsi che il Sindaco (e non solo) fu entusiasta di questa grande, moderna, innovativa Opera infrastrutturale.

Ma non c'è problema, alla prossima alluvione ci sarà qualcuno pronto a dire: "che disastro, che sfortuna, ci vuole immediatamente lo stato d'emergenza. E via così, all'infinito. 

 

mercoledì 2 marzo 2011

SOMMERSI

Tre giorni pioggia, di pioggia battente è vero, ma come si dice... è stagione!
Tre giorni di pioggia e la regione Marche è in ginocchio, interi territori allagati dalle esondazioni dei fiumi e dei fossi. Addirittura si piangono due vittime nel fermano: un auto sorpresa dalla piena è stata travolta e due dei tre passeggeri al momento sono dispersi.
Tre giorni di pioggia ed una vita a distruggere il territorio, a cementificare, a modificare i letti dei fiumi, a non curare i fossi, ad inquinare. E qualcuno sempre disposto a scaricare la colpa a Giove pluvio.

Bastano tre giorni per comprendere quanto poco sia tenuto in considerazione il Bene comune.
Ora vedremo delle facce seriose, quasi emozionate, di fronte agli enormi danni e in rispetto delle vittime. Espressioni di circostanza che dureranno poco; tra poco sarà primavera, ancora una volta i fossi verranno dimenticati, si rivoteranno varianti urbanistiche, si continuerà ad offendere la natura, tutto come se nulla fosse avvenuto.

Intanto però piove, da tre giorni.... governo ladro. 

sabato 19 febbraio 2011

RIGASSIFICATORI: TRA POLITICA E RICATTO OCCUPAZIONALE

E' assolutamente comprensibile che da parte dei lavoratori dell'API ci sia una forte preoccupazione per il futuro lavorativo. La preoccupazione di mantenere un posto di lavoro è ormai comune a molti lavoratori di tutti i settori, produttivi e di servizi. La crisi economica sta mettendo in ginocchio molte famiglie e a tutt'oggi non si vedono cambi di tendenza.  E' una crisi di sistema, mondiale, globalizzata.

Vivere con il pensiero di perdere una fonte di reddito è una condizione insostenibile. Capisco quindi che i lavoratori dell'API ed i loro familiari cerchino in tutti i modi di evitare la sciagura. Posso capire che pur di non perderlo quel posto  qualche sacrificio lo si debba fare. E' quindi giustificabile che singoli lavoratori, accettino le volontà dell'azienda per la quale lavorano, se non hanno altra scelta. Lo hanno fatto molti operai della Fiat ad esempio, che di fronte al ricatto del padrone: "accettate le nostre regole o tutti a casa", non se la sono sentiti di mettersi di traverso. Anche all'interno della raffineria sembra che questa strategia sia predominante.

In maniera sistematica, ogni volta che si discute del piano energetico della Regione ecco che spunta drammaticamente il rischio occupazionale e subito dopo anche la sua soluzione: "fateci costruire le centrali, fateci costruire il rigassificatore e i posti di lavoro saranno garantiti" sentenzia l'azienda. Di fronte a questo scenario, è chiaro che il lavoratore si schieri a fianco del suo datore di lavoro, non ha alternativa, quindi sceglie giustamente la via più semplice.

Meno comprensibile è l'atteggiamento di alcuni partiti politici e di alcune forze sindacali. Riguardo i sindacati peraltro sarebbe utile conoscere, quale sia la posizione ufficiale sulla questione centrali e rigassificatori. Le posizioni sono unitarie dell'intero sindacato? O della sola RSU? O ancor più semplicemente di alcuni iscritti al sindacato. Non è comprensibile la totale insofferenza a voler approfondire la questione.

Certo la prima cosa che si chiede ad un sindacato è la tutela del posto del lavoro, ma non è mica l'unica; la sicurezza, la salute, il rispetto dell'ambiente dovrebbero trovare pari dignità. Una cosa è dunque che un lavoratore o gruppi di lavoratori, pur di salvarsi il posto di lavoro diventino intransigenti nei confronti di altre questioni, come quella ambientale ad esempio, un'altra cosa è la miopia della politica che in tutti questi anni di crisi petrolifera, ampiamente prevedibile, non è stata capace di vedere un pò più in la del dito con cui indicava il padrone della raffineria.

Mi spiego meglio, la raffineria si è sviluppata negli anni fino a sottrarre ampie fette di territorio alla città, nonostante la crisi energetica palpabile da molti anni. In questo tempo nessuno ha messo in atto una seria politca di riconversione, di bonifica, a tutela del territorio e dei lavoratori. La politca si è sempre limitata ad accettare le proposte e ad assecondarle, in maniera ipocrita, lasciando soli  i cittadini, con le loro poche forze, a difendere i loro diritti.
Diritti, certo!! Perchè se è vero che i lavoratori hanno il diritto di difendere il loro posto di lavoro anche i cittadini hanno il diritto di chiedere maggiore sicurezza in campo sanitario, e perchè no, il diritto di vivere in un ambiente più pulito.

I giornali di oggi richiamano ad una spaccatura all'interno del maggiore partito della città, il PD. Alcuni iscritti infatti chiedono al Partito un ampio confronto sulla questione API. Il confronto è sempre auspicabile e spero che presto il PD potrà rispondere con una sola voce, possibilmente in maniera inequivocabile. Spero anche in un confronto serio e civile tra i cittadini ed i lavoratori, perchè anche questa situazione di contrapposizione sta diventando insostenibile.

In attesa di questa chiarificazione interna, mi permetto di dare una traccia su cui discutere: visto che i firmatari del comunicato di oggi dicono: “La logica che ci anima e contraddistingue  è poggiata sull’incertezza occupazione per i circa 1500 lavoratori della raffineria Api e dell’indotto".
Allora se questa è la preoccupazione invito a prendere in considerazione i dati ufficiali circa il numero dei posti di lavoro che serviranno per la gestione delle centrali e del rigassificatore.
Una avvertenza, i dati sotto segnalati si riferiscono a strutture di grandi dimensioni,è presumibile che per Falconara i posti necessari siano molti meno.

La Centrale turbogas di Montalto di Castro 3600 MW:
dal sito: http://www.enel.it/
L’unità di Business di Montalto di Castro è composta da 220 dipendenti ed è organizzata in 2 sezioni (1 di esercizio e 1 di manutenzione), per un totale di 191 dipendenti, e in 4 linee di staff per un totale di 28 dipendenti oltre il Direttore.

Il rigassificatore di Rovigo:
In Adriatic LNG lavorano circa 100 dipendenti, con solide esperienze e competenze, per garantire il funzionamento del terminale in modo sicuro ed efficiente.
I membri dello staff lavorano in maniera coordinata con il terminale, posizionato al largo di Porto Levante, la base operativa di terra a Porto Viro e la sede centrale di Milano.



giovedì 17 febbraio 2011

INTERVENTO ALL'INIZIATIVA DI SEL DEL 15 FEBBRAIO 2011

Intervento 15 febbraio 2011 Jesi con Fabio Mussi

Alcuni giorni fa, davanti alla vetrina di una libreria, sono stato attratto da un libretto di Giacomo Leopardi dal titolo “DISCORSO SOPRA LO STATO PRESENTE DEI COSTUMI DEGL’ITALIANI”. Mi aveva incuriosito una frase del Poeta scritta sulla copertina:

“ Or la vita degl’italiani è appunto tale, senza prospettiva di miglior sorte futura, senza occupazione, senza scopo, e ristretta solo al presente”.

Un'analisi più che mai attuale, ampiamente riconducibile nel nostro tempo. A distanza di tanti anni, nel nostro Paese, sembra che nulla sia cambiato. Quel libro infatti è stato scritto nel 1824. 187 anni fa, addirittura ben prima dell’Unità d’Italia.

Se il poeta recanatese arrivò a descrivere la vita degli italiani dell’epoca con una considerazione così spietata, mi domando cosa mai avrebbe potuto scrivere ai giorni nostri. La situazione attuale è ben peggiore di quella di allora; col senno del poi, credo che si possa dire che gli italiani dell’800, forse senza rendersene conto, avevano davanti un futuro in veloce evoluzione. Il progresso era nell’aria, importanti innovazioni avrebbero trasformato e migliorato la qualità della vita. I giovani di allora quindi potevano aspirare ad una vita migliore di quella dei loro padri. I nostri giovani, invece, in termini generali, avranno una qualità della vita peggiore delle nostre: a livello ambientale, sociale ed economico. Lo sappiamo con certezza.

Le parole del Poeta sono appropriate al nostro presente; la vita degli italiani oggi è senza prospettiva, senza occupazione, ristretta solo al presente. Non per tutti naturalmente; mi riferisco alla vita delle persone “normali”.

Questa mia breve e banale constatazione non mi impedisce però di intravvedere uno spiraglio di speranza, perché se è vero che Leopardi addebitava la condizione di vita degli italiani al diffuso individualismo, dobbiamo registrare, che in questi ultimi periodi il clima culturale e sociale del nostro Paese sembra abbia avuto un sussulto.

Succede che l’estremo individualismo, favorito soprattutto da massicce operazioni di marketing tramite le televisioni e da esempi poco edificanti, non trovi più riscontro in ampie sacche della società. Questa controtendenza è quasi impercettibile però, non perché non sia viva, ma solo perché i mezzi di comunicazione non ne danno notizia.

C’è una parte del Paese che sta cercando con forza di reagire a questo stato di degrado economico, sociale e culturale. Lo fa con i pochi mezzi a disposizione, lo fa con coraggio ed entusiasmo e forse con la consapevolezza che se le cose non le affronta in prima persona nessun altro ci penserà.

Penso agli studenti, i nostri giovani, cui abbiamo (lo dico in termini generazionali) distrutto il futuro, impedito di immaginare, di sognare. Questi studenti, che da mesi si stanno battendo senza sosta per difendere la scuola pubblica (pur consapevoli che quella attuale non è la migliore possibile), hanno capito che è indispensabile il ruolo pubblico della scuola per garantire a tutti la possibilità di studiare. Questo è uno spiraglio di ottimismo. Si sa poco o troppo poco della lotta degli studenti; purtroppo giornali e TV si sono accorti di loro solo quando alla manifestazione di protesta di Roma ci sono stati degli scontri, ed è (forse volutamente) rimasto in secondo piano il fatto che le migliaia di ragazzi erano in piazza in maniera pacifica per difendere il loro futuro e che lo facevano da mesi nel disinteresse più totale sia della stampa che delle maggiori forze politiche.

Penso ai lavoratori della Fiom; anche in questo caso dobbiamo notare un cambio di tendenza sull’estremo individualismo. A Pomigliano come a Mirafiori, i lavoratori hanno intrapreso una battaglia, lo hanno fatto sulla loro pelle, per difendere i diritti di tutti i lavoratori, per difendere il dettato costituzionale, un grande gesto di generosità nei confronti non solo dei lavoratori, ma nei confronti del nostro Paese, mai come ora così avvilito.

Penso alla grande mobilitazione del popolo dell’acqua pubblica. È stata sbalorditiva la partecipazione attiva per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, che ha raggiunto un milione e mezzo di firme. Anche questo un gesto a favore della collettività.

E per ultimo, ma solo in ordine cronologico, la grandiosa e civile manifestazione delle donne di domenica scorsa.

Insomma la parte nobile del nostro Paese non dorme, non si accontenta, non si arrende.

Ma in tutta questa storia manca un soggetto, un protagonista: è la politica. I partiti politici sembrano annichiliti da un verso, e totalmente asserviti al capo-padrone dall’altro, purtroppo in questi ambienti l’individualismo è ancora la norma. I Partiti non sono in grado di governare l’emergenza mentre la crisi diffusa e pesante strozza i più deboli. Gli interessi sono altri, il bene comune non è all’ODG.

Viviamo un particolare momento in Italia, di scarsa democrazia, mai così eticamente in basso. Forse non è un caso che il nostro neonato Partito stia calamitando importanti consensi proprio ora. Merito di Nichi Vendola, certo, che da grande e schietto comunicatore racconta in maniera chiara agli italiani la realtà delle cose, senza fraintendimenti. Ma penso anche che molti italiani abbiano bisogno di una componente politica credibile che comprenda gli stravolgimenti in atto e che sappia trovare una soluzione.

Penso sia questa la molla che progressivamente sta dando luogo al crescente avvicinamento di tante persone al nostro Partito. Il desiderio di una forza politica nuova che sappia governare e che non si accontenta di frequentare le stanze del potere. Una forza politica che non intende utilizzare le vecchie logiche di Partito, ma che vuole effettivamente contribuire al cambiamento in meglio del Paese, cercando quanto più possibile di attuare una politica “dal basso”.

Le persone vogliono un cambio di rotta, sperano in una forza politica che realmente si spogli delle vecchie pratiche politiciste. Cercano un Partito coerente, che metta in pratica le cose che propone. Non è facile.

Sinistra Ecologia Libertà sta andando verso questa strada, cerchiamo di non prendere scorciatoie e vorremmo entrare in comunicazione con la parte migliore del Paese. Ciò significa che questo partito è aperto, che non contano solo le tessere (ovviamente anch'esse importanti) ma che si cercherà di interagire con la parte attiva della società: movimenti, organizzazioni, centri sociali, singoli cittadini.....insomma tutti coloro che sentono di dover mettere in discussione il sistema attuale per poter suggerire idee nuove che ci possano aiutare a superare il guado.

Anche nelle Marche c’è questo orientamento: riguardo il voler rifiutare vecchie logiche partitiche, lo dimostra la netta e chiara presa di posizione di SEL alle recenti elezioni regionali. Non facciamo parte del laboratorio Marche, così è stato denominato, anche se sarebbe meglio dire “l’anomalia marchigiana”. Insomma credo che faccia ormai parte del passato la visione che per cambiare le cose, occorre stare ad ogni costo in alleanze che contrastano con la nostra idea di governo. Alle persone non interessano le alchimie politiche, di chi vorrebbe tutti nello stesso calderone, una sorta di grande ammucchiata che non dà speranza né governabilità, ma solo mantenimento del potere. Il berlusconismo si batte culturalmente, non con improbabili alleanze basate solo su calcoli numerici. Le persone vogliono concretezza, sono state scottate troppe volte. La sinistra peraltro è stata spazzata via proprio per aver ceduto ai cartelli elettorali.

Noi miriamo ad altri orizzonti, primo tra tutti quello di cambiare lo stile della politica con gli strumenti della partecipazione e della coerenza. La partecipazione la pretendiamo seriamente; a livello provinciale lo dimostra la nascita dei Forum tematici che stanno raccogliendo le competenze e le disponibilità di persone iscritte e non iscritte al partito, un tavolo di confronto e studio che ha lo scopo di costruire una piattaforma programmatica ed amministrativa con la democrazia dal basso.

Vogliamo un Paese migliore, abbiamo detto. Vogliamo riavvicinare la politica alle persone, vogliamo un cambiamento culturale della società. La società, che come scriveva il Poeta Recanatese, è il mezzo principale per sconfiggere la nullità delle cose e i difetti dell’individualismo.

La società che noi dobbiamo contribuire a cambiare.
Claudio Paolinelli




giovedì 6 gennaio 2011

PERCHE’ STARE CON LA FIOM

Ancora una volta la Fiom, si carica sulle spalle la responsabilità di difendere le regole democratiche in questo Paese, lo fa sottoponendosi a critiche che gli provengono non solo dalla dirigenza della Fiat, ma anche e soprattutto dalle altre sigle sindacali, da parte della stessa CGIL, da molte forze politiche. Una lotta per la democrazia che non è una semplice tutela dei diritti di una parte di lavoratori, quelli metalmeccanici, ma una lotta che tenta di mettere un argine allo straripante tentativo di annullare molti dei diritti ottenuti dai lavoratori e che pregiudicheranno la qualità della vita dei lavoratori stessi, anche in termini di sicurezza.

Solo, pochi mesi fa, a Pomigliano, la Fiat con Marchionne riuscì a strappare ai lavoratori un SI sul referendum, che in realtà era un vero e proprio ricatto occupazionale. Sul tavolo nuovi investimenti in cambio di eliminare alcuni diritti fondamentali. A parte la FIOM che si oppose, le altre forze sindacali giustificarono questo grave atto, per le mutate condizioni economiche, colpa della crisi del settore, il bisogno di ristrutturare l’azienda. Molti minimizzarono, tra questi anche alcuni partiti politici, la richiesta della Fiat la consideravano come un fatto straordinario, una eccezione che i lavoratori potevano accettare, che questa modalità era fine a se stessa e riguardava solo Pomigliano, insomma il male minore di fronte alla perdita del posto del lavoro.

I lavoratori di Pomigliano affrontarono con grande dignità quel referendum, una scelta che cambiava loro il futuro, ed in molti risposero di NO. Sono stati coraggiosi e generosi, e tutti i lavoratori italiani dovranno ringraziarli a lungo.

Passano solo pochi mesi e il metodo Marchionne riappare con tutta la sua drammaticità, e con una maggiore veemenza. Ora anche Mirafiori si trova a fare i conti con il terribile ricatto occupazionale: “ volete lavorare o volete che trasferiamo la produzione delle auto all’estero?”. Stavolta se possibile le condizioni sono peggiori di Pomigliano, stavolta si stravolgono le regole contrattuali, si escludono dalle trattative aziendali le sigle sindacali (FIOM) che non firmano gli accordi.

Sembrerebbe un problema esclusivo dei lavoratori del settore metalmeccanico, dei lavoratori della Fiat, ma non è così. Questi attacchi frontali da parte della maggiore azienda industriale del Paese, aprono la strada ad ulteriori limitazioni dei diritti anche negli altri settori. La tentazione di emulare Marchionne è forte anche da parte di altri manager. Dirigenti sparsi nelle aziende italiane si atteggiano ed addirittura si vestono come Marchionne, con il reale rischio che questi cloni “dell’UOMO DELL’ANNO” , con capacità intellettive e manageriali spesso infinatamente inferiori del loro idolo, faranno della deregulation una bandiera, spingendo nell’angolo (licenziare) chi oserà protestare. I lavoratori delle piccole imprese, quelle del commercio ad esempio, quelli meno tutelati sindacalmente pagheranno un prezzo molto alto per lo sdoganamento messo in atto da Marchionne, con l’approvazione di questo Governo e purtroppo della quasi totalità delle forze politiche e sindacali.

L’Italia dopo il berlusconismo ora si appresta a vivere e subire il marchionnismo.

Basta andare nei posti di lavoro per respirare l’aria che tira. La crisi giustifica tutto, i licenziamenti sono una procedura normale per abbattere i costi, la precarietà è diventata la regola, gli orari di lavoro aumentano, si lavora nei festivi, spesso gli straordinari nemmeno vengono pagati ma conteggiati nelle banche ore.

Ecco, questo mi sembra un buon motivo per sostenere la lotta della FIOM, del suo segretario Landini, dei coraggiosi lavoratori metalmeccanici. Ecco perché il 28 gennaio bisogna andare in piazza per lo sciopero generale indetto dalla FIOM.

mercoledì 5 gennaio 2011

BRANDONI: SE LO RICONOSCI LO EVITI


A chi gli critica i mega manifesti con la sua faccia serafica, in bella mostra sui muri cittadini, per gli auguri alla città di buon Natale, il sindaco risponde che è il suo modo per farsi riconoscere. Dice che questo è solo l'inizio della campagna elettorale per la sua riconferma, che ne vedremo delle belle, che in futuro sarà ovunque.

Le elezioni amministrative non sono proprio dietro l'angolo, e questa precoce attività di marketing, che immagino avrà un costo economico, stride un pò con la situazione di recessione e di crisi che vivono le famiglie anche a Falconara. 

Qualcuno dovrebbe spiegare al "nostro" sindaco che esistono altri modi per stare vicino alla gente e che non è assolutamente sufficiente apporre il suo nome su una targa di commerazione per restare nei cuori delle persone. 



Ad ogni modo, visto che Brandoni ama farsi riconoscere, io vorrei ricordarlo per quello che ha fatto, che farà ed anche per quello che non fà.

Intanto vorrei affiancare la firma ed il volto del sindaco per questo bel laghetto che si è formato in Via Roma, nel bel mezzo di un parcheggio. Per quel parcheggio, per inciso, i residenti pagano una tassa. Purtroppo la portata del laghetto sta diminuendo, ma sono settimane che non piove. Invito i turisti ed i curiosi a visitare questa bellezza cittadina dopo una giornata di pioggia.


mercoledì 15 dicembre 2010

LO SCERIFFO E I BIVACCHI

Prendo spunto da un articolo di giornale uscito oggi sul Resto del Carlino cronaca di Falconara Marittima.

Il titolo è: NON SONO SCERIFFO, MA BASTA BIVACCHI. A parlare è naturalmente il sindaco di Falconara Goffredo Brandoni, soprannominato sceriffo, per alcune sue iniziative sugli immigrati e contro i senzacasa che frequentano la città.

L'articolo è stato stimolato da un paio di episodi di microcriminalità accaduti nei giorni scorsi.

Il sindaco dichiara, riferendosi alla presenza di alcuni romeni che da un pò di tempo dormono in rifugi di fortuna e spesso all'aperto o nei pressi della stazione: "... non posso tollerare che nella città che amministro, vi siano persone che bivaccano negli spazi pubblici e facciano i bisogni nelle piazze...".

Nell'articolo c'è anche una dichiarazione del figlio di una donna scippata alcune sere fa, a cui va tutta la mia solidarietà. L'uomo dice che ci sarebbe bisogno di maggiore solidarietà, al momento dello scippo alla mamma infatti, le persone vicine non sono intervenute per aiutarla. Lamentandosi poi per la scarsa illuminazione del quartiere, afferma che ci vorrebbero Leggi più severe anche per quei comunitari (riferendosi ai Rom immagino) che vivono di espedienti.

L'articolo non spiega se gli scippi dei giorni scorsi siano opera di Rom, forse nemmeno i Carabinieri ne hanno la certezza, forse ci sono degli indizi, e se è comprensibile l'amarezza delle vittime, meno comprensibile è l'atteggiamento del Sindaco, che non riuscendo a gestire la situazione, se la prende con chi bivacca nella città.

In questi giorni sto leggendo un libro molto interessante, si intitola "nonostante il Vaticano", il libro parla di preti che vivendo accanto a chi soffre evidenziano le ipocrisie della Chiesa. Un Capitolo è dedicato a Don Tonino Bello e in particolare l'autore si sofferma su un manifesto che il Vescovo Don Tonino fece affiggere a Molfetta. Il manifesto si intitolava AI CREDENTI PERCHE' AMINO E AI POVERI PERCHE' SPERINO.

In queste freddissime giornate d'inverno con la neve che imbianca i tetti e le strade della città ed anche i rifugi dove bivaccano i senzacasa, le parole di Don Tonino sono più che mai attuali.

Per questo motivo trascrivo il testo di quel manifesto che era stato affisso dopo lo sfratto forzato subito da molte famiglie. Chissà vicino al Natale forse il cuore dei cristiani di questa città si potrà aprire alla solidarietà.

" Non c'è crisi di alloggi, c'è crisi d'amore. A Molfetta le case ci sono, da sole potrebbero bastare per coprire l'emergenza. E basterebbero di fatto se a una mentalità mercantilistica subentrasse una mentalità evangelica. Se al tornaconto si sostituisse l'accoglienza [...]. Diciamo soltanto che in questo drammaticissimo momento il problema della casa non si risolve solo con progetti edilizi: si risolve con i progetti di vita. Un suggerimento? Eccolo: i cristiani aprano le loro case sfitte. Le congregazioni religiose facciano spazio ai senzatetto. Le Parrocchie si mobilitino nell'aiuto agli ultimi. Per i poveri anche una sagrestia può bastare! Solo allora potremmo protestare in piazza. E lo faremo se i pubblici amministartori, con ritardi colpevoli e con logiche clientelari, penalizzeranno la povera gente".

sabato 4 dicembre 2010

L'ARIA DEL SINDACO

Da qualche giorno, forse per effetto della direzione dei venti, l'aria di Falconara è miscelata con un forte odore tipico della raffineria. Una puzza costante che rimane a lungo nel naso, e posso immaginare anche nei polmoni. Chi non abita nei pressi di una raffineria non può immaginare quanto sia fastidioso ed impregnante questo odore.

E pensare che in città normali, il vento ed il freddo pungente di questi giorni, di solito la pulisce l'aria, la rende più leggera, respirabile. Da noi invece accade il contrario, ed è strano che gli amministratori non se ne accorgano. Del resto sono appena stati protagonisti del workshop organizzato dall'Api, un evento creato per enfatizzare gli effetti positivi che quell'industria produce sul territorio.

Proprio oggi ad Ancona ci sarà una manifestazione regionale a sostegno dei referendum per l'acqua pubblica perchè è un Bene Comune da tutelare. Quindi strenua difesa dell'acqua,  che come l'aria, è un elemento essenziale per la sopravvivenza degli esseri umani. 

Spesso per sottolineare la pubblica funzione dell'acqua si usa un termine scherzoso: "l'acqua del sindaco", questo per sottolinearne anche la sua buona qualità che è garantita dal sindaco. 
Potremmo usare lo stesso criterio anche per l'aria? L'aria del sindaco? Garantisce lui sulla qualità dell'aria che respiriamo. Che dite è il caso di ringraziarlo?