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E' accaduto che alcune persone, una volta spiegate le motivazioni della raccolta delle firme, abbiano espresso contrarietà all'iniziativa, non tanto perchè contrari sulla funzione sociale e di sostegno della Legge, ma per il timore che l'iniziativa potesse in qualche modo favorire anche gli immigrati. Non sono mancate esclamazioni pesanti su queste persone, fatte in maniera generica. Affermazioni del tipo: "che tornino a casa loro", "sono tutti fannulloni", "le case e il lavoro prima agli italiani" ecc.
Tutte frasi che conosciamo già, ma in
questo caso le ho ascoltate da persone che dicono di essere di
sinistra e che hanno iniziato il discorso con la canonica frase:
"premetto che non sono razzista".
Forti di questa preoccupazione,
nonostante conoscano in prima persona il problema della precarietà e
della crisi del lavoro, nonostante abbiano in famiglia figli e nipoti
precari o disoccupati, hanno rifiutato di firmare le proposta di
Legge. In pratica piuttosto che "rischiare" che lo Stato
possa concedere un diritto agli immigrati, preferiscono non
concederlo nemmeno ai loro figli, nipoti e a loro stessi. A proposito
si potrebbe citare un famoso detto popolare, ma non lo citerò
perchè credo sia ben conosciuto.
Come chiamare questo atteggiamento? Io direi razzismo. Non quello istintivo, quello scaturito dalla paura per il diverso. Quello è un tipo di razzismo che il tempo, la conoscenza e la cultura può provare a smussare, anche se con difficoltà. A mio modo di vedere questo è un razzismo con motivazioni molto più complesse e pericolose per la società e la civile convivenza. Questo è un razzismo consapevole dietro al quale c'è la rabbia sociale causata dalla perdita di certezze acquisite (lavoro, sicurezza economica). Un razzismo consapevole che dalla paura per un futuro incerto, individua un falso obiettivo per scaricare la responsabilità dello status quo. Un razzismo che cresce con l'aumentare della precarietà, con il degrado sociale, un razzismo alimentato da decenni di campagne mediatiche tutte basate sull'individualismo.
Ai nostri figli cresciuti con pane e televisione è stato inoculato un "vaccino culturale" che impedisce loro di pensare in funzione collettiva. La competizione, l'egoismo, diventano le "qualità" per poter sopravvivere al mercato della vita. La condivisione e la solidarietà sono invece considerati fardelli opprimenti, che impediscono il successo e la "felicità", ed in questa fase di particolare austerità il campo è particolarmente fertile, soprattutto nei suburbi, nelle periferie, una guerra tra poveri a contendersi un tozzo di pane come dei cani randagi. Con questo clima a guadagnarci però non è la colletività ma nemmeno il singolo, l'individualista che con lo scudo del razzismo crede di poter sovrastare il più debole. Ho parlato finora di immigrati, ma ovviamente il razzismo consapevole non si ferma ai confini geografici, nè al colore della pelle, al contrario colpisce ogni parte di società che scopre una debolezza. Quindi l'accanimento si abbate sui clochard, sugli omosessuali, sulle donne, esattamente come è sempre accaduto in passato, in America con gli afroamericani, in Germania con gli ebrei, gli zingari, i disabili. Noi tendiamo a dimenticare, ma questa forma di razzismo ha colpito anche gli italiani che sopportarono trattamenti bestiali quando furono costretti dalla grande miseria che affamava l'Italia ad emigrare negli Stati Uniti, nel nord Europa, ma anche solo dal sud d'Italia al nord.
Quindi il razzismo come strumento
difensivo. In realtà però questa guerra al diverso e al più debole
non porta alcun beneficio. E' una guerra ordita da chi ha interesse a
che nel mondo prevalga l'egoismo, alla solidarietà, l'individualismo
alla collettività, perchè si sa è molto più facile governare
quando il popolo è diviso .
Divide et impera, una strategia che
impedisce alle persone di coalizzarsi per mettere in discussione il
potere dominante, vero responsabile delle iniquità mondiali e quindi
anche della attuale situazione di estrema incertezza sociale del
nostro Paese. Potere dominante che plasma la cultura delle persone,
portandole in conflitti in cui non ci sarà un vincitore se non il
potere stesso.
Immagine tratta da: http://www.immigra.it/es
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