venerdì 30 marzo 2012

LA PRESENTAZIONE DELL'INDAGINE EPIDEMIOLOGICA A FALCONARA

Falconara è un vero e proprio laboratorio, sarà a causa dei mille problemi che la caratterizzano, ma non credo che qualcuno possa smentire il fatto che da Falconara nascono le migliori esperienze di democrazia partecipativa. A Falconara ci sono Associazioni, Comitati, Movimenti che riescono a supplire alle disattenzioni, ma sarebbe meglio dire carenze delle Istituzioni.

Ieri sera al Cinema Excelsior i cittadini falconaresi, grazie allo straordinario impegno di alcuni ostinati componenti di queste associazioni,  hanno potuto conoscere i risultati di uno studio epidemiologico che ha interessato il territorio che circonda la raffineria API.

E' singolare che quella presentazione l'abbia dovuta organizzare un gruppo di cittadini e non l'Amministrazione comunale o la Regione Marche che quello studio ha finanziato, se non altro per giustificarne il costo economico per la colletività. Sarebbe da indignarsi, ma chi abita a Falconara sa bene che quando c'è di mezzo la raffineria, le notizie scompaiono, le Istituzioni balbettano, quindi magari indignazione sì, ma nessuna sorpresa.

Chi segue la vicenda da molto tempo non si è certo stupito che i giornali non abbiano dato nessun risalto all'iniziativa e che i rappresentanti della Regione e della Provincia, seppur invitati, fossero assenti. Peccato, perchè a parte loro, la sala del cinema era gremita di persone. A dire il vero il sindaco Brandoni di Falconara era presente, ma stavolta non poteva certo ignorare l'importanza dell'iniziativa. Infatti a relazionare l'indagine epidemiologica presso la popolazione di Falconara e territori limitrofi, c'erano il Dott. Andrea Micheli dell' ISTITUTO NAZIONALE dei TUMORI Fondazione IRCCS - Milano  (Direttore dell’Indagine) e il Dott. Mauro Mariottini (Dip. Epidemiologia ARPAM).

I dati hanno purtroppo confermato i sospetti, ovvero, nel raggio di 4 chilometridalla raffineria Api i casi di mortalità hanno una percentuale maggiore di altri luoghi. I più esposti risultano le persone (donne e anziani) che per abitudini di vita stazionano per lunghi periodi continuativi in città.

Durante la relazione è emerso che la direzione della raffineria non ha collaborato fattivamente alla stesura dell'indagine, anzi in occasione di altri studi, stavolta riguardanti le salute dei lavoratori, è stato detto che c'è stata una totale chiusura nel fornire informazioni.

Tra le tante cose ascoltate ieri, questa è una di quelle che mi ha preoccupato di più. Come è possibile che un'azienda non collabori a studi a difesa della salute dei lavoratori, e soprattutto come è possibile che i sindacati non abbiano preteso l'eleborazione di statistiche che potrebbero salvare la vita o evitare malattie pericolose. Come è  possibile che nonostante gli innumerevoli protocolli d'intesa, le Istituzioni non abbiano compreso l'importanza di inserire tra gli accordi anche quello del monitoraggio dei lavoratori e della popolazione.

I dati dello studio sono pubblici e credo che nessuno abbia intenzione di sminuirli e delegittimarli, come è stato fatto in passato.

Arrivati a questo punto, conoscendo le cause e gli effetti non resta altro che pressare le istituzioni affinchè si attivino tutte le azioni allo scopo di eliminare le cause, monitorare gli effetti che purtroppo continueranno negli anni futuri, e combattere le malattie con la prevenzione e con il miglioramento dell'ambiente circostante Falconara. Prevenzione e monitoraggi che ovviamente non possono dipendere dalla raffineria ma che debbono essere eseguiti da organismi completamente autonomi, scientificamente ed economicamente.


      

mercoledì 29 febbraio 2012

NEW DEAL

Si fanno i primi bilanci dopo i 100 giorni del Governo Monti dentro una crisi che riporta alla memoria la grande depressione americana del 1929.

Si sono cercati parallelismi con la crisi che ha messo in ginocchio gli Usa. Anche il Presidente Napolitano ha fatto riferimento a quel periodo storico in varie occasioni, auspicando una sorta di New Deal italiano, quindi accostando il professore bocconiano alla figura di Franklin Delano Roosevelt, il presidente americano che con le sue riforme riuscì a rimettere in piedi un Paese allo stremo: Più di 13 milioni di disoccupati, di cui 1 milione solo a New York, 350.000 ragazzi americani avevano abbandonato la scuola e 20.000 laureati erano alla vana ricerca di un lavoro. Enormi profitti industriali erano concentrati nelle mani di una ristretta cerchia di persone, la gran massa dei consumatori aveva, invece, redditi modesti e quindi un potere d'acquisto che non poteva reggere il ritmo produttivo; la sfrenata speculazione finanziaria aveva distolto la Borsa dalla sua normale funzione equilibratrice” (cfr. Biografia).

Ma a parte la situazione di crisi drammatica, c’è qualcosa che accomuna Monti al Presidente Roosevelt?

Non mi sembra eccessivo affermare che Roosevelt “statalizzo’ ” i settori più importanti a partire dalle Banche, responsabili di speculazioni finanziarie fuori da ogni controllo, con una sorta di commissariamento federale.

Roosevelt nei primi 100 giorni di Governo, fece approvare la Legge che imponeva ad ogni azienda un codice di disciplina produttiva limitando la sovrapproduzione, rinunciando al lavoro nero e a quello minorile. La legge prevedeva inoltre dei minimi salariali e sempre in ambito del lavoro fece approvare la Legge che sanciva il diritto di sciopero e della contrattazione collettiva. Instituì il Welfare.

Roosevelt intraprese anche una riforma del sistema fiscale, aumentando le aliquote per i contribuenti più ricchi. Diede vita a riforme agricole distribuendo contributi agli agricoltori, l’economia americana ripartì grazie a opere pubbliche gestite da agenzie governative.

Da semplice osservatore e lettore (amatoriale) di fatti storici mi sembra che il paragone sia al momento improponibile. I primi 100 giorni del Governo Monti sono stati impiegati per dare garanzie alle banche centrali europee e mondiali. Operando quindi tagli strutturali, aumenti di tasse e servizi, oltre al taglio senza precedenti ai diritti dei lavoratori con maggiore precarietà e flessibilità. Alle “statalizzazioni” di Roosevelt, Monti risponde con le privatizzazioni anche di settori strategici dello Stato.

Da profano non mi sembra di vedere nulla della politica di Roosevelt nelle operazioni di Monti.

Inoltre c’è anche un altro particolare che differenzia nettamente Monti da Roosevelt: Il presidente americano diede vita alle riforme ed avvio la politica del New Deal solo dopo aver vinto le elezioni presidenziali del 1932 conquistando 23 milioni di consensi pari al 57% dei voti. La sua popolarità gli permise in seguito di essere rieletto per ben altre tre volte. Monti invece non ha nessun mandato popolare, non è stato eletto da nessuno, quindi non deve rendere conto a nessuno. Una bella differenza mi sembra.

E pensare che circolano voci di un rinvio delle elezioni politiche del 2013 per permettere a Monti di continuare senza alcuna legittimità popolare.




  

venerdì 24 febbraio 2012

CHI SI LODA...

Esattamente 20 giorni fà, scrivevo su questo blog un post in cui annotavo la autoreferenzialità di questa amministrazione comunale. Le mie considerazione terminavano così:
..."Ecco forse spiegato il motivo di quel pianoforte in consiglio comunale: questa è gente che se la canta e se la suona. Naturalmente lo spartito non prevede improvvisazioni, solo note stonate scritte da un direttore d'orchestra sordo. Ai suonatori però il pianoforte non serve, loro sono solo dei suonatori del piffero"...

Ieri i cittadini falconaresi non hanno potuto fare a meno di vedere un altro mega manifesto in perfetto stile "propaganda sindaco" con cui un anonimo cittadino ha sentito di ringraziare il "nostro" Brandoni.
Un manifesto eccessivo, forse un ringraziamento per la gestione dell'abbondante nevicata. Cosa peraltro dovuta da parte di ogni amministratore.

A pensare male (sono malizioso) il manifesto arriva proprio in un momento di difficoltà del sindaco, forse vuole cercare di far dimenticare le magagne, di nascondere la pessima gestione dei senzatetto durante l'emergenza freddo.

Certo è che non si può certo impedire ad cittadino di spendere svariate centinaia di euro per ringraziare l'amato sindaco. Forse il danaroso cittadino avrebbe potuto impiegare i soldi del manifesto per iniziative a favore della città, ma tant'è.
Sempre che il manifesto, naturalmente, lo abbia fatto affiggere un semplice, riconoscente cittadino anonimo e non un qualche suonatore del piffero.   

venerdì 17 febbraio 2012

E’ PRIMAVERA!!

Dopo la bufera di neve che ha paralizzato l’Italia per quindici giorni, a Falconara da lunedì sarà primavera. Con decisione unanime l’amministrazione comunale ha deciso che dal prossimo lunedì mattina non sarà più freddo, facendo decadere l’emergenza freddo, e i senza tetto potranno così tornare tranquillamente a dormire all’aperto. Peccato che il termometro anche la notte scorsa abbia segnato temperature molto al di sotto dello zero.
Naturalmente nessuno può chiedere all’amministrazione di farsi carico così all’improvviso della sorte di quelle persone, che per varie ragioni vivono in condizioni di estrema indigenza. Povertà, questa è la parola esatta. Ma da una Amministrazione responsabile ci si attende almeno una programmazione, delle idee o anche delle semplici intenzioni, invece da lunedì si azzera tutto, lasciando aperto solo un tavolo di discussione con le associazioni di volontariato, che è già aperto da mesi e che non ha prodotto niente di buono finora, e che difficilmente produrrà alcunchè, non per incapacità delle associazioni, ma per l’evidente disinteresse da parte dei nostri amministratori, sindaco in testa, preoccupati che anche una sola idea prenda forma.
 Il problema infatti è che finora l’amministrazione comunale ha sempre evitato o ignorato il problema, o meglio ha cercato di risolverlo con azioni repressive usando metodi e terminologie di bassa lega che spesso sono sfociati in xenofobia.  E ora non vede l’ora di concludere questa esperienza, naturalmente senza una straccio di progetto di politiche dell’immigrazione.
C’è stato il tentativo da parte dell’amministrazione nei giorni scorsi, per voce di dirigenti e assessori, di provare a prendersi  il merito dell’operazione che ha permesso a una ventina di persone di dormire in un luogo riparato e caldo. Chi ha seguito da vicino, sa bene che il dormitorio è stato messo in funzione solo dopo le forti pressioni delle associazioni di volontariato e lasciatemelo dire, anche di SEL. Chi ha seguito  sa bene che la sala d’aspetto della stazione è stata aperta anche durante la notte, per accogliere i clochard, non su richiesta del Sindaco come gli era stato chiesto di fare, ma dalla protezione civile, e solo dopo una settimana dalla prima nevicata.
Da lunedì quindi i senza tetto tornano ad essere “invisibili”, invisibili ed allo stesso tempo fastidiosi quindi da tenere alla larga, lontano dalla vista dei benpensanti. Nonostante si sia dimostrato che con queste persone il dialogo è possibile.
 L’amministrazione ha evidenti problemi politici, è frenata da forti contrapposizioni interne che stanno incrinando la solidità della stessa maggioranza del consiglio comunale. Non è un caso che sulla questione il Consiglio comunale non discuta. I partiti che sostengono questa amministrazione (PDL- UDC) sono divisi tra quelli che temono di perdere una parte di consensi dell’elettorato cattolico, e quelli  dell’ala destra della coalizione, quella che strizza l’occhio a formazioni estremiste, e che ne condivide gli slogan razzisti.  
Lunedì dunque sarà primavera, la neve si scioglierà al sole, le coscienze saranno in parte lavate, il silenzio aiuterà a dimenticare, l’importante che gli ultimi restino ultimi.    

sabato 11 febbraio 2012

...SCARPE ROTTE EPPUR BISOGNA ANDAR

Il freddo pungente di questi giorni le violente nevicate, hanno in qualche modo attutito i rumori, gli scricchiolii di una crisi economica che in maniera inesorabile sta stringendo milioni di persone, proprio come il gelo di queste giornate.

Le notizie dalla Grecia forse non sono bene interpretate dall'opinione pubblica. Sento discorsi in giro, tra le persone comuni, che tendono a minimizzare la situazione, si tende a non credere che anche l'Italia è ad un passo dal fallimento. Con incoscienza, quasi come se si assistesse ad un film, molti credono che alla fine arriverà la 7° cavalleria a salvarci.

Invece temo che la realtà sia un'altra, il "film" sta prendendo una piega che esclude il lieto fine.
Quando si parla di austerity, forse a qualcuno tornano in mente quelle settimane degli anni 70 in cui nelle città, a causa della crisi energetica, per alcune settimane le strade erano sgombre dal traffico di automobili, si girava tutti in bici, Un periodo a ricordarlo ora che può sembrare quasi romantico.

Ma ora la parola Austerity assume tutt'altro significato. L'austerità colpisce direttamente le persone, le famiglie, non sarà il traffico ad essere penalizzato, sarà il lavoro. La percentuale di disoccupazione cresce in maniera paurosa. Aumenta il numero dei poveri, dei senza tetto, delle persone che hanno perso tutto: lavoro, casa, salute. La classe media, quella degli impiegati, quelli del "posto sicuro" vede alle porte una seria minaccia al tenore di vita.
I consumi sono ridotti al minimo, non c'è certezza nemmeno del denaro nei depositi in banca. Le restrizioni sui prelievi dovrebbero in qualche modo insospettire.

Ci troviamo nella condizione di vivere dal vero quella storiella della rana e della pentola d'acqua.
La rana sguazza nell'acqua del pentolone che nel frattempo messo sul fuoco si riscalda. La rana non si preoccupa del tepore che mano a mano sente, non si rende conto che l'acqua da lì a breve diventerà sempre più calda, nuota tranquilla, fino a quando l'acqua non diventa bollente ma allora sarà troppo tardi. 

Il freddo, l'ondata di maltempo richiede molte energie per superare l'emergenza, alcuni si impegnano per aiutare i bisognosi, altri si limitano a godere della bellezza della neve, dei panorami imbiancati. Intanto però l'emergenza quella vera viene accantonata, le grida di aiuto dei nuovi poveri e disoccupati, sono ovattate  dalla neve (dai media). Anche la politica sembra aver ridotto le marce. Ma è un errore madornale. C'è bisogno di unire le forze per far emergere tutto il disagio sociale che si tende a tenere nascosto. C'è bisogno di solidarietà popolare e di lotta.

Un solo sindacato sembra aver capito il dramma a cui stiamo andando incontro, è la Fiom. Non lasciamola sola a combattere per tutti noi. Partecipiamo alla manifestazione del 18 febbraio, anche se è freddo e se c'è la neve: Fischia il vento, infuria la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar...

domenica 5 febbraio 2012

LA NEVE COPRE, MA QUANDO SI SCIOGLIE RIEMERGONO LE MAGAGNE

Dunque l'amministrazione comunale finalmente, dopo una settimana di totale indifferenza all'emergenza freddo, ha concesso alcune stanze per sistemare alcuni senzatetto in un locale adiacente gli uffici della polizia municipale.

Sia chiaro non è stata una iniziativa spontanea, ma una scelta obbligata dopo le decine di telefonate di protesta e di richiesta di intervento fatte da noi alla protezione civile e al responsabile comunale del piano di emergenza.

Il tempo delle polemiche e delle accuse, arriveranno con puntualità non appena le condizioni torneranno a livelli accettabili. Adesso la cosa importante è che quelle persone adesso stiano in posto riparato.

Non tutti i senza tetto hanno trovato un letto caldo, altre persone anche stanotte dormiranno all'addiaccio, ma i posti messi a disposizione si sono subito occupati, 25 persone 13 uomini e 12 donne, tutti della stessa nazionalità.

Sono andato a vedere stasera, insieme ad altre persone, la sistemazione e a salutare le persone. Sono tutti contenti di potersi riparare dal freddo sopportato finora nelle fatiscenti e pericolanti baracche. Gli uomini e le donne hanno due stanze separate e un unico bagno comune con un lavandino e una tazza, non c'è la doccia. Il bagno come si può immaginare è sempre occupato.

L'amministrazione comunale ha semplicemente messo a disposizione le stanze, ma non si occupa minimamente dell'assistenza e del presidio. Per tutto il periodo in cui i senzatetto pernotteranno lì, sarà cura dei volontari di cittadini che si sono attivati autonomamente, da stanotte due persone faranno il turno di controllo, altre due il pomeriggio. Nessuno dell'amministrazione comunale si occupa dell'organizzazione. Stasera infatti abbiamo portato un pasto caldo (pasta al pomodoro), il comune non ha predisposto nemmeno dei tavoli e delle sedie per mangiare, le persone hanno mangiato sulle brande.

Non c'è assistenza sanitaria, una giovane donna quando sono arrivato piangeva sdraiata sul letto a causa di forti dolori all'addome. Abbiamo chiamato il 118 ed ora la ragazza è al pronto soccorso accompagnata da due persone.

L'amministrazione comunale dimostra un'evidente fastidio nel dover "accogliere " queste persone, e dietro questa decisione ci sono alcuni punti non chiari. Primo tra tutti la mancanza di un'ordinanza del sindaco che ufficializzi e giustifichi la presenza di quelle persone nelle stanze della polizia municipale. Non sono chiare le responsabilità. Ritengo quindi che un documento ufficiale certifichi e preveda disposizioni, obblighi e responsabilità.

Fortunatamente le persone sembrano coscienti della situazione e mostrano senso di reponsabilità. Speriamo che tutto vada per il verso giusto.

Un ringraziamento a Carlo e Donato che stasera hanno inaugurato i turni di servizio e a quelli che continueranno il lavoro nei prossimi giorni.

L'emergenza freddo non è certamente finita, ci sono altre persone in città che dormono in posti improvvisati. la notte scorsa 8 persone hanno dormito nella sala d'aspetto della stazione fortunatamente rimasta aperta.

Continua la raccolta di indumenti, in particolare ora c'è bisogno di asciugamani, sapone, piatti, bicchieri, tovaglioli e posate di plastica, biancheria intima (soprattutto calzini di lana) e detersivi e materiale per la pulizia dei pavimenti. Si perchè l'amministrazione comunale non si cura nemmeno delle pulizie. Tocca ai volontari. Ma la neve è risaputo, copre tutto, ma quando si scioglie le magagne ricompaiono, ed allora sarà tempo di resoconti dettagliati.

venerdì 3 febbraio 2012

SUONATORI DEL PIFFERO

Mi sono domandato ieri l'altro a cosa servisse il pianoforte elettrico nel Consiglio comunale di Falconara. Ero andato a seguire i lavori  del Consiglio come faccio ogni tanto, mi interessava sentire direttamente le decisioni che l'amministrazione comunale aveva intrapreso per l'emergenza freddo e neve che era stata lanciata dalla protezione civile.

Appena entrato dunque, mi è saltato all'occhio la presenza del pianoforte e di alcune percussioni.

Devo dire che il sindaco e il suo vice non hanno deluso le aspettative, in senso negativo naturalmente. Infatti su richiesta specifica del capogruppo del PD che chiedeva se esisteva un piano di emergenza per i clochard in previsione del freddo, il sindaco Brandoni ha reagito seccamente e non ha inteso rispondere al quesito, passando la palla al vicesindaco il quale dopo un intervento di una decina di minuti con cui minuziosamente spiegava come si sarebbero comportati in caso di neve, evitava accuratamente di parlare di clochard, anzi non li ha mai nominati.

Il problema quindi per questa amministrazione comunale non esiste, evidenziando quindi la sua totale intolleranza e cinicità nei confronti di persone in difficoltà. E' chiaro, l'amministrazione comunale composta da PDL e UDC e FLI, ha evidenti atteggiamenti di conflitto nei confronti di queste persone. Lo avevamo già notato con la chiusura delle fontanelle pubbliche per impedirne l'uso ai clochard e con le tante azioni vessatorie nei loro confronti. Il sindaco soprattutto, che ha dimostrato un particolare astio nei confronti dei senza tetto e dei migranti in genere, anche con affermazioni pesantissime che prima o poi rivelerò.

Questa è un'amministrazione che è stata capace di  discutere strumentalmente per mesi la questione clochard, con le associazioni di volontariato proprio con lo scopo di non fare niente. Sono ormai mesi che si discute per individuare un luogo per accogliere i senzatetto almeno nei periodi di maggior freddo, ma ridicole giustificazioni bloccano ogni attività, ed infatti ancora oggi nulla è stato fatto.

Mi indigno, mi vergogno e prendo le distanze dall'operato del sindaco. Credo però che l'amministrazione sia da considerare responsabile per eventuali "drammi" che potranno capitare. Lo dico in anticipo, questa volta nessuno potrà dire giustificarsi dietro la frase fatta: è stata una disgrazia. Stavolta i responsabili avranno nomi e cognomi.

Il sindaco si atteggia a sceriffo e la sua maggioranza lo appoggia fermamente, questa è un'amministrazione che non ascolta, che non conosce il significato della parola "Partecipazione".

Ecco forse spiegato il motivo di quel pianoforte in consiglio comunale: questa è gente che se la canta e se la suona. Naturalmente lo spartito non prevede improvvisazioni, solo note stonate scritte da un direttore d'orchestra sordo. Ai suonatori però il pianoforte non serve, loro sono solo dei suonatori del piffero.     

mercoledì 1 febbraio 2012

EMERGENZA FREDDO FALCONARA

Siamo un gruppo di cittadini falconaresi preoccupati per le condizioni meteorologiche particolarmente avverse e per la salute delle persone che vivono in strada.

I prossimi giorni saranno particolarmente freddi, le previsioni annunciano temperature abbondantemente sotto lo zero.

Il freddo sarà insopportabile soprattutto per coloro i quali non hanno un luogo in cui ripararsi.

Facciamo appello ai cittadini falconaresi, contribuite concretamente per cercare di alleviare le difficoltà di chi vive senza un alloggio.

Cerchiamo volontari per la raccolta di indumenti e coperte. Chi è disponibile anche per poche ore e vuole contribuire può rispondere scrivendo a paolinelli.claudio@libero.it
 

clicca la pagina facebook
La sede operativa e quella di SEL in Via Flaminia, 578 Falconara M.

Orari per la raccolta del materiale:
2 febbraio dalle ore 17.30 alle 18.30
3 febbraio dalle ore 18.00 alle 19.00
4 febbraio dalle ore 10.00 alle 11.30


Per agevolare l'organizzazione di chi riceve la merce, vi chiedo di portare solo pantaloni, maglioni, giubbotti, cappelli, sciarpe guanti e coperte. Non siamo i grado di stoccare altro.

Indumenti usati ma in buono stato,

Ricordo che abbiamo bisogno anche di alcune persone disponibili a presidiare la sede per alcune ore anche nei prossimi mattina e/o pomeriggio.

N.B. La sede è solo un luogo operativo che è stato messo a disposizione. Non ci sono secondi fini di tipo politico o partitico

mercoledì 25 gennaio 2012

ALL'OMBRA DI UN NUOVO CENTRO COMMERCIALE

 Un altro centro commerciale.

Verrà costruito all'interno dell'area del comune di Camerata Picena, ma l'insediamento interesserà anche i comuni di Falconara e Chiaravalle. E' un vecchio progetto, che si va a sommare ai metri cubi di cemento già previsti per l'area leader della Quadrilatero, dove se mai riusciranno ad avviare i lavori è prevista un'area commerciale e direzionale (un'altra).

L'articolo di giornale riferisce una nota dell'amministrazione comunale di Falconara, dalla quale si evince che c'è piena condivisione di questo progetto, infatti la Giunta con la sua delibera “esprime parere favorevole, sottolineando come il centro commerciale abbia la potenzialità di creare piena occupazione”.

Questa notizia dovrebbe preoccupare molto la categoria dei commercianti falconaresi, i quali distratti da minimali “emergenze sicuritarie” perdono di vista le reali minacce alle loro attività.

Di un centro commerciale a due passi dalla città non se ne sente l'esigenza, anche perchè la zona è abbondantemente servita da tali strutture, ed ha la potenzialità (questa reale) di piegare l'economia già fragile dei commercianti locali.

A questo punto mi aspetto dai commercianti la stessa determinazione e collera che hanno dimostrato con la vicenda dei ROM, colpevoli, secondo loro, di allontanare la clientela e di provocare il degrado in città.

Credo che i commercianti e le associazioni di categoria con la stessa determinazione dovrebbero chiedere spiegazioni all'amministrazione comunale, perchè il parere favorevole espresso dal sindaco Brandoni e dalla sua Giunta sarà potenzialmente letale per le loro attività. Adesso si che sarebbero veramente utili le assemblee e le petizioni per coinvolgere l'intera popolazione, anche perchè la “piena occupazione” di cui accenna la Giunta comunale, come al solito è scritta sulla sabbia.

sabato 24 dicembre 2011

NATALE A FALCONARA

E' incredibile ma vero! Una festicciola organizzata dal Comune in piazza con animatori e musica a due giorni dal Natale, si è trasformata in set fotografico per la propaganda del sindaco a sostegno della sua pessima politica sicuritaria.

Ieri pomeriggio nel crocevia che collega la piazza alla stazione, a pochi passi dagli stand degli animatori, ecco posizionarsi una macchina dei carabinieri, con accanto cinque o sei militari dell'esercito in tuta mimetica.  Non c'è nessun motivo di ordine pubblico per quel dispiegamento, e in molti si  domandano perchè quella presenza improvvisa.

La risposta arriva pochi minuti dopo. Infatti ecco che sopraggiunge il sindaco Brandoni con al seguito un fotografo di un giornale locale e il suo entourage. Tutti in posa per la foto di rito, ma evidentemente le foto non erano sufficientemente esplicative, allora ecco che i carabinieri fermano due persone (un uomo con una fisarmonica ed una donna con una gonna lunga e colorata) per l'identificazione. E giù foto, con il sindaco raggiante per la dimostrazione del controllo del territorio. Sono state fermate due persone "a caso" nel mucchio, senza che nessuno abbia fatto niente. Solo per arricchire di personaggi la foto che sono certo il sindaco metterà tra le sue più care.

Di per se questo gesto è già sgradevole di suo, soprattutto nel contesto di una festa natalizia  organizzata per ridare un pò di vita al centro cittadino. Evidentemente il vero scopo della festa era ben altro: un palcoscenico  per la becera propaganda elettorale del sindaco sulle spalle di povera gente che suo malgrado è stata costretta a partecipare alla recita.

Ma non finisce qui. Il sindaco infatti, forse sovraeccitato dalla visione di persone in uniforme, mi si è avvicinato mentre guardavo sdegnato tutta la scena, e ad alta voce ha pronunciato una frase che evidenzia tutta la sua rozzezza e il basso profilo culturale. Una frase terribile che dalla bocca di un sindaco assume una gravità spropositata. Una frase irresponsabile che però lo qualifica per quello che è.

Accadono cose incredibili in questa città, degradata da persone che cercano disperatamente di nascondere i loro fallimenti con operazioni di facciata. Ricorderò quelle foto scattate ieri, le pose ammiccanti di chi si è prestato, le aggiungerò all'album dei ricordi di quest'annata infame.   

venerdì 23 dicembre 2011

AUGURI PER QUESTE "non" FESTE

Ce la stanno mettendo tutta. Si stanno impegnando molto e probabilmente riusciranno nel loro intento. Il potere finanziario, quello in mano ad un ristrettissimo numero di persone, sta erigendo un fortino per difendere gli enormi interessi economici e di potere. Un fortino che esclude e tiene alla larga la maggioranza delle persone, quel 99% che spesso viene evocato nelle manifestazioni delle piazze di tutto il mondo.

Il capitalismo è morto, ma come uno spirito maligno continua a fare danni smisurati. Il capitalismo è finito, ma c’è chi non se ne vuole fare una ragione. I Governi non si curano di salvare le persone, di limitarne le difficoltà. I Governi hanno l’unico obiettivo di dare ulteriore ossigeno ad un sistema che è miseramente fallito, e lo fanno con cinismo e smisurata violenza sui loro popoli.

Una tale situazione secondo questa logica richiede quindi interventi estremi, che scavalacano le democrazie dei Paesi, ed infatti anche in Italia la democrazia è sospesa con i Partiti politici che balbettano di fronte alla loro inadeguatezza e lasciano che i “tecnici” facciano il lavoro sporco, perché loro non sono stati capaci di affrontare e governare quei problemi.

L’aria è tesa come i nervi di molti di noi preoccupati per il futuro e per il presente. Ci si riscalda per un nonnulla, uno sguardo di troppo, uno sgarbo al parcheggio... sono tangibili i segnali di insofferenza, sempre più persone sentono il peso dell’esistenza. C’è un clima che potrebbe innescare un crescendo di intolleranza e di violenza. Stà prevalendo l’egoismo: messi alle strette ognuno tenta di difendersi come può. Ma non può essere questa la strada.

E se i Governi, invece di agire nell’interesse dei loro Popoli, si mettono dalla parte delle Banche e buttano tutti nella disperazione, noi abbiamo il dovere di non perdere la lucidità, dobbiamo comprendere che non è l’individualismo che ci salverà. Al contrario ci salveremo se troveremo la forza di solidarizzare, di unirci, di non lasciare solo nessuno, di consolidare la Democrazia, dobbiamo creare un fronte comune per contrastare le enormi disuguaglianze che il sistema capitalistico ha provocato e per pensare ad un mondo nuovo.

È il mio augurio per queste “NON” feste natalizie. Restiamo uniti, restiamo umani.

mercoledì 7 dicembre 2011

COMMERCIANTI CONTRO IL DEGRADO

Ho partecipato anche io, come tanti cittadini alla riunione organizzata dal sig. Pasquini per discutere le preoccupazioni dei commercianti di Falconara Marittima per il degrado in cui è caduta la città.

Quello che ho sentito in quella riunione mi lascia una profonda amarezza.  Da una parte, l'amministrazione comunale che continua imperterrita nella sua politica di tolleranza zero, anche se è ormai chiaro a tutti, e forse anche a loro, che è stata un fallimento totale e che non ha per nulla migliorato la situazione, anzi la percezione di insicurezza in questi tre anni e mezzo è sensibilmente peggiorata. Dall'altra un gruppo di commercianti che giustamente è preoccupato per l'affievolirsi degli affari in una città che è morta dal punto vista commerciale, ma anche sociale. 

Non voglio credere che i commercianti vogliano scaricare la responsabilità dei loro scarsi incassi agli immigrati e ad uno sparuto gruppo di nomadi che staziona da un pò di tempo in città. Non lo voglio credere perchè non voglio offendere la loro intelligenza. Perchè è evidente che il problema ha altre cause. 
La nostra è una città anomala. E' un non luogo. 
Tradizionalmente Falconara è sempre stata una città dormitorio. Una città che non ha attrative e i cittadini non hanno stimoli per andare a passeggiare in centro.
Quindi se i circa 27.000 abitanti non escono di casa o si spostano in altre città o centri commerciali per gli acquisti, ecco che alcune decine di immigrati che non hanno altro posto della piazza per incontrarsi, danno l'impressione di averla occupata, scippata ai falconaresi.

La nostra città paga pesantemente il fatto di essere una città industriale. La raffineria ha  bloccato lo sviluppo commerciale e turistico di Falconara che avrebbe potuto avere le stesse occasioni di Senigallia, tanto per fare un esempio. Vivere all'ombra della raffineria, in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo acuisce le problematiche. 

La città è sporca, sembra abbandonata a se stessa. Piazza Mazzini ad esempio: in un solo giorno di pioggia si trasforma in un lago e la pozzanghera di alcuni metri di diametro resta lì fino all'evaporazione dell'acqua per settimane. E' la piazza del centro città, dovrebbe essere una specie di salotto buono invece...

Alcuni commercianti che sono intervenuti alla riunione si sono lamentati perchè, a sentir loro,  i cittadini immigrati ottengono i permessi per aprire le attività commerciali troppo facilmente. Si lamentano che ci sono troppi negozi di Kebab. Il problema secondo me non sono i negozi di kebab o gli empori dei cinesi che aprono in città e che ottengono regolari permessi evidentemente perchè sono in regola con le Leggi, ci si dovrebbe preoccupare piuttosto per il fatto che i negozi "storici" della città chiudono, e chiudono perchè Falconara non offre niente ai cittadini. Su questo dovrebbero riflettere i commercianti, chiedere risposte al sindaco in tal senso. Altrimenti il legittimo grido d'allarme per la situazione di degrado della città, potrebbe essere scambiato come un pericoloso atteggiamento razzista, ed io sono convinto che la gran parte dei commercianti, come tanti cittadini, hanno sentimenti molto diversi e sicuramente molto più solidali di quelli dimostrati finora dall'amministrazione comunale.

Credevo che la riunione di lunedì scorso servisse per ottenere delle risposte da parte del Sindaco, avevo capito che i cittadini volevano sapere in che modo l'amministrazione avrebbe agito per risolvere il problema, ma nessun progetto, nessuna idea utile è uscita dalla bocca  del sindaco, al contrario ho sentito parole pericolose, irresponsabili e portatrici di ulteriori conflitti.
Avrei voluto sentire anche una parola di dissociazione per il rogo appiccato alle coperte dei Rom il giorno prima, ma nessuno ne ha sentito la necessità.

Credo che il problema del commercio non si risolverà facilmente se questi sono i presupposti.

In ultimo vorrei anche dire che i ripetuti articoli sui giornali in cui si racconta una città pericolosa da visitare, infestata da borseggiatori, e mendicanti, presidiata dai militari, non sono una buona pubblicità per le attività commerciali. Credo che per prima cosa occorra abbassare i toni e pretendere allo stesso tempo dal Sindaco delle politiche serie.  

mercoledì 23 novembre 2011

QUADRILATERO: L'INACCETTABILE SPRECO DEL TERRITORIO COMUNALE

La dichiarazione del consigliere Giacanella: "In ogni caso è chiaro che l’amministrazione e il PDL falconarese vigileranno affinché il progetto rappresenti una possibilità si sviluppo economico e sociale per la ns. comunità e non diventi un’inaccettabile spreco del territorio comunale" è fuorviante e non veritiera.
Infatti è noto che con l'adesione alla Quadrilatero l'amministrazione Comunale ha ceduto ogni potere in termini di controllo e valutazione delle opere che si realizzeranno sul territorio di Falconara e Chiaravalle. Nessuno avrà quindi la possibilità di vigilare o intervenire sul progetto, di cui rimane unico controllore la stessa società Quadrilatero.
E' assolutamente demagogico cercare di scrollarsi di dosso la responsabilità grave di aver creduto in quel progetto, e di averlo sostenuto in varie forme. Giacanella sa benissimo (spero) che l'area a ridosso di Castelferretti è stata ceduta su forti pressioni della Regione Marche e dietro sollecitazioni degli ideatori (il Governo Berlusconi) a totale discapito della comunità che in questo affare riceverà solo disagi.
Tutti e sottolineo tutti sapevano che il polo fieristico non sarebbe mai approdato a Falconara. Nonostante ciò, in maniera trasversale, compreso il PDL di Giacanella, si è deciso di approvare un progetto che ha di fatto depauperato le casse dell'amministrazione comunale e che, con la sua realizzazione, darà il colpo finale allo scempio urbanistico con una inutile cementificazione in una zona ad alto rischio di allagamenti.
A vigilare a questo punto spetta ai cittadini i quali giudicheranno le numerose pessime politiche dell'amministrazione Brandoni.

martedì 22 novembre 2011

PRIGIONIERI DELLE NOSTRE PAURE

La Giunta Brandoni, esaurito lo scintillio di luce riflessa che l'ormai sepolto Governo Berlusconi non è più in grado di irradiare, sprofonda nel buio della inadeguatezza. I cittadini iniziano a fare un bilancio delle cose fatte dall'amministrazione comunale di Falconara Marittima, iniziano a valutare l'operato del Sindaco e dei partiti che lo sostengono, e scoprono che in effetti ben poco è stato fatto per la città, e quel poco non è stato positivo.
Ricorderemo Brandoni come colui che ha svenduto la città alla raffineria, ma oggi mi voglio occupare di un tema caro alla destra falconarese, punto fondamentale del programma amministrativo: LA SICUREZZA.

Da alcuni giorni i giornali danno spazio a notizie relative all'emergenza sicurezza nella città. Per il sindaco il tema della sicurezza è stato fin dall'inizio del suo mandato una specie di fissazione maniacale, tanto che le azioni politiche hanno prodotto ordinanze ispirate alle amministrazioni leghiste del nord. In nome della sicurezza abbiamo visto abbattere baracche regolarmente censite, rincorrere bambini colpevoli semplicemente di provenire da Paesi miserevoli, sgomberare senzatetto da qualsiasi angolo della città perchè secondo il sindaco, tali visioni degradano la città, e infastidiscono i cittadini per bene. Per non parlare dei continui raid notturni nelle abitazioni dei cittadini immigrati, costretti nel pieno della notte a subire perquisizioni e controlli spesso immotivati.
Operazioni che hanno fatto guadagnare al sindaco il titolo di sceriffo.  

Nonostante non esistano a Falconara particolari problemi con le comunità di cittadini immigrati, le azioni messe in campo non hanno dato i frutti sperati, perchè i senzatetto, che come dice la parola stessa non hanno una casa in cui dormire, mangiare, lavarsi, continuano a dormire in strada. La percezione di insicurezza quindi non è diminuita, anzi proprio il continuo allarme lanciato dall'amministrazione comunale, ha contribuito ad amplificarla. Questo è un problema per Brandoni perchè dovrà ammettere prima o poi che la tolleranza zero non è la soluzione ma un fallimento.

Meglio sarebbe stato affrontare la questione con più modestia ascoltando le associazioni che operano in città e che argomentano le loro proposte dall'alto dell'esperienza diretta.

In questi giorni il sindaco di Milano Pisapia ha avviato una campagna di solidarietà per i senzatetto cercando di mitigarne le difficoltà in vista dell'imminente freddo invernale. La stessa cosa ha fatto l'assessore Frascaroli di Bologna oggi, dichiarando che il Comune garantirà assistenza a chiunque ne avrà bisogno anche se non in regola con i documenti, perchè per prima cosa vale il diritto di sopravvivenza.    

Il nostro sindaco invece non trova meglio da fare che alzare cancellate nei vicoli della città per impedire che queste persone possano trovare un rifugio per ripararsi dal freddo. Strade sbarrate da cancelli di ferro invece di spazi per affrontare le gelide nottate, sgomberi notturni invece di coperte e bevande calde.

 Con le sue politiche antisolidali, il sindaco imprigiona l'intera città dietro le sbarre dei cancelli che fa installare, alimenta la cultura della paura per il diverso.  Forse  Brandoni, oltre che per essere stato il sindaco che ha svenduto la città, lo ricorderemo anche per aver tentato di instillare il germe dell'intolleranza. Dipende da noi!     

domenica 6 novembre 2011

PER COLPA DI CHI

Rimaniamo sgomenti ogni volta che assistiamo alle tragiche e violente conseguenze del maltempo.

Le normali piogge stagionali si sono trasformate in torrentizie. L'evidente aumento delle precipitazioni alle nostre latitudini è causato dal riscaldamento climatico e dall'effetto serra. Un problema serio che i Governi non sembrano volersene interessare in maniera altrettanto seria.

Genova in questi giorni è una città ferita, la settimana scorsa è accaduta la stessa catastrofe in Toscana. La pioggia ha lasciato sul terreno morti, feriti, enormi danni alle cose. Subito gli amministratori si sono affrettati a dire che l'evento metereologico è stato imprevedibile, che la quantità d'acqua caduta in un giorno è superiore a quella prevista per mesi di precipitazioni. Potrebbe essere una verità questa, ma di certo non una giustificazione.

In questi casi si stenta a trovare i responsabili, ad individuare le cause. Perchè di responsabili è evidente che ce ne sono.

A Genova ad esempio: è ipocrita meravigliarsi se il torrente Fereggiano straripando invade un intero quartiere cittadino, quando tutti sanno che a quel torrente, per motivi urbanistici è stato modificato il percorso, cementificato il letto, addirittura interrato. Quel torrente passa sotto le case e le strade, in un letto ristretto, inadeguato a sopportare la portata dell'acqua durante la piena. E che dire delle urbanizzazioni selvagge che ogni amministrazione comunale approva, perchè è l'unico rapido strumento per il reperimento delle risorse economiche. Si fa cassa mettendo a rischio la vita delle persone. Non si tiene nella dovuta considerazione il dissesto idrogeologico, la morfologia dei nostri territori. La previsione degli eventi, la prevenzione e la mitigazione sono gli strumenti unici per impedire simili catastrofi. In questo stà la responsabilità delle persone.

Allora evitiamo di dire che a Genova c'è stato un evento imprevedibile, perchè era tutto prevedibile. Cerchiamo invece i responsabili. Chi ha progettato l'interramento del torrente Fereggiano, chi lo ha approvato, chi non lo ha impedito. E chi ha permesso di costruire, di cementificare interi territori a rischio di frana, case vicino gli argini dei fiumi. Chi ha ignorato le costruzioni abusive e anzi le ha premiate con i condoni. Vale per Genova ma nessun territorio è estraneo al problema.

Questi sono i responsabili, è facile darne un volto ed un nome. La responsabilità è di chi ci governa, ed è una responsabiltà grave che non dovrebbe restare impunita, ma in parte è responsabilità anche dei cittadini che non si interessano con la giusta importanza alla cosa pubblica, che la subiscono e basta.

Nemmeno Falconara Marittima naturalmente è esclusa dal problema. La sua conformazione, la sua collocazione in un'Area ad elevato rischio di incidenti ambientali, la sua densità della popolazione, dovrebbero far ragionare i suoi amministratori a considerare seriamente la sostenibilità e la tutela del territorio. Invece accade esattamente il contrario, la strategia è edificare, cementificare, in totale controtendenza con le reali esigenze e aspettattive dei cittadini. In questo caso però, i cittadini qui discutono, si indignano, protestano, costituiscono Comitati di quartiere. Proprio oggi ho assistito ad una manifestazione civile e partecipata di un gruppo di cittadini che hanno chiesto alla'amministrazione comunale di annullare la delibera che prevede la costruzione di un'altra serie di abitazioni, in una delle poche aree verdi ancora esistenti in città. Una protesta sacrosanta e di assoluto buon senso da sostenere e da far condividere al resto della città.    

domenica 23 ottobre 2011

FALCONARA HA BISOGNO DI PROPOSTE NON DI PROPAGANDA

Quanta demagogia da parte dell’amministrazione comunale di Falconara Marittima. A più di tre anni dall’insediamento, la Giunta di destra guidata dal sindaco Brandoni non riesce a far meglio che continuare ad elencare i danni e le responsabilità delle “passate amministrazioni” che pure ci sono state. L’iniziativa di ieri che ha aperto i cancelli dell’ex garage Fanesi, puzza di campagna elettorale. Ancora una volta l’amministrazione comunale non va oltre la sterile polemica, questa volta su un problema noto a tutti, senza tenere conto però che in questo momento la risoluzione del problema è di sua competenza.

Vorrei spazzare ogni dubbio. Personalmente sono sempre stato contrario alla trasformazione del garage in teatro per vari motivi. In primis per l’aspetto economico, ma anche per le difficoltà alla mobilità urbana che avrebbe causato. L’idea di costruire un teatro in città però non era così malsana. Falconara ha un deficit di spazi culturali ed il sindaco Carletti provò a creare un nuovo modo di vivere la città, ritenendolo importante per il risveglio sociale della nostra comunità. Naturalmente non si poteva sottavalutare in questa vicenda l’aspetto finanziario, la grande spesa e la “leggerezza” con cui si sono avviate spese per l’acquisto, quindi l’impossibilità di realizzare il progetto.

Ora però il problema è in mano a chi ha il dovere di amministrare la città, ed è singolare che ancora non esistano idee per l’ex garage Fanesi. La polemica è un strumento in uso a chi sta all’opposizione, da chi governa ci si aspetta la soluzione ai problemi, non altro.

Il Resto del Carlino nel suo articolo sull’apertura al cantiere incompiuto del Fanesi titola enfaticamente: “FANESI LA CARICA DEGLI INDIGNATI”. Per il valore che ha acquisito la parola “indignati”, in questo ultimo periodo, mi sembra inappropriata per raccontare la questione ex Fanesi. Oggi gli indignati sono le vittime della crisi economica e sociale del Paese, della diffusa immoralità del Governo Berlusconi di cui questa Giunta si pregia di esserne la rappresentanza cittadina. Credo che il titolo sia fuorviante.

Se la Giunta apre il portone delle polemiche in maniera strumentale, lo fa forse per cercare di nascondere le sue operazioni in ambito urbanistico le quali provocheranno lo sfacelo definitivo della città. Come non ricordare infatti la variante per l’edificazione sulla collina di Montedomini, una speculazione edilizia che pregiudicherà per sempre, una area tutelata da un vincolo paesaggistico. Oppure la pessima idea di trasformare il parco Kennedy, l’unico parco esistente in città, in un parcheggio. Per non parlare della urbanizzazione di via Friuli, un’inaccetabile occupazione di un’area verde destinata originariamente alla centralità urbana di un intero quartiere, senza dimenticare la vergogna Quadrilatero. L’indignazione dei cittadini è viva anche in queste scelte scellerate dell’amministrazione Brandoni, è così viva che i cittadini si sono subito organizzati in comitati.

Il problema è che il PDL e l’UDC hanno una visione della città tutta incentrata sui profitti e non sugli interessi dei cittadini. È la spiegazione traspare delle scelte incredibili che hanno fatto riguardo le realizzazioni del rigassificatore e delle centrali termiche della raffineria.

Un’amministrazione che non riesce a gestire nemmeno l’ordinario, basta dare un’occhiata alla sporcizia delle strade e dei marciapiedi, o alle condizioni in cui versano i tombini, quasi tutti intasati per mancanza di manutenzione.

Con la cultura non si mangia, dichiarò infelicemente un ministro del governo Berlusconi, questa è la filosofia di chi ci governa in Italia e sposata appieno anche a Falconara. Quindi perché creare spazi dove le persone si possono incontrare, spazi per far giocare i bambini. Meglio mangiare distruggento aree verdi, parchi pubblici, sottoscrivendo patti con le industrie del petrolio.

La verità è che la città senza un rilancio culturale e sociale muore, senza una politica di miglioramento della qualità della vita la città si degrada. E allora sarà inutile nascondere i problemi, sotto il tappeto come sta accadendo ad esempio con la caccia selvaggia ai senzatetto, responsabili , secondo il sindaco Brandoni, di dare una cattiva immagine alla città. La verità è che la cattiva immagine alla città viene per prima cosa dalle decisioni prese nelle stanze del castello comunale.

domenica 9 ottobre 2011

L'ALTERNATIVA DI GOVERNO, LA SINISTRA, LA BCE

Con la lettera inviata al Presidente del Consiglio Berlusconi la BCE ha di fatto commissariato l’Italia, indicando tempi e modi per poter “ristabilire la fiducia degli investitori”. La lettera inviata il 5 agosto è stata recepita e condivisa dal Governo italiano tanto che la manovra finanziaria votata a settembre riprende pedissequamente i punti elencati da Mario Draghi, Jean-Claude Trichet. Spero sia evidente a tutti come la Democrazia sia stata umiliata da questa iniziativa della Banca centrale europea che si potrebbe definire come un atto di grave ingerenza nei confronti di uno Stato sovrano. In una società democratica, infatti, le misure in ambito economico per il controllo del debito pubblico sono una prerogativa delle Istituzioni rappresentative, dal Governo dunque, con il controllo e la eventuale conferma del Parlamento. Con la pubblicazione di questa lettera finalmente si palesa chi veramente comanda, decide, gli indirizzi politici degli Stati.

Chi ha letto la lettera avrà notato che la BCE non fa alcun riferimento alla condizioni in cui versano i cittadini a seguito della crisi finanziaria. Si parla invece di “ristabilire la fiducia degli investitori”, arrivando a consigliare “una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio”, ed una serie di misure pesantissime che invece colpiranno proprio i cittadini con interventi nel sistema pensionistico, sottolineando “ l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva”, “adottando una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti”, addirittura arrivando a chiedere “una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi attraverso privatizzazioni su larga scala”.

È dunque chiaro che l’unico interesse della BCE è quello di salvare il sistema bancario e finanziario.

Nonostante che il modello liberista abbia dato inequivocabili segni del suo fallimento, si cerca con ostinazione di perseguire quel modello accentuandolo con ancor più (se possibile) ferocia e cinismo. Insomma si cerca di curare il malato inoculandogli il virus che lo ha fatto ammalare.

Da questa premessa vorrei capire, in qualità di perfetto ignorante della materia economica, se però quelle prescrizioni contenute nella lettera della BCE, sono effettivamente le uniche perseguibili per cercare di risalire la china, o se esistono alternative. La crisi mondiale ha evidenziato l’inefficacia del modello capitalistico, da molto tempo una parte sempre crescente di economisti ci ricorda che lo sviluppo infinito non esiste e che si dovrebbe trovare un altro paradigma per la visione di convivenza nel mondo. Ma è davvero possibile?

Se non ci sono alternative, credo che i Governi, quindi anche il nostro, non potranno far altro che eseguire le direttive delle Banche.

Focalizzando il problema nei confini italiani, considerando l’ormai imminente cambio (speriamo) di esecutivo del Governo. Credo che i partiti moderati, abbiano più possibilità di trovare una condivisione programmatica, è un terreno a loro confacente. Penso quindi che PD e Udc, ma anche il terzo polo potrebbero trovarsi d’accordo e a sottoscrivere il pacchetto di misure “imposto” dalla BCE.

Quale sarà a questo punto la strategia delle forze politiche di sinistra?

A me sembra inappropriato accodarsi ai Partiti moderati cercando di ottenere qualche risultato in termini di diritti ai lavoratori e di edulcorare le pessime politiche che si dovranno gioco forza sottoscrivere.

Vendola nei giorni scorsi, parlando della “casta” ha detto che la vera casta è rappresentata dai poteri forti del sistema finanziario, i politici ne sono al massimo i “maggiordomi”. Credo che sia vero, come penso che sia tempo che i politici (almeno quelli onesti) si spoglino di quella livrea e si responsabilizzino.

Se il termine “un altro mondo è possibile” non è un semplice slogan di chi si trova dalla comoda parte dell’opposizione, ma una vera idea di Governo, più equa e soprattutto sostenibile, allora ogni sforzo deve essere rivolto in quella direzione. Occorre sensibilizzare le persone in questa inedita possibilità, dimostrare con dati scientifici che l’alternativa di Governo è possibile solo se esiste una alternativa nel modo di governare.

venerdì 19 agosto 2011

COINCIDENZE Un racconto quasi autobiografico

La macchina accosta a destra, si ferma nelle piazzola di sosta. E’ estate ma non si sente ancora il caldo afoso, tipico del periodo in questa zona. La giornata è appena iniziata, non c’è un motivo per quella sosta improvvisa, almeno non un motivo razionale.

Spegne il motore, sgancia la cintura di sicurezza, tira indietro il sedile, abbassa un po’ lo schienale, cerca una posizione comoda, di rilassamento.

Quella strada la percorre spesso e sempre frettolosamente, con la mente affollata dalla moltitudine delle cose da fare, i clienti da visitare, le difficoltà del mercato. Ma oggi, chissà perché, ha deciso di fermarsi, solo una piccola sosta, una necessità inconscia.

Certo, il panorama mozza il fiato. Forse è quello il motivo che lo ha spinto a fermarsi. Le montagne sono completamente ricoperte da un fitto bosco, il verde è il colore dominante, seppure in mille tonalità che si accentuano man mano fino a volgere al marrone. Uno spettacolo della natura. Su un monte un piccolo nucleo di casette bianche, sicure testimonianze di una postazione di vedetta medievale. Questa immagine da cartolina è illuminata da un raggio di sole; sembra l’opera di uno scenografo, invece è solo la maestosità della natura che si manifesta nella sua purezza.

Questa visione lo rasserena, lo fa star bene.

Basterebbe rallentare il ritmo della vita, pensa, per godere di cose che non costano denaro, che sono lì, sempre disponibili, da sempre. Un dono prezioso proprio perché senza prezzo da dover corrispondere.

Abbassa il finestrino e subito entra un rumore totalmente estraneo al campo visivo. Quel rumore molesto, è prodotto dal ruggito degli escavatori, enormi macchine cingolate che graffiano le pareti delle montagne. Si accaniscono senza pietà con gli enormi cucchiai artigliati, penetrano la parete, violentano la montagna. Dal punto in cui si trova non vede niente, c’è solo il rumore di fondo ma basterebbe spostarsi di qualche metro, dopo la curva, per vedere lo scempio. Lo sa bene, quella scena l’ha vista più volte, anche se distrattamente, durante i frequenti passaggi in quella zona.

Gli viene in mente un ricordo lontano, che immediatamente diventa nitido. Rivede se stesso bambino quando passava da quelle parti con la famiglia e si ricorda delle fantasie che quel paesaggio gli scatenava. Un luogo così selvaggio lo proiettava in epoche antiche. La strada tortuosa che si incuneava nelle gole scavate da ghiacciai ormai scomparsi, lo faceva sentire minuscolo, inerme. Era intimorito da quelle rocce che sembravano crollare da un momento all’altro. La fantasia di bambino gli faceva rivedere gruppi di uomini che a piedi si avventuravano per settimane attraversando dirupi e guadando torrenti per raggiungere i villaggi situati nell'altra vallata. Altre volte la fantasia gli palesava la visione di enormi animali preistorici che pascolavano tranquilli in quei territori incontaminati.

Fantasie di bambino, per le quali prova nostalgia e allo stesso tempo dispiacere di non riuscire più ad alimentarle nella sua mente. Ha ormai raggiunto il mezzo secolo di vita e il suo fardello esistenziale racchiude le gioie, i fallimenti e le responsabilità di un uomo cosciente di aver superato il “giro di boa”.

Oggi però, in questa strana giornata di quiete, per un attimo la fantasia infantile gli si riaccende, tanto da paragonare i caterpillar, enormi ed invadenti,ai diretti discendenti tecnologici dei dinosauri, una sorta di pronipoti meccanici. Bestioni che pascolano al posto dei giganti estinti, ma con propositi nei confronti della natura totalmente diversi.

È lo sviluppo, il progresso, almeno così dicono. I mostri d’acciaio stanno lì per costruire una nuova superstrada. Spianano colline, tagliano alberi, perforano montagne. È il prezzo della modernità, della civiltà; l’intento è velocizzare i percorsi, accorciare i tempi. Il tempo, come è noto, è denaro.

I pilastri di cemento e i tronconi dei ponti tracciano una linea come fa il sarto con il gesso sul tessuto. Chilometri di tratteggio in mezzo al verde.

Per coprire il rumore delle ruspe, infastidito, allunga il braccio e con l’indice spinge il tasto dell’autoradio. Si sintonizza su un canale che trasmette musica; riconosce quel brano, è di Fossati, alza un po’ il volume. Gli piace Fossati. Quel gesto fa cadere dal cruscotto un bigliettino da visita. Lo raccoglie, è il suo bigliettino. Uliano Emili, responsabile sviluppo.

Curiosa la vita, lui responsabile dello sviluppo aziendale, proprio lui che la parola sviluppo la vorrebbe far sparire dai vocabolari. Una contraddizione della sua vita. Da un lato la consapevolezza che il mondo così come è governato non è sostenibile, troppi consumi, sprechi, poca solidarietà. Dall’altro un lavoro che invece richiede performance commerciali sempre in crescita, giustificati ipocritamente dal falso mito dello sviluppo infinito. La vive male questa incoerenza. Chissà, è forse questo malessere dell’animo che oggi inconsapevolmente l’ha fatto fermare nell’area di sosta a pensare.

La radio ora trasmette una canzoncina orecchiabile, è il tormentone dell’estate. Quel tipo di canzoni di cui nessuno conosce il titolo, che durano una sola stagione e poi scivolano via senza lasciare nemmeno un ricordo. Spariscono. Niente a che vedere con la sensibilità di Fossati. Anche nella musica vige la Legge del consumo espresso, dello sviluppo funzionale esclusivamente al profitto.

Improvvisamente la musichetta si interrompe. Al suo posto la sigla del radiogiornale.

-Edizione straordinaria- “interrompiamo le trasmissioni per collegarci in diretta con Montecitorio. Il Governo ha appena approvato la manovra finanziaria aggiuntiva per contrastare la grave crisi economica del Paese.

Il Premier nel ricordare che stiamo attraversando una crisi mondiale che colpisce molti Paesi europei e perfino gli Stati Uniti, dichiara che è necessaria una manovra finanziaria pesantissima, lacrime e sangue l’ha definita, anticipando tagli ai servizi essenziali, nuove tasse quindi sacrifici enormi. Per rilanciare lo sviluppo, i datori di lavoro da oggi potranno licenziare con maggiore facilità, verranno bloccati i pagamenti dei tfr e non verranno pagate le tredicesime ai lavoratori pubblici, si alzerà l’età pensionabile”. “In questo momento giungono notizie allarmanti, all’esterno del Parlamento si sono radunate alcune migliaia di persone che protestano indignate. Alcuni rivoltosi hanno cercato di sfondare il cordone di sicurezza per entrare nel Palazzo. Sembra che le forze dell’ordine abbiano risposto con violente cariche, ci sono feriti. Alcuni hanno sentito distintamente degli spari”…. “ Ci comunicano in questo momento che anche in altre città gruppi di persone autonomamente si stanno radunando nelle piazze. Una forte tensione sociale si estende a macchia d’olio nel Paese….” Click.

Uliano spegne la radio, apparentemente la notizia non lo sorprende granchè. Era nell’aria, pensa. Anzi crede che gli italiani abbiano atteso fin troppo.

Quella sosta oggi la potrebbe definire una sorta di premonizione. Una giornata come tante altre: la fretta il lavoro, i clienti, i caterpillar, lo stress della modernità, una corsa inutile e dannosa. Una strana coincidenza, pensa.

Riprende in mano il bigliettino da visita, lo guarda, -responsabile allo sviluppo-. Lo strappa, ne fa coriandoli e li lascia cadere dal finestrino. Risistema il sedile, allaccia la cintura di sicurezza, mette in moto, ingrana la marcia e con una inversione a U dirige la macchina verso casa. Per oggi basta così, chissenefrega dei clienti. È tempo di rivedere le priorità della vita.

venerdì 5 agosto 2011

DIMISSIONI DI CLAUDIO PAOLINELLI COORDINATORE SEL PROVINCIA DI ANCONA

È grande il dolore che mi spinge a scrivere questa lettera. Dolore determinato dalla delusione, enorme, e dalla certezza che il sogno che mi aveva convinto a partecipare alla costruzione di SEL, si è infranto scontrandosi con la triste realtà dei fatti. Da ingenuo avevo creduto nel progetto, nel sogno appunto, della nascita di una nuova Sinistra. Un Partito, un movimento che avesse realmente intenzione di smarcarsi dalle miserevoli pratiche della vecchia politica. Una Sinistra nuova, attenta ai problemi della gente, inclusiva e soprattutto in grado di ascoltare. Avevo la consapevolezza di intraprendere un percorso lungo e pieno di difficoltà, per le differenti sensibilità che compongono SEL, ma con la speranza però, di riuscire con l’intelligenza e con la buona volontà di tutti ad iniziare ad amalgamare un impasto di idee e di esperienze utili al nostro Paese. Con questi princìpi mi sono messo a disposizione.
Un sogno infranto e la certezza purtroppo che nel nostro Partito quell’aria di novità così declamata in questi mesi a tutti i livelli, a partire dall’emozionante Congresso nazionale, non è possibile respirarla.

La realtà brutalizza pesantemente il mio modo d’essere e punisce la mia ingenuità. È per me insopportabile continuare a coordinare un Partito, seppur solo a livello provinciale, nascondendo, alle persone che ci guardano fiduciosi e a me stesso, che dietro la bella copertina con cui ci presentiamo esiste una realtà molto diversa. L’ho già detto altre volte, parlo dell’esperienza provinciale: ci siamo presentati con una invitante e patinata copertina, ma all’interno del libro scorriamo pagine di pessima pornografia.
Questi mesi di esperienza in qualità di coordinatore di SEL della federazione provinciale di Ancona, sono stati caratterizzati da continui e incredibili comportamenti a cui ho assistito, che hanno avuto come obiettivo la conquista dell’egemonia interna al Partito. Squallide operazioni funzionali alla occupazione di spazi, che hanno cercato di rilanciare la politica delle “correnti” alimentando la divisione del partito in maggioranze e minoranze. Tutto l’opposto di quello che ufficialmente raccontiamo alla gente. Compagni che in preda alla crisi identitaria o al tormento che li porta verso il viale del tramonto, cercano un’altra opportunità, senza passare attraverso i passaggi democratici e partecipativi.

Sono stati mesi pesanti, ogni riunione è stata una vera guerra, mai un confronto politico, solo scontri duri a spaccare il Partito. Prendo atto, quindi che non ci sono più le condizioni per proseguire con il mio impegno, che ci tengo a dirlo è stato totale e completamente disinteressato.

La decisione viene a causa degli ultimi fatti accaduti a livello provinciale, la classica goccia che fa traboccare il vaso. Succede che un manipolo di persone decidano di tirare la volata ad un consigliere comunale di Ancona dai trascorsi “gloriosi”, che pur di non scendere a democratica discussione con il partito a cui è iscritto, prima rivendica pubblicamente la sua autonomia/estranietà con le decisione assunte dal Circolo cittadino, poi aggredisce fisicamente chi non la pensa come lui, ed in ultimo “ordina” ai suoi fedelissimi di costituire due nuovi circoli nella città di Ancona, in totale antagonismo con quello esistente. La federazione provinciale di cui io sono coordinatore decide quindi, dopo una ricca documentazione e lunga discussione in assemblea, di non proporre la ratifica dei circoli al livello regionale, pensando di aver interpretato bene lo Statuto. Sembra però che lo abbia male interpretato, sembra che i Circoli possano nascere a prescindere, ed infatti sono nati, ignorando le più elementari regole. Trovo inconcepibile che il nostro Partito non permetta ad un organismo federale di non riconoscere la costituzione di Circoli, se esistono precise motivazioni. Sono rammaricato dal fatto che SEL accetti la formula del “Partito delle tessere”, metodo garantito per la l’inizio delle guerre tra bande e quindi la sicura distruzione di un Partito. Rimango sbigottito quando vedo che il Partito non intende prendere posizione nemmeno nei confronti dei “compagni” maneschi, coprendo la questione nel più totale silenzio, ignorando il valore della solidarietà. Questa ultima vicenda è solo la punta dell’iceberg di una serie di problemi che bloccano SEL, a partire dal gruppo consiliare in Provincia di Ancona che mai ha collaborato ed informato della sua attività il Partito, ed alcuni altri (pochi ma molto “determinati”) compagni sul territorio.

Prendo atto che SEL non è, e non vuole essere un Partito Nuovo, quello narrato da Nichi Vendola, e la cosa mi spezza il cuore. Ne prendo atto, quindi non intendo essere protagonista di un progetto che non mi appartiene. Così come l’ho conosciuto, SEL non è il Partito che sognavo. È tempo di guardare il tutto con distacco sperando di sbagliarmi.

Ringrazio i Compagni/e che mi hanno aiutato con lealtà in questi mesi, compatisco tutti quei “compagni/e” che pur di perseguire il loro obiettivo, non hanno avuto scrupoli a buttare tutto all’aria, a giocare in malafede. Mi dispiace per loro perchè non si rendono conto di essere fuori dalla storia. Ma soprattutto mi dispiace per SEL.

Claudio Paolinelli