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domenica 9 marzo 2014

SCENARI DI CRISI ENERGETICA DA EVITARE

Gli scenari di guerra in Ucraina e le mosse politiche in Crimea minacciano una possibile crisi energetica anche nel nostro Paese. In particolare c'è il rischio di una limitazione o sospensione di erogazione di metano che giunge nel nostro paese tramite i gasdotti che attraversano l'Europa oltre al rischio di aumenti del costo della bolletta. Non è la prima volta che si presenta questo rischio, non sarà l'ultima.

Ciclicamente la Russia, minaccia di chiudere i rubinetti del prezioso prodotto energetico, e ciclicamente chi ci governa ricorda che le scorte,sempre poche, non garantiscono l'autosufficienza energetica.
Ciclicamente torna prepotentemente alla ribalta l'esigenza di tutelarci contro questi scenari con la costruzione in Italia di rigassificatori e realizzando un Hub commerciale del Gas in grado di supplire alla dipendenza energetica. Dipendenza che come noto vale per il metano come per il petrolio.

Il punto però è che anche se realizzassimo decine di rigassificatori o nuove pipeline di gas, il problema della dipendenza energetica non è risolto. La Russia come ogni altro Paese proprietario di gas e petrolio potrebbe continuare in ogni momento chiudere i rubinetti e le riserve energetiche seppur stoccate in maggiori quantità finirebbero anche se con qualche settimana in più di autonomia.

Cosa diversa sarebbe se l'italia si dotasse di un piano energetico che incentivasse la ricerca e l'uso delle fonti rinnovabili con grande attenzione agli sprechi che come noto sono molto alti. Abbandonando una volta per tutte il progetto del nucleare, mai cancellato nonostante la scelta dei cittadini con il referendum e soprattutto nonostante gli esempi tragici che tali impianti ci hanno mostrato.

Evitare quindi di fare investimenti miliardari i quali molto spesso arricchiscono solo le grandi multinazionali e i soliti petrolieri, ma pensare seriamente ad uscire dal ricatto degli oligarchi dell'energia. Una scelta politica che è anche una scelta a favore della democrazia e della libertà.

Riconversione ecologica degli impianti esistenti, politiche a favore dell'energia da fonti rinnovabili, costruzione e ristrutturazioni di edifici e strutture per raggiungere un'efficienza energetica molto ellevata tale da ridurre drasticamente gli sprechi, quindi la richiesta di energia. In modo tale da conservare l'uso del petrolio e del gas agli usi industriali che non ne possono farne a meno.

Una ricetta facile se solo trovassimo la volontà di realizzarla.

lunedì 18 giugno 2012

L'ASSURDO PREVEDIBILE

La decisione dei vertici della raffineria api di chiudere l'impianto di Falconara per un anno riempie le pagine dei giornali. Sarà il leitmotiv di questa estate. Il rischio per l'occupazione è forte e il clima recessivo del Paese non agevola una rapida soluzione del problema.

Al momento le dichiarazioni di alcune forze politiche e degli amministratori regionali e comunali riempiono i giornali ma non entrano nel merito della questione. Per prima cosa occorrerebbe assumersi le responsabilità.

Il comune di Falconara ad esempio ha gravi responsabilità sulla situazione attuale. Ha preferito accontentare la proprietà della raffineria in ogni sua richiesta, fidandosi delle sole parole di, parole che non sono mai state scritte in atti amministrativi pubblici. Il sindaco e l'intera amministrazione comunale si sono accontentata di vaghe promesse, ed ora hanno la responsabilità davanti alle sacrosante preoccupazioni dei lavoratori dell'api e delle numerose imprese dell'indotto, di rendere conto all'opinione pubblica e alla città intera delle loro azioni.

Ma di fronte alla pochezza delle giustificazioni dell'amministrazione comunale che individua nei ritardi della realizzazione  del rigassificatore la causa della ritirata dell'Api, lasciano sconcertati le dichiarazioni di eminenti politici alla guida del governo regionale.

L'assessore Luchetti ad esempio, autorevole uomo del PD oltre che cittadino falconarese che candidamente dichiara alla stampa di non comprendere il comportamento della dirigenza Api, chiedendone una verifica sull'accordo sottoscritto. Un accordo che non ha preso in considerazione la pesante crisi del settore petrolchimico e che come già avvenuto nel passato non prevede alcuna prescrizione all'azienda in caso di inadempienze.

Sconcertante anche la dichiarazione del segretario regionale del PD Palmiro Ucchielli, il fautore del "Modello Marche", che dichiarandosi preoccupato per il futuro dei lavoratori considera assurda la sospensione dell'attività.

L'unica cosa assurda in questa brutta vicenda è stata la superficialità con la quale sono state messe in atto politiche che interessano centinaia di lavoratori, di migliaia di cittadini e un vasto territorio. Ora credo che sia necessario che alle parole di circostanza e auto assolutorie, arrivino risposte per i lavoratori e per i cittadini che vivono in un territorio che per troppo tempo è stato prigioniero dei poteri di pochi.

L'assurdo, mi dispiace dirlo, in questo caso era più che prevedibile.

venerdì 8 giugno 2012

LA RAFFINERIA API CHIUDE E SI FA BEFFA DEI LAVORATORI

Alla fine i nodi vengono al pettine. Ieri il gruppo dirigente della raffineria API ha annunciato la chiusura dell'impianto di Falconara Marittima per 12 mesi. Una notizia preoccupante ma non è stata una sorpresa. Da anni infatti i vertici del Gruppo petrolifero che commercializza i suoi prodotti con il marchio IP, lamentano un calo di fatturato dovuto alla crisi del settore.

Pochi (non l'azienda) però non hanno tenuto conto di questa inversione di tendenza. L'idea di una possibile riconversione del sito è sempre stata considerata soprattutto da parte di molti lavoratori alla stregua di una provocazione, un atto "terroristico" di ambientalisti senza scrupoli. Ed infatti l'opera di convincimento dei padroni della raffineria nel tempo si è fatta strada tra i lavoratori. 
Con metodi scientifici a tempi alterni arrivava una minaccia di perdita di posti di lavoro, che veniva ritirata solo dopo aver ricevuto dalla politica (la vera antipolitica) rinnovi di concessioni, autorizzazioni per centrali termiche, ed in ultimo il permesso a costruire il rigassificatore.

Quindi allontanato il pericolo del licenziamento, tutti a tapparsi occhi e orecchie per non vedere che il settore petrolifero ogni anno perdeva di redditività. Occhi, orecchie tappati ma spegnendo anche il cervello, che in condizioni normali non poteva non prevedere questo epilogo.

Con il rigassificatore addirittura si è raggiunta la cecità completa. Alcuni mesi fa, i lavoratori sono scesi in piazza non per tutelare il loro lavoro o la loro sicurezza sul lavoro, ma per chiedere la realizzazione del rigassificatore, con la sconcertante motivazione che in caso di realizzazione i padroni dell'API, nonostante le perdite milionarie, non avrebbero più licenziato alcun lavoratore. E con l'ancor più sconcertante conseguenza che la Regione Marche, il presidente Spacca e l'assessore falconarese Luchetti del PD, tutta la giunta e quasi tutto il consiglio regionale, senza valutare la situazione di crisi del settore petrolifero decisero di dare parere favorevole. 

Tutti sanno che il rigassificatore può aver bisogno al massimo di una ventina di lavoratori. Lo sa Spacca, lo sanno i padroni della raffineria, lo sanno i sindacati, ed anche i lavoratori, ma non importa, l'unica certezza e che il Conte Brachetti è stato accontentato per un altro affare miliardario a discapito del territorio e ora purtroppo vediamo, anche a discapito dei lavoratori.

Infatti adesso i vertici dell'API chiudono la raffineria per 12 mesi, senza certezze per la riapertura, saranno 400 i lavoratori diretti circa in cassa integrazione. Per i 200 lavoratori dell'indotto, quelli delle ditte esterne il futuro è ancora più incerto, meno tutele e quindi più possibilità di licenziamento.  

In tutta questa storia, è imbrazzante il sindaco di Falconara Brandoni, il quale come se uscisse da una fiaba, come la bella addormentata, si risveglia e  apprende con «forte preoccupazione» del prolungamento della chiusura della raffineria e con candore dichiara: "Che la situazione fosse molto critica si sapeva: se in tanti anni l’Api non ha messo nessuno in cassa integrazione, evidentemente ora la crisi è forte".  
Ma certo, meglio dare la colpa alla crisi, molto meglio che prendersi parte delle responsabilità. Responsabilità che ricadono equamente  su una classe politica e sindacale inadeguata e trasversale.

Ai lavoratori quindi che dire... credo che a questo punto debbano chiedere spiegazioni a chi ci li ha portati in questa brutta faccenda, chiedano ai padroni dell'API, ai politici, a Spacca e a Luchetti, al Sindaco di questa degradata città, ma soprattutto chiedano spiegazioni al sindacato, ad alcuni dei responsabili che mi dicono abbiano fatto carriera.

Ai lavoratori esprimo la mia solidarietà, una umana solidarietà di chi conosce molto bene la condizione di disoccupato, ma alla solidarietà esprimo anche una speranza: che Falconara abbia la capacità al più presto di eleggere una nuova guida amministrativa, per la rinascita sociale e culturale di questa città, che metta al primo punto l'interesse di tutti i cittadini e non l'interesse del potente di turno.

venerdì 30 marzo 2012

LA PRESENTAZIONE DELL'INDAGINE EPIDEMIOLOGICA A FALCONARA

Falconara è un vero e proprio laboratorio, sarà a causa dei mille problemi che la caratterizzano, ma non credo che qualcuno possa smentire il fatto che da Falconara nascono le migliori esperienze di democrazia partecipativa. A Falconara ci sono Associazioni, Comitati, Movimenti che riescono a supplire alle disattenzioni, ma sarebbe meglio dire carenze delle Istituzioni.

Ieri sera al Cinema Excelsior i cittadini falconaresi, grazie allo straordinario impegno di alcuni ostinati componenti di queste associazioni,  hanno potuto conoscere i risultati di uno studio epidemiologico che ha interessato il territorio che circonda la raffineria API.

E' singolare che quella presentazione l'abbia dovuta organizzare un gruppo di cittadini e non l'Amministrazione comunale o la Regione Marche che quello studio ha finanziato, se non altro per giustificarne il costo economico per la colletività. Sarebbe da indignarsi, ma chi abita a Falconara sa bene che quando c'è di mezzo la raffineria, le notizie scompaiono, le Istituzioni balbettano, quindi magari indignazione sì, ma nessuna sorpresa.

Chi segue la vicenda da molto tempo non si è certo stupito che i giornali non abbiano dato nessun risalto all'iniziativa e che i rappresentanti della Regione e della Provincia, seppur invitati, fossero assenti. Peccato, perchè a parte loro, la sala del cinema era gremita di persone. A dire il vero il sindaco Brandoni di Falconara era presente, ma stavolta non poteva certo ignorare l'importanza dell'iniziativa. Infatti a relazionare l'indagine epidemiologica presso la popolazione di Falconara e territori limitrofi, c'erano il Dott. Andrea Micheli dell' ISTITUTO NAZIONALE dei TUMORI Fondazione IRCCS - Milano  (Direttore dell’Indagine) e il Dott. Mauro Mariottini (Dip. Epidemiologia ARPAM).

I dati hanno purtroppo confermato i sospetti, ovvero, nel raggio di 4 chilometridalla raffineria Api i casi di mortalità hanno una percentuale maggiore di altri luoghi. I più esposti risultano le persone (donne e anziani) che per abitudini di vita stazionano per lunghi periodi continuativi in città.

Durante la relazione è emerso che la direzione della raffineria non ha collaborato fattivamente alla stesura dell'indagine, anzi in occasione di altri studi, stavolta riguardanti le salute dei lavoratori, è stato detto che c'è stata una totale chiusura nel fornire informazioni.

Tra le tante cose ascoltate ieri, questa è una di quelle che mi ha preoccupato di più. Come è possibile che un'azienda non collabori a studi a difesa della salute dei lavoratori, e soprattutto come è possibile che i sindacati non abbiano preteso l'eleborazione di statistiche che potrebbero salvare la vita o evitare malattie pericolose. Come è  possibile che nonostante gli innumerevoli protocolli d'intesa, le Istituzioni non abbiano compreso l'importanza di inserire tra gli accordi anche quello del monitoraggio dei lavoratori e della popolazione.

I dati dello studio sono pubblici e credo che nessuno abbia intenzione di sminuirli e delegittimarli, come è stato fatto in passato.

Arrivati a questo punto, conoscendo le cause e gli effetti non resta altro che pressare le istituzioni affinchè si attivino tutte le azioni allo scopo di eliminare le cause, monitorare gli effetti che purtroppo continueranno negli anni futuri, e combattere le malattie con la prevenzione e con il miglioramento dell'ambiente circostante Falconara. Prevenzione e monitoraggi che ovviamente non possono dipendere dalla raffineria ma che debbono essere eseguiti da organismi completamente autonomi, scientificamente ed economicamente.


      

giovedì 7 luglio 2011

LA DISFATTA DEL CONSIGLIO REGIONALE

Ieri abbiamo assistito ad una disfatta in Consiglio regionale.

Quando la politica ha bisogno della scorta della polizia in tenuta antisommossa, significa che qualcosa non ha funzionato. Delle due una: o siamo in mano a facinorosi e a fomentatori, oppure è la politica ad aver fallito. Propendo per questa seconda opzione, conoscendo gran parte delle persone che ieri si sono assiepate davanti alla sede del Consiglio regionale.

Tutta quella gente era lì per la questione del rigassificatore da realizzare in mare a pochi chilometri da Falconara ed Ancona. Con aspettative diverse, ma tutte lì a vedere e a sentire la scelta del Consiglio regionale.

Ed è stata una disfatta, in primo luogo per l’Istituzione regionale. Nella più totale bagarre, con urla, proteste, applausi, con alcuni consiglieri che in un clima molto teso si sono presi anche il lusso di lanciare provocazioni, e con il Presidente del Consiglio Solazzi che, assolutamente incapace di gestire la situazione, ha ceduto all’autoritarismo di Spacca. Più volte infatti, dopo aver dichiarato la sospensione dei lavori, Solazzi è stato ignorato dal Presidente Spacca, che ha continuato a parlare nella bolgia più totale, esautorando di fatto il ruolo del presidente del Consiglio e comprovando la mancanza di autonomia del consiglio regionale. Il consiglio è andato avanti in un clima di totale caos, semplicemente perché ieri era indispensabile votare favorevolmente la realizzazione dei rigassificatori, non c’era più tempo, c’era il rischio che alla conferenza Stato Regione del 12 luglio, Spacca non avrebbe avuto il mandato per firmare l’accordo.

Non che le proteste da una parte e dell’altra dei dimostranti non fossero giustificate, anzi è stata proprio la scarsa capacità e l’ambiguità nelle decisioni che da lì a poco il Consiglio regionale avrebbe dovuto prendere, che ha alimentato la rabbia e la delusione. Obiettivamente però ieri quella sede sembrava tutto fuorchè un consiglio regionale.

La repentina virata sulle questioni energetiche di cui è stato protagonista il Presidente Spacca, e tutta la Giunta e quasi tutti i consiglieri di maggioranza è clamorosa, ma l’atteggiamneto non dovrebbe sorprendere i più attenti osservatori della politica regionale. Spacca era già favorevole ai rigassificatori già dalla precedente legislatura e con lui tutti gli assessori della Giunta. L’inversione di rotta c’è stata in virtù di quanto detto in campagna elettorale. Il Presidente Spacca, infatti impostò la sua campagna elettorale sul PEAR, l’ormai famigerato Piano Energetico Ambientale Regionale, da lui stesso considerato un Piano avanzato in termini di progettuazione e programmazione. In pratica Spacca si assicurò molti voti di persone in buona fede che hanno creduto alla sua promessa di incentrare la politica energetica ed economica regionale sullo sviluppo delle energie rinnovabili.

Ma quando il potere chiama, Spacca non si tira indietro, a costo di rimangiarsi le parole sprecate in campagna elettorale, a costo di dover parlare tra le urla e le proteste dei cittadini, a costo di provocare uno scontro fisico tra gruppi entrambi preoccupati per il futuro. A costo di strumentalizzare il dramma che stanno vivendo i lavoratori della fincantieri, promettendo conto terzi scenari inesistenti, come la possibile ripresa del cantiere navale con la costruzione di navi gasiere. Una provocazione giustamente mal tollerata dalla FIOM, una offesa alla dignità di quei lavoratori.

Spacca ha dato dimostrazione di ossequiosità anche sulla questione Quadrilatero. Chi se la ricorda quella triste faccenda? Qualcuno forse ricorderà la pesantissima pressione fatta al Comune di Falconara, strozzata da una difficile situazione economica, per aderire al progetto che gli toglieva la sovranità del suo territorio. Anche in quell’occasione il Presidente Spacca ha dato dimostrazione di scarsa propensione al dialogo e di puntare come un caterpillar all’obiettivo delineato da Pieralisi e Merloni.

Ieri è stato fatto un ulteriore passo all’interno del “laboratorio Marche”, l’asse infatti si è spostato ulteriormente verso destra. Il voto trasversale del PD dell’Idv, del PDL dell’API, dell’UDC, della Lega a favore della realizzazione dei rigassificatori, certifica politiche comuni ed apre scenari preoccupanti.

Ieri dunque abbiamo assistito ad una disfatta. Una sconfitta dell’istituzione regionale, della politica, della democrazia. Abbiamo preso atto che Spacca non è un governatore ma un esecutore. La sconfitta non è stata certo del movimento dei cittadini che con ostinazione ha lottato contro un progetto inutile, pericoloso, costoso per la comunità e di nessuna garanzia per l’occupazione dei lavoratori della raffineria API.

Per il movimento ieri c’è stata solo un'altra riprova dell’arroganza di una politica sempre più lontana dalla realtà, dalla gente, dai territori. Per il movimento già da oggi c’è la consapevolezza che la lotta non è finita con la votazione del Consiglio regionale, la lotta è nel mondo reale: nelle piazze, tra la gente.

domenica 22 maggio 2011

RIGASSIFICATORI, CENTRALI API: DENTRO IL PROBLEMA PER CONOSCERLO

Dunque la querelle sui rigassificatori vive un momento di sospensione. Due mesi di ulteriore rinvio della Conferenza Stato-Regione per poter approfondire ulteriormente la delicata questione eco-energetico-sociale che gira intorno alla realizzazione del rigassificatore off-shore a largo delle coste falconaresi, fortemente voluto dalla Proprietà della raffineria API.

Và detto che in un primo momento la motivazione che giustificava la realizzazione di tale impianto era il deficit energetico della Regione Marche. La società API, ha sostenuto con forza che il rigassificatore e le costruende due mega centrali turbogas erano necessarie per coprire la richiesta energetica. 
Dopo le proteste vibrante di un numeroso ed informato gruppo di cittadini, questa motivazione è andata via via svanendo. La forte opposizione a questi progetti è arrivata anche nelle ovattate e isolate stanze della politica regionale. La quiete è stata interrotta al punto che anche la presidenza regionale ha dovuto prendere atto che qualcosa non andava per il verso giusto. Da qui i rinvii nel Consiglio regionale, per molto tempo il Governo regionale non ha voluto o potuto prendere una decisione in nessun senso.

Visto che la teoria del deficit energetico non riusciva a superare gli ostacoli che rallentano la realizzazione di rigassificatore e centrali, L'API con tempismo delle grandi occasioni, mette sul tavolo delle trattative il rischio occupazione ed il possibile licenziamento dei lavoratori.
Questa strategia a dire il vero non è nemmeno originale; infatti poco prima di grandi trattative l'API ha sempre usato la carta del licenziamento. Chi ha buona memoria ricorderà che lo spauracchio fu usato anche poco prima del rinnovo della concessione, tattica che ottenne in effetti buoni frutti, visto che la Regione ed altri, addirittura anticiparono il rinnovo della concessione ben prima della sua scadenza. Ora succede la stessa cosa. E capisco bene la preoccupazione dei lavoratori che per prima cosa hanno a cuore, giustamente, il diritto di lavorare. Che dire, i lavoratori vengono usati come scudi umani dall'API,  la quale immagino, dopo aver ottenuto ciò che vuole, non garantirà loro nessun posto di lavoro, perchè se è vero che c'è una crisi del mercato petrolifero, ed è vero,  nessun rigassificatore garantirà il mantenimento di una forza lavoro non più necessaria. Nessuna azienda sopporta costi non necessari. E' la legge del Mercato, del Capitalismo.

Detto questo, però resta il fatto che la Regione tra un paio di mesi dovrà prendere una decisione, e trovare una mediazione affinchè i 5 punti  che serviranno per aprire il confronto, trovino una soluzione. 

A luglio si deciderà. E' singolare, ma anche in questo caso non è la prima volta che una decisione così importante verrà presa nel periodo estivo, durante le ferie. Chissà forse si spera in questo modo di fiaccare il movimento dei contrari.
In questi due mesi, è stato detto, il Presidente Spacca e la Regione Marche dovranno approfondire ulteriormente la questione. Credo che per capire bene occorra conoscere il problema, studiarlo, stargli vicino.
E allora quale migliore occasione per tecnici, politici, per toccare con mano quotidianamente l'impatto di una raffineria in città. Credo che sia giusto che chi deve decidere sappia cosa significhi abitare vicino ad un impianto ad alto rischio di incidente ambientale, sentirne l'odore dell'aria che i cittadini  respirano ogni giorno.

Credo che per meglio comprendere i pro e i contro, il Presidente regionale, gli assessori, i consiglieri, i tecnici, portrebbero risiedere in città in questi due mesi, magari nel quartiere Fiumesino pernottando nell'Hotel di fronte la raffineria.  Una Full-immersion di due mesi che sono certo sarà una esperienza umana e politica di grande importanza. 

lunedì 9 maggio 2011

LA FIDUCIA E' UNA COSA SERIA

Il Presidente della Regione Marche Spacca ha ringraziato i cittadini per la FIDUCIA accordatagli in occcasione del discorso di insediamento del 19 aprile 2010. Se è vero che il voto ha sancito la sua vittoria al Governo della Regione, non è così scontato che la fiducia gli sia stata accordata a prescindere. Credo che i cittadini che lo hanno votato debbano pretendere che la scelta della coalizione del centrosinistra di "abbreviare le distanze dal Dire al Fare" abbia fondamento concreto (Fare) e non solo a parole (Dire).


Le ultime notizie trapelate dai giornali, fanno capire che è in atto un cambiamento delle politiche sul PEAR Piano energetico ambientale regionale. Una rivisitazione di quel PEAR al fine di consentire la costruzione delle famigerate mega centrali turbogas all'interno della raffineria. Questa è la mediazione a cui sono arrivati per votare la mozione contro i Rigassificatori.

Questo è in totale contraddizione con il programma presentato ai cittadini, quindi di fatto si verrebbe a tradire quella fiducia dei cittadini di cui sopra.

E' comprensibile il timore da parte del Presidente nei confronti di quei lavoratori della raffineria che rischiano in prima persona, e che in un momento di crisi mondiale si aggrappano al lavoro a qualunque condizione, anche se sanno bene che il ricatto occupazionale a cui sono sottoposti non garantirà alcun posto di lavoro, sanno bene che i tagli avverranno a causa della scelta della proprietà di produrre raffinazione del petrolio in Paesi in cui i lavoratori hanno meno garanzie di loro, in termini occupazionali e di sicurezza, quindi costano meno.

Il timore del Presidente è giustificato, perché la situazione è figlia di politiche sbagliate, a partire dall’affrettato rinnovo della Concessione all’Api. Come spesso accade, i governanti governano il loro presente e non si preoccupano del dopo. Accontentano e si accordano con i potenti ed ignorano le richieste e le esigenze dei cittadini e dei lavoratori. Vale per la raffineria quanto per il Cantiere navale, tanto per citare un altro disastro occupazionale.

Questa volta però il Presidente deve onorare il patto con i cittadini, con gli ELETTORI, non può scrollarsi di dosso le responsabilità, questa volta il Presidente deve farsi carico anche delle legittime richieste dei lavoratori, che si limitano ad ottenere tranquillità e sicurezza del posto del lavoro. Il Presidente non può cambiare in corsa le scelte programmatiche in materia ambientale ed economica. Il Pear di cui è andato vantandosene, non è modificabile in termini peggiorativi, anzi semmai è vero il contrario, visto che nel frattempo le tecnologie si sono evolute e permettono una accelerazione dello sviluppo e dell’uso delle fonti rinnovabili.

Ogni altra scelta sarà tradirà la fiducia dei cittadini, Il Presidente e i Partiti che lo sostengono perderanno ogni ulteriore credibilità.

Claudio Paolinelli

Di seguito alcuni punti del Programma di Governo regionale
http://www.regione.marche.it/Home/tabid/68/Default.aspx

Consiglio Regionale Marche

Programma di Governo della IX Legislatura Regionale 2010-2015

Intervento del Presidente della Regione Marche
Gian Mario Spacca
Ancona, 19 aprile 2010 2015


Signor Presidente, Signori Consiglieri,

a lei e a voi tutti gli auguri di un proficuo lavoro per il bene di tutta la nostra comunità.

Naturalmente, oggi, il primo ringraziamento va ai cittadini delle Marche che hanno consolidato il loro rapporto di fiducia con le Istituzioni.

Subito dopo il pensiero va a tutti i cittadini che non si sono recati alle urne e che divengono la nostra prima preoccupazione, affinché si possa riprendere al più presto un dialogo, dentro i problemi della nostra regione….
… AMBIENTE E PAESAGGIO PER LA QUALITA’ DELLA VITA

....Potenziare gli incentivi per la crescita delle energie rinnovabili sviluppando le previsioni del PEAR, anche attraverso una maggior dotazione finanziaria ed un piano di allocazione degli impianti, con consultazione delle comunità locali.

-Tendenziale equilibrio di autosufficienza energetica su scala provinciale.

-La Regione continuerà con grande determinazione ad attuare il PEAR, seguendo l’approccio rigoroso di rispetto delle norme di compatibilità ambientale e di rifiuto di ogni forma di ulteriore inquinamento….

sabato 19 febbraio 2011

RIGASSIFICATORI: TRA POLITICA E RICATTO OCCUPAZIONALE

E' assolutamente comprensibile che da parte dei lavoratori dell'API ci sia una forte preoccupazione per il futuro lavorativo. La preoccupazione di mantenere un posto di lavoro è ormai comune a molti lavoratori di tutti i settori, produttivi e di servizi. La crisi economica sta mettendo in ginocchio molte famiglie e a tutt'oggi non si vedono cambi di tendenza.  E' una crisi di sistema, mondiale, globalizzata.

Vivere con il pensiero di perdere una fonte di reddito è una condizione insostenibile. Capisco quindi che i lavoratori dell'API ed i loro familiari cerchino in tutti i modi di evitare la sciagura. Posso capire che pur di non perderlo quel posto  qualche sacrificio lo si debba fare. E' quindi giustificabile che singoli lavoratori, accettino le volontà dell'azienda per la quale lavorano, se non hanno altra scelta. Lo hanno fatto molti operai della Fiat ad esempio, che di fronte al ricatto del padrone: "accettate le nostre regole o tutti a casa", non se la sono sentiti di mettersi di traverso. Anche all'interno della raffineria sembra che questa strategia sia predominante.

In maniera sistematica, ogni volta che si discute del piano energetico della Regione ecco che spunta drammaticamente il rischio occupazionale e subito dopo anche la sua soluzione: "fateci costruire le centrali, fateci costruire il rigassificatore e i posti di lavoro saranno garantiti" sentenzia l'azienda. Di fronte a questo scenario, è chiaro che il lavoratore si schieri a fianco del suo datore di lavoro, non ha alternativa, quindi sceglie giustamente la via più semplice.

Meno comprensibile è l'atteggiamento di alcuni partiti politici e di alcune forze sindacali. Riguardo i sindacati peraltro sarebbe utile conoscere, quale sia la posizione ufficiale sulla questione centrali e rigassificatori. Le posizioni sono unitarie dell'intero sindacato? O della sola RSU? O ancor più semplicemente di alcuni iscritti al sindacato. Non è comprensibile la totale insofferenza a voler approfondire la questione.

Certo la prima cosa che si chiede ad un sindacato è la tutela del posto del lavoro, ma non è mica l'unica; la sicurezza, la salute, il rispetto dell'ambiente dovrebbero trovare pari dignità. Una cosa è dunque che un lavoratore o gruppi di lavoratori, pur di salvarsi il posto di lavoro diventino intransigenti nei confronti di altre questioni, come quella ambientale ad esempio, un'altra cosa è la miopia della politica che in tutti questi anni di crisi petrolifera, ampiamente prevedibile, non è stata capace di vedere un pò più in la del dito con cui indicava il padrone della raffineria.

Mi spiego meglio, la raffineria si è sviluppata negli anni fino a sottrarre ampie fette di territorio alla città, nonostante la crisi energetica palpabile da molti anni. In questo tempo nessuno ha messo in atto una seria politca di riconversione, di bonifica, a tutela del territorio e dei lavoratori. La politca si è sempre limitata ad accettare le proposte e ad assecondarle, in maniera ipocrita, lasciando soli  i cittadini, con le loro poche forze, a difendere i loro diritti.
Diritti, certo!! Perchè se è vero che i lavoratori hanno il diritto di difendere il loro posto di lavoro anche i cittadini hanno il diritto di chiedere maggiore sicurezza in campo sanitario, e perchè no, il diritto di vivere in un ambiente più pulito.

I giornali di oggi richiamano ad una spaccatura all'interno del maggiore partito della città, il PD. Alcuni iscritti infatti chiedono al Partito un ampio confronto sulla questione API. Il confronto è sempre auspicabile e spero che presto il PD potrà rispondere con una sola voce, possibilmente in maniera inequivocabile. Spero anche in un confronto serio e civile tra i cittadini ed i lavoratori, perchè anche questa situazione di contrapposizione sta diventando insostenibile.

In attesa di questa chiarificazione interna, mi permetto di dare una traccia su cui discutere: visto che i firmatari del comunicato di oggi dicono: “La logica che ci anima e contraddistingue  è poggiata sull’incertezza occupazione per i circa 1500 lavoratori della raffineria Api e dell’indotto".
Allora se questa è la preoccupazione invito a prendere in considerazione i dati ufficiali circa il numero dei posti di lavoro che serviranno per la gestione delle centrali e del rigassificatore.
Una avvertenza, i dati sotto segnalati si riferiscono a strutture di grandi dimensioni,è presumibile che per Falconara i posti necessari siano molti meno.

La Centrale turbogas di Montalto di Castro 3600 MW:
dal sito: http://www.enel.it/
L’unità di Business di Montalto di Castro è composta da 220 dipendenti ed è organizzata in 2 sezioni (1 di esercizio e 1 di manutenzione), per un totale di 191 dipendenti, e in 4 linee di staff per un totale di 28 dipendenti oltre il Direttore.

Il rigassificatore di Rovigo:
In Adriatic LNG lavorano circa 100 dipendenti, con solide esperienze e competenze, per garantire il funzionamento del terminale in modo sicuro ed efficiente.
I membri dello staff lavorano in maniera coordinata con il terminale, posizionato al largo di Porto Levante, la base operativa di terra a Porto Viro e la sede centrale di Milano.



venerdì 26 febbraio 2010

IL BRANDONI PENSIERO

Dunque cerchiamo di decifrare il Brandoni pensiero.

Secondo l'illuminato sindaco falconarese, la causa delle presenza delle polveri sottili in città è data  dalle navi ormeggiate nel porto di Ancona a circa 15 chilometri di distanza.

Un sindaco premuroso della salute dei cittadini in effetti dovrebbe prendere in considerazione questa possibilità. Ma non può fingere di non vedere che Falconara Marittima è circondata da imponenti produttori di inquinamento e quindi anche delle pericolosissime e cancerogene polveri sottili.

La vista acuta del sindaco arriva a scrutare fino al porto di Ancona, ma chissà perchè non gli permette di vedere ad un palmo dal naso strutture come LA RAFFINERIA API o L'AEROPORTO, la vista gli si offusca davanti all'impressionante traffico che ogni giorno intasa le vie cittadine.

Falconara ha il triste record del più alto numero di sforamenti dei limiti di PM10, ed il sindaco che fa?

Dà la colpa alle navi di Ancona.
Ma non lo fa gratuitamente. No. Approfitta di un problema effettivamente grave per Ancona, per avallare, da perfetto Testimonial, la causa dei Padroni della Raffineria API, ovvero la costruzione delle mega centrali a turbogas. Grazie a quelle centrali, secondo il ragionamento di Brandoni, le navi del porto di Ancona potranno ormeggiare a motore spento ed alimentarsi elettricamente.
Non c'è che dire è una genialità. Non è geniale il modo con cui è riuscito a sponsorizzare l'API raffineria?

Quindi per diminuire le emissioni di PM10 a Falconara, il sindaco Brandoni, invece di agire direttamente sulle cause (raffineria-traffico ecc.) si fa ancora una volta promotore della costruzione di nuove centrali (MEGA).

Anche un bambino comprende che con la costruzione di nuove centrali il problema dell'inquinamento non si risolve ma che al contrario peggiora, se non altro per una semplice formula matematica.
Ma tant'è, pur di dimostrare ad ogno costo la totale lealtà nei confronti dei padroni dell'API, il sindaco che per legge è il primo responsabile della salute dei cittadini, preferisce esibirsi da sandwich-man.

lunedì 7 dicembre 2009

PER LA DESTRA FALCONARA E' CONDANNATA A VIVERE NEL DEGRADO AMBIENTALE

Dal Corriere Adriatico del 1 dicembre 2009

Corinaldo Una mozione presentata alla Provincia di Ancona e iniziative in Regione, nonchè presso il Governo centrale, per bloccare l’iter di approvazione del progetto per la realizzazione di una centrale turbogas in zona Zipa di Corinaldo. Le annunciano i consiglieri regionale e provinciale del Pdl, Giacomo Bugaro e Marco Grandi. I due esponenti del centrodestra ricordano che una centrale della natura e delle dimensioni di quella progettata dall’Edison non è compatibile con il Piano energetico ambientale regionale, che prevede impianti di cogenerazione e di minore impatto e potenza; l’energia prodotta sarebbe pari all’intero fabbisogno della regione e, quindi, assolutamente non necessaria alla Val Cesano.

Il 3 dicembre, una delegazione dell'Assemblea Permanente NO Centrali Api, ha partecipato alla Commisione V della Regione Marche, per chiedere conto di alcune promesse fatte da Assessori ed esponenti della Maggioranza nei mesi scorsi, di cui "misteriosamente" non si sa più niente.

A questa Commissione ha partecipato tra gli altri anche il Consigliere del PDL Bugaro, il quale non ha potuto sottrarsi alla domanda che l'articolo di cui sopra stimolava.

Ovvero: " Ma lei sig. Bugaro è contrario alle centrali?"

La domanda era d'obbligo. Ma come si sa domandare è lecito, rispondere è cortesia, anche se in luoghi deputati come l'aula delle Commissioni, forse rispondere è obbligo, soprattutto se la domanda viene posta dai cittadini.
Il Consigliere Bugaro invece ha preferito interrompere il suo intervento approfittando dell'interruzione verbale di una nostra concittadina che non è riuscita a contenere lo sdegno per quanto il sig Bugaro stava dicendo.

Non saprei come dare torto alla signora. Infatti sentirsi dire dal rappresentante della destra regionale, che nessuno è stato obbligato a comprare casa a Falconara, bisogna ammetterlo, suona un pò come una offesa. Come dire che è da coglioni abitare a Falconara.

Non solo, il Consigliere Bugaro ha spiegato la motivazione per la quale si dichiara contrario solo alla centrale turbogas di Corinaldo, e non a quella di Falconara ed è disarmante: a Corinaldo l'ambiente è sano, a Falconara al contrario l'inquinamento c'è già, quindi....

La signora si permette di obiettare e Bugaro si interrompe qui, appellandosi al rispetto delle regole democratiche. E' più probabile invece che non aveva argomenti validi per giustificare la dichiarazione ai giornali e l'enormità ripetuta in quella sede, ovvero che a Corinaldo una mega centrale non si può costruire perchè non rispetta Il PEAR, e a Falconara invece lo stesso PEAR è da considerare carta straccia.

domenica 29 novembre 2009

IL RAPPORTO DEL PRESIDENTE SPACCA AI CITTADINI

Stamattina ad Ancona alla Loggia dei Mercanti, il Presidente regionale Spacca ha presentato il rapporto del Governo regionale dal titolo: UNITI e lo slogan REGIONE MARCHE: IL BUON GOVERNO CHE PENSA A TE.

La tappa anconetana è solo una delle tante che la maggioranza di centro sinistra ha organizzato in varie città marchigiane. Purtroppo a Falconara non è stato previsto alcun rapporto, chissà mai perchè, visto che la nostra città è a tutti gli effetti uno snodo fondamentale economico e viario per tutta la Regione. Quindi ho deciso di andare ad ascoltare il resoconto del Presidente ad Ancona, riuscendo anche ad intervenire per porre alcune questioni.

Di seguito il mio intervento e la risposta del Presidente Spacca:

"Nel ringraziare per l'opportunità che mi date concedendomi la parola, vi pongo le ragioni del mio intervento. Avrei preferito discuterne durante un incontro pubblico nella mia città, Falconara, ma credo che i miei quesiti siano comunque in tema a questa giornata. Considerando la poca distanza che divide la mia città con Ancona, le problematiche dovrebbero essere condivise.

Ieri ho assistito ad una iniziativa pubblica della comunità del Bangladesh residente a Falconara, a cui è intervenuto anche il sindaco. Ho ascoltato con tristezza le sue parole e con preoccupazione e sdegno quelle di un rappresentante del PDL cittadino, il quale, per il suo discorso, ha utilizzato slogan che ricordano il periodo nerissimo del ventennio fascista.

Alla luce di ciò, è quindi da scongiurare il rischio di vedere la destra anche al Governo della Regione Marche.
Con questa preoccupazione, però, non significa che si debbano accantonare le critiche sull'operato del Governo regionale uscente.

Vorrei che lei, Presidente rapportasse i cittadini su due questioni.

La prima è la questione Quadrilatero, a causa della quale è caduta una amministrazione comunale di centro sinistra. L'adesione alla Quadrilatero ha condannato la popolazione falconarese a sottostare alla Legge Obiettivo e al suo meccanismo perverso.
Adesione che avvenuta dietro rassicurazione dello spostamento della Fiera di Ancona nell'Area Leader individuata a Falconara. Purtroppo la promessa che sigillava l'accordo alla quadrilatero non si è ancora avverata, rafforzando le ragioni di chi si oppose all'epoca.

Poi c'è la politica ambientale, che vista da Falconara è fortemente deficitaria.
Noi viviamo nel centro dell'Area ad alto rischio ambientale con tutti i disagi che si possono immaginare. Sulla costruzione delle mega Centrali all'interno della raffinera API, alle parole non sono seguiti i fatti concreti. Dal punto di vista di chi abita a Falconara si giudica insufficiente la parziale attuazione del PEAR.

Con Quadrilatero e questione ambientale, Falconara è stata pesantemente colpita, vedendo peggiorata una situazione già grave.

Vede Dott. Spacca, c'è il rischio incombente della destra nelle prossime elezioni regionali, e dovremo fare di tutto per scongiurare tale eventualità.

Ma tenga presente che a Falconara una parte sostanziosa dei cittadini falconaresi sono profondamente insoddisfatti dell'operato della Regione Marche sul proprio territorio, e credo che molti degli elettori di centro sinistra sentano la necessità di votare un programma e delle persone pienamenti convincenti. Non si accontenteranno di votare semplicemente per contrastare il pericolo di una destra al Governo".

Questa è stata la risposta del Presidente Spacca (riporto la risposta non alla lettera):
"Su Falconara dico che è ingenerosa la critica che è stata mossa.
La Quadrilatero va avanti e grazie al Project financing si realizzeranno un Grande Hotel, un'area commerciale, un Mull, e la struttura per l'ente fieristico, per dare gambe alle attività No FLY dell'aeroporto.

Riguardo L'Aerca non si può contestare l'operato regionale, visto che abbiamo dato parere negativo alla realizzazione della Centrale di S. Severino, come negativo è stato il parere al progetto delle Centrali Api e di Corinaldo. Inoltre a Falconara è attivo un monitoraggio sistematico.
Non possiamo correggere in cinque anni, disastri di 50 anni".

Questa la cronaca del rapporto ai cittadini relativo alla parte che interessa da vicino noi abitanti di Falconara. Per i commenti mi riservo un altro momento.

domenica 22 novembre 2009

LETTERA APERTA AI LAVORATORI DELL'API

Gli ultimi avvenimenti legati al rischio occupazionale nella più grande industria presente nel nostro territorio, mi stimolano una virtuale conversazione con i lavoratori della Raffineria Api di Falconara Marittima.

La crisi economica e la conseguente minor richiesta dei prodotti petroliferi, non sono un problema della sola, piccola, raffineria di Falconara, ma una realtà planetaria, o almeno di quella parte del pianeta più industrializzata, la parte più ricca quindi la maggior consumatrice di energia.

Una crisi ampiamente prevedibile ed annunciata è stata altrettanto ignorata. La vostra situazione si allinea perfettamente con lo scenario mondiale. L’errore di non aver voluto guardare al futuro si manifesta con il più violento dei rimedi: la perdita del posto di lavoro.

Che il petrolio non fosse una risorsa infinita lo sapevamo tutti, come sapevamo che il modello di vita che abbiamo perseguito non era sostenibile, eppure sono in molti coloro che hanno preferito non guardare oltre, vivendo alla giornata, un po’ come la favola della formica e della cicala.

Una scelta perpetrata per anni anche nel piccolo della nostra realtà, carica di responsabilità.
Ma responsabilità di chi?

La prima responsabile è senza dubbio l’azienda, che nonostante le previsioni ha continuato a seguire un core business antiquato, puntando all’immediato massimo profitto senza dedicare risorse alla modernizzazione dell’impianto produttivo, e soprattutto senza pianificare alternative al passo coi tempi.

La seconda responsabile è la politica, la quale non è stata in grado di imporre le linee strategiche per lo sviluppo economico e tutela del territorio, perché troppo assoggettata a logiche lobbistiche.

I terzi responsabili, secondo me, sono i lavoratori della raffineria e i suoi rappresentanti sindacali, i quali non hanno saputo o voluto vedere che quel modello industriale non sarebbe durato a lungo, accontentandosi dei periodici contentini ottenuti dall’azienda.

Tutte e tre le categorie di responsabili sono accumunate da uno stesso madornale errore: quello di essere state volutamente distanti dai cittadini di Falconara, chi per arroganza, chi per convenienza, chi per sufficienza.

Adesso però si tratta di capire come si intende uscire da questa situazione.
Siamo in vista di elezioni regionali, quindi immagino che ognuna delle parti sopra citate sfrutterà il momento cercando di ottenere il massimo risultato. Spero vivamente che riusciate ad ottenere garanzie e mantenere quindi tutti i posti di lavoro, anche se penso che più realisticamente ci sarà chi ne pagherà le conseguenze da subito. E tutti gli altri che tireranno un sospiro di sollievo?
Avranno solo rinviato nel tempo un problema che si riproporrà nel futuro prossimo.

Mi chiedo se le aspettative di voi lavoratori si limiteranno a salvare una cinquantina o più di posti di lavoro oggi, o se invece, come auspico, sono volte a programmare un futuro per la vostra azienda e soprattutto per il vostro futuro lavorativo. Mi chiedo se siete disposti a considerare il fatto che in tempi brevi, stante la crisi di cui sopra sarà possibile o necessaria una riconversione del polo energetico, ed evitare di ritrovarsi di colpo con un’azienda in crisi, centinaia di lavoratori senza lavoro e un territorio da bonificare.

Naturalmente non ho la soluzione in tasca, anche se da tempo mi sono convinto che la risposta sta nella progressiva produzione di fonti rinnovabili di energia oltre che nel risparmio energetico. Ma è una mia sommessa considerazione. Credo invece che sia importantissimo il confronto leale delle idee e delle preoccupazioni di chi vive la raffineria direttamente (lavorandoci) o indirettamente (convivendoci), che riesca a produrre una unità di intenti tale da sensibilizzare la politica affinché sia più vicina alle quotidianità del territorio, e l’azienda che possa realizzare un piano industriale sostenibile in termini sociali, ambientali ed economici.

Faccio appello al dialogo affinché si riesca ad aumentare il sentimento di solidarietà della cittadinanza che finora lamentate di non aver sufficientemente ricevuto.

Claudio Paolinelli

domenica 18 ottobre 2009

LA CRISI DELLE RAFFINERIE IN ITALIA

Falconara Marittima sta vivendo da alcune settimane le conseguenze di una crisi annunciata: quella della raffinazione di petrolio e derivati. C'è viva e giustificata preoccupazione dei lavoratori che rischiano il posto.
In questi giorni la Politica (Comune, Provincia , Regione) si sta interessando al problema ed ha avviato un tavolo con le forze sindacali e con l'industria per discutere il Piano Industriale presentato dall'API Raffineria.

Poco trapela circa il Piano Industriale, se non una sicura diminuzione di posti di lavoro (140?) e conseguente rischio sulla sicurezza.

Alcuni imputano la crisi della raffineria e quindi i licenziamenti alla mancata per ora realizzazione delle nuove centrali da 580 mw. Ma è proprio così?

Qual'è lo scenario energetico mondiale ed italiano?

Per arricchire la discussione propongo di leggere un articolo pubblicato nel maggio scorso dal Mensile Energia ed Economia a firma dell'economista e Presidente dell'Associazione Italiana Economisti dell'Energia (A.I.E.E) Edgardo Curcio.

L'articolo inizia con una dichiarazione dell'Amministratore delegato dell'ENI Paolo Scaroni che prospetta "tempi difficili" ed analizza lo scenario mondiale nel settore della raffinazione fino alla realtà italiana prevedendo la riduzione degli impianti di raffinazione, che colpirebbe,in special modo, quelli della fascia costiera.

Per leggere l'articolo clicca QUI

domenica 4 ottobre 2009

CITTADINI RESPONSABILI V/S AMMINISTRATORI IRRESPONSABILI

Come vogliamo chiamare un gruppetto di cittadini che invece di dedicare la preziosa giornata del sabato alla famiglia o al meritato riposo settimanale si riversano nei fossi cittadini per ripulirli?

Ambientalisti perditempo? Inguaribili sognatori? Ingenui idealisti? O provocatori?
Io li chiamerei semplicemente cittadini responsabili.

Ieri alcune persone, donne e uomini si sono radunate nei pressi di un fosso vicino al cimitero di Castelferretti che già in un passato recentessimo ha provocato danni ingentissimi allagando gran parte del popoloso quartiere falconarese.

La causa è l'incuria e la mancata manutenzione dei fossi, e sembra che l'amministrazione comunale non intenda farsene carico, infatti solo pochi giorni fa, il sindaco Brandoni ha dichiarato che il problema dei fossi si risolverà solo dopo la costruzione delle centrali API.

Il fosso generosamente ripulito da rifiuti di ogni genere e dalla vegetazione che lo intasava e addirittura lo nascondeva alla vista anche dei più attenti, è tornato alla sua funzione principale: far scorrere in caso di pioggia l'acqua che scende dalla vicina collina di Montedomini. Il rischio idrogeologico è altissimo e chissà cosa succederà quando gran parte di quella collina verrà occupata da una miriade di palazzine che verranno costruite proprio grazie ad una variante al piano regolatore fortemente voluta e votata dall'attuale amministrazione di destra.

Il ritornello è sempre quello: le cose si possono fare nella nostra città solo in cambio di qualcos'altro. Vuoi i fossi puliti? allora autorizziamo le centrali alla raffineria, stessa cosa vale per salvare il bilancio(ni) comunale con varianti che stuprano il territorio o come l'adesione alla Quadrilatero che peraltro cementificherà una altra grossa fetta di territorio a poche centinaia di metri dal fosso di cui sopra.

Questi cittadini in un modo democratico si dichiarano contrari a questa pratica distruttiva per l'ambiente e per la qualità della vita anche sociale ed economica della città, quindi eccoli insieme armati di roncole e falci a sostituire gli enti preposti.

Il sindaco intanto è sordo alle proteste, ha orecchie solo per i potenti dai quali si abbevera della loro verità e si fa carico di portarne il verbo.

Ma si sbaglia. Oltre ai fossi un giorno potrebbero tracimare anche le proteste e potrebbe venire spazzato via dal fiume in piena proprio come i quartieri falconaresi. Non sono solo i fossi ad essere intasati, basta passeggiare per la città per rendersi conto che gran parte dei tombini sono intasati, in alcuni sono perfino germogliate delle piantine, ma il problema sembra ignorato dagli amministratori. Vedremo cosa succederà con le prime piogge.

Un plauso ai cittadini responsabili ed un ringraziamento per l'impegno e la sensibilità dimostrati.

martedì 18 agosto 2009

IL VOLO FRENATO

Ricevo via mail e pubblico volentieri questa lettera a dieci anni dal rogo del 25 agosto 1999 in cui persero la vita due lavoratori della raffineria Api: Mario Gandolfi e Ettore Giulian.

25 Agosto 1999 - 25 Agosto 2009: ''Il ''Volo Frenato'', intensa scultura di Valeriano Trubbiani, esposta nel Castello di Falconara Alta. Parte integrante del corpus di opere dell'artista marchigiano, acquistate dall'Amministrazione comunale falconarese per la Galleria Civica di Arte Moderna in corso di allestimento, la scultura di Trubbiani è stata estratta dal vasto gruppo appartenente al ciclo tematico del ''Passero solitario'', il cui primo esemplare fu esposto alla Biennale di Venezia nel 1972.

L'opera, realizzata in acciaio inox, bronzo ed alluminio, è di 355 cm di lunghezza e di 192 di altezza.Questa bellissima opera è esposta sulle mura del castello di Falconara Alta, sede dell'amministrazione civica comunale di Falconara Marittima e, a mio modo di vedere, rappresenta perfettamente la nostra realtà territoriale.

Il volatile che sta prendendo il volo, per similitudine, rappresenta la comunità falconarese che ha voglia e determinazione a migliorare l'aspetto sociale, economico e culturale della città di Falconara Marittima mentre la "palla al piede" che frena il volo, sempre per similitudine, ben rappresenta tutte le amministrazioni locali, del passato e del presente, che nulla hanno fatto e fanno per concretizzare le aspettative della comunità, anzi sempre di più legati col catenaccio ad una ben nota realtà industriale che non ha la minima intenzione a far sì che nel territorio comunale falconarese si possa trovare una valida alternativa allo status quò.

Il 25 agosto prossimo saranno trascorsi dieci anni da quando si verificò uno degli incidenti di maggior rilevanza, per quanto riguarda la raffineria API di Falconara Marittima e riporto, per non dimenticare, quanto avvenne: alle 5,35 del 25 agosto 1999, l'intera città di Falconara veniva bruscamente svegliata da un boato. La causa: l'ennesimo incidente all'interno della Raffineria API. I danni sono ingenti, sia in termini ambientali che in perdita di vite umane. 2 lavoratori morti; 2 quartieri e centinaia di cittadini in fuga; 10 cittadini ricorsi alle cure mediche per le esalazioni dei fumi dell'incendio; 1 treno transitato tra le fiamme; 1 Km e mezzo di territorio interessato da una pioggia solida e liquida di detriti ed idrocarburi; 3 ore circa di paralisi totale del traffico aereo, ferroviario e stradale.

Per dovere di cronaca va anche ricordato che il processo derivante all'incidente si concluse così: "Un operaio condannato; gli altri cinque imputati - fra operai e dirigenti - assolti per non aver commesso il fatto, ma in base al secondo comma dell'art. 530, ossia la vecchia formula dubitativa relativa alla carenza di prove. E' la sentenza per il rogo del 25 agosto 1999 all'Api di Falconara marittima, costata la vita a due operai, Mario Gandolfi e Ettore Giulian, emessa dopo meno di quattro ore di camera di consiglio dal giudice monocratico di Ancona Vincenzo Capezza. L'operaio condannato a un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa) è Gaetano Bonfissuto, che allestì la linea di carburante e manovrò la valvola sotto accusa. Sono stati invece assolti l'ex direttore della raffineria Giovanni Saronne, l'attuale dirigente Franco Bellucci, il capo manutenzione Sergio Brunelli, il responsabile manutenzione off-site Claudio Conti, e l' operaio Pierfrancesco Carletti.

Il giudice ha inoltre riconosciuto un risarcimento danni alle parti civili, da definire in separata sede. Dovrà essere corrisposto dall'Api e dall'unico imputato condannato. Il pm Cristina Tedeschini aveva sollecitato condanne a due anni e sei mesi di reclusione per l'ex direttore della raffineria Giovanni Saronne e per l'attuale dirigente Franco Bellucci, allora capo servizio operativo dello stabilimento.

Pene più lievi erano state chieste per gli altri imputati: il capo servizio manutenzione Sergio Brunelli e il responsabile manutenzione off-site Claudio Conti (per entrambi un anno e quattro mesi); gli operai Pierfrancesco Carletti (un anno) e Gaetano Bonfissuto (nove mesi). Erano già usciti dal processo l'operaio Ivan Giacchetti, assolto, e il funzionario fiscale Silvio Re condannato a dieci mesi di reclusione .... Secondo i due esperti nominati dal gip, ad innescare le fiamme sarebbe stata una serie di concause cominciata con il trasferimento di benzina verde al deposito nazionale lungo una linea anomala, e proseguita con la mancata chiusura di alcune valvole di sicurezza - come impone invece una prassi corretta di gestione del servizio - e con il cedimento di una pompa nella quale fu trovato anche un pezzo di calcestruzzo.
La difesa ha sempre negato ogni responsabilità a carico degli imputati, sostenendo che il collasso della pompa sarebbe stato causato da un prelievo fraudolento di carburante.". (Corriere Adriatico del 5 maggio 2005).


Dal 25 agosto 1999 ad oggi tanta acqua è passata sotto i ponti, così come tanto veleno è transitato nell'atmosfera di Falconara Marittima e tanti, troppi, cittadini falconaresi si sono ammalati di tumori, linfomi o malattie riconducibili alle vie respiratorie; tragicamente molti sono i bambini che soffrono di queste malattie.

Questi dati sono certi, incontrovertibili e chiunque può prenderne visione leggendo l'indagine epidemiologica disposta dalla Regione Marche e condotta da ARPAM e Istituto Nazionale Tumori.


Resta da dire che anche la Raffineria API si prepara a ricordare il decennale con l'installazione di due ulteriori centrali termoelettriche per la generazione di elettricità come fossero, sempre per similitudine, candeline sulla torta. Poi si sa che spesso le feste finiscono con i botti ....


Falconara M. agosto 2009
Stefano Rettaroli.

domenica 5 luglio 2009

IL CACCIATORE DI AQUILONI

Molti avranno letto il libro di Khaled Hosseini Il Cacciatore di Aquiloni. Un bellissimo romanzo da cui è stato tratto anche un film che racconta in maniera diretta ed emozionante la vita delle persone che abitano a Kabul in Afghanistan, dove la violenta repressione talebana le costringe ad un regime di prigionia dove è tutto vietato, perfino far volare gli aquiloni. Se non lo avete ancora letto ve lo consiglio caldamente.

Ma non è di libri che voglio parlare oggi. Ho solo preso lo spunto dal titolo di questo romanzo perchè ho scoperto che anche altri sono impauriti dal messaggio di libertà che evoca un aquilone in volo e non solo nel violento e illiberale regime talebano.

La nostra cara città, sta diventando sempre più una città intollerante, ricorderete che non tanto tempo fa ho avuto modo di raccontare di alcune ordinanze molti discutili nei confronti dei più deboli.
Ora sembra che il sindaco voglia mettere dei veti ad iniziative a lui sgradite appoggiato immagino dai suoi assessori e consiglieri.

Entrando nello specifico, sembra che il sindaco abbia vietato l'utilizzo di uno spazio nel tratto di spiaggia libera di Falconara Marittima, richiesto da alcune associazioni che volevano dare informazione sui rischi per la salute dei cittadini falconaresi a causa dell'alto tasso di inquinamento e per la raccolta di firme della petizione popolare partita già alcuni mesi per chiedere di non costruire nuove mega centrali elettriche nel nostro territorio.
Leggendo i regolamenti scopriamo che non esiste un codice o un articolo che vietano questo tipo di iniziative, anzi lo statuto comunale art. 14 prevede proprio il contrario.

Si richiedeva un piccolo spazio nel tratto di spiaggia libera per una giornata in cui montare un gazebo e fornire informazioni ai bagnanti con un simbolico volo degli aquiloni.
Proprio quegli aquiloni che i talebani afgani considerano pericolosi. Chissà forse c'è il timore che un inoffensivo aquilone possa far ragionare le persone su questioni che le riguardano. Forse si vuole evitare la discussione e l'approfondimento su temi che una seria amministrazione comunale non dovrebbe limitare ma al contrario stimolare.

Nonostante tutto in Afghanistan gli aquiloni hanno ripreso a volare anche se con difficoltà.
E a Falconara?

giovedì 28 maggio 2009

A PROPOSITO DI SPURGO DI RAFFINERIA

Vi propongo un articolo comparso ieri sul sito la mia aria.it

A proposito di spurgo di raffineria

Su Falconara Marittima si sta facendo sera. E’ il 16 maggio 2009. Mentre le famiglie si apprestano alla cena fuori scorgono una densa nube scura che va assumendo via via un colore giallastro. Qualcuno si allarma. Prende il telefono è chiama l’800122212 il numero verde del Centro Emergenze del Comune di Falconara Marittima. Al di là del filo le risposte sono vaghe.
Cittadino: “Buonasera, c’è una nube sopra la raffineria visto che mia madre abita a 100 metri dall’API volevo avere notizie”.
800122212: “Ah sì, ci sono già state alcune telefonate che ci comunicavano la presenza di questa nube, abbiamo sentito l’API ma ci hanno assicurato che non dipende da loro”.
Cittadino: “Mi scusi ma se non proviene dall’API da dove altro può arrivare?”
800122212: “Non so, in ogni caso lunedì se passa da noi potremo dirle cosa è successo.”
Cittadino: “Ma se la nube fosse tossica forse lunedì è un po’ tardi”.
Altra telefonata d’allarme. Altra risposta.
800122212: “Io non la vedo questa nube”
Cittadino: “Come è possibile signorina è grande come tre balene, mi scusi ma lei dove abita?”
800122212: “Io sto dalla parte opposta alla raffineria”
Cittadino: “Beh allora forse se prende l’auto e scavalca la collina la potrà vedere anche lei, è bella grande!”
800122212: “Sì ma tanto non posso fare nulla perché l’ARPA è chiusa”.

La questione approda subito anche sul web. il Comitato Cittadino 25 Agosto ne parla in tempo reale sul suo sito. Pubblica anche inquietanti fotografie. La notizia è ripresa dalle agenzie che riportano anche le rassicurazioni dell’Arpa Marche che precisa che si tratta “del periodico rilascio di spurgo, assolutamente non nocivo per la salute”.
Ma se davvero si è trattato di spurgo, sull’episodio, sarebbero necessarie ulteriori indagini.

Gas di spurgo: sostanza pericolosa

A proposito degli spurghi effettuati dai camini delle raffinerie, può essere utile sapere infatti che la direttiva CEE 67/548 concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose, indica come sostanza tossica il gas di spurgo delle raffinerie.
La sostanza rientra nella lista delle sostanze pericolose Allegato I della Direttiva 67/548/CEE con numero indice 649-171-00-9 : gas (petrolio), spurgo dell'idrodesolforazione del gasolio; gas di raffineria. Pericolosa in quanto i suoi effetti sono diretti per la salute. Può infatti provocare il cancro, oltre che alterazioni genetiche ereditarie. La normativa consiglia inoltre di evitare l’esposizione e di, in caso si incidente o malessere, consultare immediatamente il medico.

Alta incidenza di neoplasie sul territorio

E a Falconara Marittima la questione dell’incidenza dei tumori è drammaticamente di strettissima attualità. E’ recente il braccio di ferro tra Medicina Democratica e Api in relazione alla indagine commissionata dalla Regione Marche ed effettuata dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Un rapporto choc che mette in evidenza che “vi è un eccesso – afferma il documento di Medicina Democratica - di mortalità fra i cittadini (in particolare donne) di Falconara per alcuni tumori (leucemie e linfomi) che abitano nelle vicinanze della raffineria” e che “vi è una relazione – afferma ancora il movimento di lotta per la salute onlus - fra tali malattie e la vicinanza alla Raffineria di Falconara”.

Un botta e risposta che, con una procedura davvero insolita, ha coinvolto direttamente nel marzo 2009 le famiglie di Falconara che si sono viste recapitare a casa nella propria cassetta della posta dapprima due lettere, una firmata dall’assessore all’Ambiente delle Regione Marche e l’altra dal dottor Andrea Micheli della Fondazione Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Istitituto dei Tumori di Milano che informavano circa gli esisti dell’istituto epidemiologico, e una terza lettera, in replica alle prime due, dell'amministratore delegato Api spa ingegnere Giancarlo Cogliati.
“I responsabili della Raffineria – commenta Medicina Democratica rivolgendosi anch’essa direttamente alle cittadine e ai cittadini falconaresi - criticano l’indagine considerandola “di parte” e propongono che ne venga fatta un’altra affidandola ad un gruppo di scienziati alcuni dei quali da loro nominati. Una posizione tanto strana quanto inaccettabile. Sembrerebbe quasi – dice ancora Medicina Democratica - che un Ente pubblico, grandemente reputato a livello nazionale e internazionale, quale l’Istituto dei Tumori di Milano, sia fazioso e il suo lavoro abbia bisogno di una verifica da parte di chi inquina. Infatti si potrà dire – questo si da verificare - che la Raffineria di Falconara provoca delle emissioni all’interno dei limiti di legge o che fa il possibile per ridurle, che si tratta di produzioni necessarie, ecc., ma sostanze tossiche vengono comunque emesse e diffuse quotidianamente nell’ambiente. Emissioni che – dice ancora l’associazione - producono malattia e morte anche se a distanza di anni, a differenza dei gravi infortuni sul lavoro avvenuti i cui deleteri effetti sono stati immediati”.

Le emissioni prodotte dall’impianto

Ma qual è il livello di emissioni prodotto dalla Raffineria Api di Ancona, inserita nell’inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidente rilevanti del ministero dell’Ambiente, aggiornato ad aprile 2009?
Il Registro europeo delle emissioni industriali - European Polluttant Emission Register (Eper) - nella scheda riferita all’impianto pubblica i dati riferiti al 2004.
Si riporta un dato di 2 milioni 150 mila tonnellate di anidride carbonica rilasciata in atmosfera nel 2004 (1 milione 510mila nel 2001). Evidenziate poi 25 tonnellate di ammoniaca contro le 10 tonnellate del 2001, 401 tonnellate di composti organici volatili non metanici (erano 408 tonnellate nel 2001), 986 tonnellate di ossido di azoto (912 nel 2001), 1880 tonnellate di ossido di zolfo (1970 tonnellate nel 2001).

sabato 23 maggio 2009

UNO CONTRO L'ALTRO

Oggi mi soffermo su un fatto che mi è accaduto un paio di giorni fa.
Mi trovavo a passeggiare in centro a Falconara con alcuni amici intento a distribuire del materiale elettorale, ed incontro una coppia di quelli che consider(av)o miei amici. Li saluto cordialmente come sempre, anche perchè ci conosciamo da circa venti anni, ma la donna di cui non vi dico il nome, risponde al mio saluto con una frase che mi ha fatto pensare. Infatti con un tono che sembrava scherzoso mi dice: "... se mio marito perde il lavoro verremo a mangiare a casa tua".

Io credendola una battuta ho risposto che la mia casa è sempre aperta per gli amici, quindi non è necessario perdere il lavoro per entrare.

Lei però inasprendo ancora di più il suo tono di voce mi ribadisce che verranno a mangiare a casa mia solo se perderanno il lavoro.

Di questo scambio di battute credo che abbiate capito ben poco, quindi vi do una indicazione che vi aiuterà a capire meglio. La mia amica (?) si riferiva al posto di lavoro di suo marito dipendente della raffineria API.

Perché oggi ho deciso di scrivere di questo fatto che potrebbe sembrare di tipo personale? Perché il dialogo appena descritto mette in evidenza il clima pesante che si sta creando in città. Un clima che pericolosamente sta contrapponendo chi giustamente si batte per una città più vivibile, più sana, meno inquinata, con chi altrettanto giustamente ha timore per il posto del lavoro.

Allora credo che siano opportuni alcuni chiarimenti.

Io da anni mi sto impegnando insieme a centinaia di cittadini affinché Falconara possa ritrovare una giusta dimensione, più libera dall'inquinamento e anche più libera dai condizionamenti politici e dai poteri forti. Questo non significa che non abbia a cuore il futuro dei lavoratori.

L'equazione No centrali = licenziamenti è un tentativo meschino di chi si trincera dietro questa falsa verità e tenta di utilizzare i lavoratori come scudi dietro i quali continuare a fare affari.

Provocare uno scontro di questo tipo è da irresponsabili, ma credo anche che sia altrettanto da irresponsabili non cercare il dialogo tra le parti.

Mi domando ad esempio perché alcune forze sindacali della raffineria, preferendo inoltrarsi in dichiarazioni che nemmeno la dirigenza api osa fare, non fanno proprie le preoccupazioni dei cittadini sulla sicurezza, visto che dovrebbero essere una priorità anche per i lavoratori.

Insomma io rivendico il diritto di sognare una città migliore e nessuno può venirmi a dire che con la mia azione affamo le famiglie, perché se un solo lavoratore verrà licenziato questo non sarà a causa del no alle centrali.

Uno dei problemi di questa città è che si è perduto il valore della solidarietà, prevale l'egoismo. Colpa della crisi, ma anche colpa di una nuova cultura basata sul niente.

Dovremmo isolare chi tenta di metterci uno contro l'altro, perché tutti ci rimettono, tutti tranne i potenti.

Il clima diventa esasperante, si potrebbero perdere i posti di lavoro, la salute o molto più banalmente le amicizie. Non mi sembra un grande prospettiva.

sabato 16 maggio 2009

Api: Noe denunciano direttore stabilimento per inquinamento

16/05/09 16:01
Sostanze pericolose nel suolo durante demolizione serbatoio
(ANSA) - ANCONA, 16 MAG - I carabinieri del Noe hanno denunciato il legale rappresentante nonche' direttore di stabilimento della raffineria Api di Falconara per inquinamento del suolo. L'episodio risale alla primavera del 2008, la denuncia e' stata fatta al termine di una lunga serie di accertamenti: secondo i carabinieri dell'ambiente l'inquinamento sarebbe stato provocato dalla fuoriuscita di sostanze pericolose a seguito della demolizione, fatta senza permesso, del serbatoio per lo stoccaggio di idrocarburi.(ANSA).

domenica 19 aprile 2009

LA CITTA' SVEGLIATA DAL RUMORE DEL SILENZIO

E' chiaro. Tra i tanti problemi di Falconara quello più preoccupante è ambientale. Quando dico ambientale vorrei che non si pensasse all'ambiente in termini ideologici, romantici. Questione ambientale a Falconara significa rischio per la salute della popolazione, degrado del territorio, declino economico sociale.

A Falconara parlare di ambiente non significa fare accademia, ma ragionare sul futuro di una ampia fetta di territorio, si tratta di decidere tra la graduale bonifica o il definitivo degrado, di scegliere un futuro sostenibile pensando alle generazioni che verranno.

I falconaresi conoscono bene la qualità dell'aria che respirano ogni giorno. Nonostante le rassicurazioni quotidiane, l'odore acido che si percepisce quasi ogni giorno la dice lunga sulla purezza dell'aria. I falconaresi conoscono bene anche i rischi che provoca la vicinanza della raffineria: una lunga lista di incidenti tiene in "ostaggio" una città intera.

Il problema è causato principalmente dalla raffineria api, azienda benedetta da tutti negli anni sessanta perchè dispensatrice di lavoro. Un periodo di boom economico in cui tutti preferivano soprassedere ai rischi a favore dell'occupazione, tutti con lo sguardo rivolto verso la produzione, la crescita del Paese, lo sviluppo. Una scelta che con il passare degli anni si è dimostrata castrante per la vocazione turistica della città. Si decise di sacrificare Falconara a favore dello sviluppo della Regione e dell'intero Paese.

La crisi economica, il fallimento del capitalismo affossato dal neoliberismo, il cambiamento delle condizioni climatiche, dovrebbero modificare le strategie economiche e di sviluppo. Invece cosa succede? A Falconara per esempio, come se niente fosse, si vogliono costruire due nuove centrali elettriche all'interno della raffineria.

Una parte significativa della città insorge e si auto organizza, nonostante il sindaco che invece si inchina alle richieste del potere politico ed economico.

Grazie alle pressioni dei comitati cittadini l'area di Falconara e dintorni viene studiata dall'istituto tumori e i risultati sono tutt'altro che rassicuranti, i risultati dello studio certificano il rischio di malattie respiratorie e tumori. Giustamente la popolazione viene avvertita con una lettera inviata dalla Regione Marche e dall'Istituto dei tumori.

Apriti cielo. La raffineria per mano dell'ing. Cogliati invia una nuova lettera ai cittadini per sminuire il rapporto di esperti riconosciuti, rassicurando la popolazione, smentendo in pratica lo studio epidemiologico.

Da qui parte la mia provocazione. A Falconara in questo momento c'è molta confusione, i cittadini non sono più in grado di giudicare chi ha ragione. L'istituto tumori che ci mette in guardia su possibili malattie o i dirigenti Api che invece negano ogni rischio.

In questa confusione non si può non notare il silenzio della politica e degli enti istituzionali. I partiti politici infatti si sono contraddistinti per una preoccupante indifferenza sulla questione. Comprensibile la scelta del Sindaco Brandoni, che come noto è filo-aziendalista, ma la Provincia, la Regione Marche, i partiti del centro-sinistra, cosa pensano? Non si sa, tutto tace. Saranno le imminenti elezioni, ma nessuno ha preso posizione, nessuno ha detto una parola a difesa dello studio epidemiologico.

Il presidente Spacca avrà pure una opinione a riguardo.

"Regioni e Ambiente" è una rivista di informazione. Nel numero di marzo 2009 c'è uno spazio dedicato alle "Marche News" si intitola Green Governance ed è a cura della Regione Marche.

C'è un articolo del Presidente Mario Spacca dal titolo: "tutela e valorizzazione del territorio: priorità strategiche del governo regionale".

Il presidente Spacca scrive: " L'ambiente naturale è la nostra casa comune, il luogo in cui viviamo e lavoriamo, in cui dovranno vivere le generazione dei marchigiani che seguiranno la nostra.... La tutela e la valorizzazione del territorio è stata una delle quattro priorità strategiche...attraverso il patto con i cittadini delle Marche di condivisione di un autentico sistema di valori... Di fronte all'ambiente, infatti, non possiamo tenere un atteggiamento indifferente o passivo... Ci siamo proposti una politica attiva a favore del territorio, a contrastare gli abusi, a tutelare l'immenso patrimonio di risorse naturali..."

Belle parole, ma ho l'impressione che l'azione di Governo vada in direzione opposta. Almeno per Falconara. Sembra che la mia città sia esclusa dai programmi regionali. Nessun patto con i cittadini, nessuna politica attiva, nessuna tutela del patrimonio naturale. Niente di niente.

Falconara ha diritto alle tutele come il resto della regione oppure la strategia del governo regionale prevede il sacrificio di questa città in nome dello sviluppo della regione?

In ultimo il Presidente Spacca nel suo articolo elenca una serie di riconoscimenti ambientali:
" ... Le marche oggi sono la regione con il più alto numero di bandiere blu e verdi e di ben 16 bandiere arancioni."

Si è dimenticato di elencarne un'altra, quella nera che viene attribuita alla città peggiore in termini ambientali. Indovinate un pò a chi è stata attribuita?....Rispotta esatta, a Falconara.