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venerdì 21 novembre 2014

VIVA LA POLEMICA SE DICE IL VERO!

Ho partecipato all'assemblea organizzata da un gruppo di persone sulla questione della qualità dell'aria a Falconara Marittima. Tanta gente presente, evidentemente il tema della salute è molto sentito in città. C'erano alcune forze politiche, il Pd cittadino al gran completo, c'era il consigliere comunale di FBC, c'erano alcuni assessori della giunta comunale, mancava completamente una rappresentanza della sinistra, di Sel della città, purtroppo ancora una volta lontano dalla vita sociale e politica falconarese (ma questa è un'altra storia).

L'assemblea ha sancito la nascita di un nuovo comitato (mal'aria Falconara) che ruota attorno ad una pagina facebook dedicata alla qualità dell'aria e alla segnalazione pubblica di odori molesti.

I relatori hanno spiegato come attivarsi per denunciare e/o segnalare gli odori, presentando anche un modulo da compilare e inviare all''ufficio ambiente del Comune, e come utilizzare il numero verde per le emergenze ambientali.

Tutto molto positivo a mio avviso. Ritengo che ogni forma di partecipazione sia sempre da apprezzare e sostenere. La riunione, secondo la raccomandazione dei relatori, non doveva cadere in discussioni polemiche, ma restare in un ambito propositivo. Ed infatti non c'è stata polemica.

Potrei essere d'accordo se però non si confondesse la vis polemica con la negazione o la omissione dei fatti. Nella riunione ho notato infatti una eccessiva cautela nel nominare le cause delle “puzze”. E' stato accuratamente evitato di nominare la raffineria Api che è (secondo documenti ufficiali) il primo responsabile dell'insalubrità dell'aria. Insomma non si può citare lo studio epidemiologico senza dire chiaramente che lo stesso si riferisce a quell'impianto petrolifero. Come non si può omettere di dire che l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Brandoni è stata sempre molto scettica sui risultati di quello studio e poco ricettiva a raccogliere le proteste e le segnalazioni dei cittadini quasi quotidiane. Allo stesso tempo non si può non sottolineare il muro di gomma che la Regione Marche ha innalzato intorno alle questioni riguardanti la raffineria.

Penso che la scelta di restare equidistanti, affrontare i temi senza individuare responsabilità e omissioni riporti il dibattito ambientale e sanitario della città indietro di almeno 20 anni. Penso che sia una tattica sbagliata. Non si può, secondo il mio parere mettere da parte gli studi, i dati, le denunce, le lotte di centinaia di persone degli ultimi anni. Se si vuole affrontare seriamente il problema della salute a Falconara bisogna parlare chiaro e non aver paura di citare nomi e responsabilità e giudicare i comportamenti dei vari soggetti in causa. 
Insomma meglio una sana polemica se ragionata e documentata di tante discussioni che girano attorno al problema.    

In ultimo, mi spiace raffreddare gli entusiasmi, vorrei dire però che le meritorie segnalazioni dei cittadini, seppur puntuali e documentate non sortiranno alcun effetto se non affiancate da una volontà politica di livello comunale e regionale. Anche in questo caso restare equidistanti significa sconfinare nel qualunquismo.

lunedì 2 settembre 2013

NE ABBIAMO PIENI I POLMONI

Ieri è stata una giornata pesante sotto il profilo ambientale a Falconara Marittima. La città si è svegliata con una forte puzza di zolfo (sembra zolfo) e ne è stata avvolta per tutta la giornata. Anche adesso che sto scrivendo il forte e stomachevole odore si percepisce benissimo.
 
Per capire il tipo di odore, direi che si può paragonare al tipico odore di un fiammifero quando viene acceso ma moltiplicato per 1000. Bisogna provare ad immaginare quella puzza così acre respirata per tutta una giornata e in tutta la città. A dire il vero quell'odore si sente da almeno un mese e solo la direzione del vento impedisce che venga trasportato verso il centro abitato.
 
Ieri infatti il vento spirava da nord/est (da mare verso terra), impestando l'aria. I giornali riportano che la puzza era tale che molti bagnanti che volevano godersi questi ultimi giorni di sole, hanno abbandonato la spiaggia, che molte persone in casa, nonostante il caldo sono stati costretti a chiudere le finestre.
 
Il punto è: che cosa fanno gli enti preposti al controllo, in questo territorio che è riconosciuto come AERCA (area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale)? Il Comune soprattutto che dovrebbe avere pronto un piano di emergenza e di informazione ai cittadini.
Ben poco.
 
Ieri al numero dedicato alle emergenze l'operatore aveva poche informazioni da dare (ieri tra l'altro c'è stato anche un problema con la rottura delle tubazione dell'acquedotto, ed anche in quel caso le informazioni sono state insufficienti). Si è saputo solo che L'Arpam stava facendo dei controlli, null'altro. Le poche informazioni le hanno potute leggere gli utenti di facebook grazie ad un messaggio postato dal sindaco con il quale affermava di aver avuto rassicurazioni da parte dell'AD della raffineria Api che era tutto sotto controllo senza rischi per la popolazione (clicca qui). 
 
Nel tardo pomeriggio di ieri un altro post del sindaco su facebook chiudeva l'inconveniente in questo modo: "Alle ore 15 e' terminata la verifica da parte dei tecnici dell' Arpam, alla quale hanno partecipato gli agenti della P.M., che per il momento ha accertato che non vi sono problemi per la salute pubblica. Nei prossimi giorni gli stessi trasmetteranno i verbali con i valori dei rilievi effettuati".
L'informazione passa per facebook e non attraverso i normali canali di informazione istituzionali. Vi sembra possibile?
 
Stamattina in realtà un responsabile dell'Arpam che ho contattato per chiedere informazioni mi ha riferito che l'Ente non ha ancora terminato i controlli e che anzi anche stamane una unità era all'interno della raffineria. Quindi non ha ancora accertato nulla e non esclude né conferma rischi per la salute.
 
Ci sono due problemi gravi in questa vicenda: il primo è indubbiamente il fatto che l'aria di Falconara è fortemente inquinata, che le emissioni dei fumi della raffineria sfuggono ai controlli e che ci sono inconfutabili rischi per la salute. Che è difficile  prevenire i disagi, e che al momento si può solo sopportarne le conseguenze. Su questo primo problema credo che esista una deficienza strutturale e che manca una più sistematica operazione di controllo da parte delle istituzioni ed enti vari.
 
L'altro problema non secondario è quello dell'informazione ai cittadini. E' ormai consolidato il fatto che in caso di incidenti, emergenze varie, l'amministrazione comunale si fa trovare impreparata. E' accaduto alcune settimane fa a seguito dell'incendio nella raffineria e dei problemi odoriferi di Castelferretti, è accaduto tante volte precedentemente ed è accaduto anche stavolta. I cittadini non ricevono dagli uffici comunali le corrette informazioni, gli uffici sembrano non collaborare tra loro.
 
Eppure dal sito comunale nella pagina dell'Ambiente si può leggere: "L’Unità Organizzativa Complessa Tutela Ambientale del Comune di Falconara Marittima si occupa dei servizi di Igiene Urbana, di inquinamento atmosferico, inquinamento acustico, inquinamento del suolo, acqua, materiali contenenti amianto, disinfestazioni e derattizzazioni delle aree pubbliche, nonché dell'esame di segnalazioni da parte di cittadini per  inconvenienti ambientali e sta perseguendo gli obiettivi di prevenzione, tutela e risanamento ambientale. Attività che contraddistingue l’ufficio Ambiente è poi quella dell’Educazione Ambientale rivolta soprattutto alle scuole, con la realizzazione di programmi annuali attraverso il Centro di Educazione Ambientale".   
 
Credo che sia più che mai opportuna una profonda riorganizzazione di tutto il settore. La tutela ambientale nella nostra città è particolarmente importante, come è fondamentale che la macchina delle emergenze funzioni perfettamente, proprio perché siamo nell'AERCA.
Spero che l'amministrazione comunale prenda atto di questa grave inefficienza e si adoperi per superarla, per il bene, la salute, e l'integrità dei cittadini e che renda note le procedure di emergenza in questa città.

sabato 13 luglio 2013

LA SOLIDARIETA' E' UNA COSA SERIA

Manifestazione lavoratori api
Ieri ho partecipato alla manifestazione dei lavoratori dell'Indesit a Fabriano. Tante persone in corteo e tanta solidarietà e preoccupazione per il rischio delocalizzazione e chiusura degli impianti. Tanta solidarietà dalla città. Quasi tutti i negozianti hanno tirato giù la serranda e non era per nulla scontato.
 
Ho pensato mentre ero in corteo che questo tipo di solidarietà difficilmente si potrà trasferire nella mia città: Falconara Marittima, che vive un altro momento difficile con la crisi del settore petrolifero che mette in discussione l'attività produttiva della Raffineria API. Ho pensato questo perchè tra i lavoratori Api e gran parte dei cittadini non c'è mai stato un dialogo costruttivo sulla questione, ognuno chiuso nelle proprie posizioni. Un dialogo che considero invece indispensabile.
 
Tornato a casa mi capita di leggere un comunicato stampa di una rappresentante sindacale, Lina Rossi, dell'UGL Provinciale che scrive una nota dal titolo: “L'Api non va strumentalizzata per scopi di propaganda politica”. Una nota di indignazione, di denuncia e di critica nei confronti dei politici che secondo lei hanno sfruttato gli incidenti avvenuti nei giorni scorsi per fare demagogia con falsi allarmismi.
 
Questo comunicato arriva a due giorni dalla riapertura dell'impianto di raffinazione, chiuso per alcuni mesi a causa della crisi. ma arriva anche dopo tre incidenti avvenuti nella raffineria negli ultimi due mesi, uno dei quali ha provocato la morte di un lavoratore in subappalto.
 
Mi chiedo quale demagogia ci sia nel denunciare la scarsa sicurezza nell'industria, e se si possono considerare falsi allarmismi incidenti con morti e incendi. 
 
La responsabile sindacale si dice indignata, ma mi domando come mai non ho letto una nota di indignazione dopo l'incidente del 30 maggio scorso per la morte per ustioni che ha provocato. Mi domando come sia possibile minimizzare il rischio affermando che con l'incendio del 8 luglio non ci sono state fuoriuscite inquinanti, quando una nuvola minacciosa ha attraversato il cielo di Falconara e che "SOLO" il vento ha impedito che si dirigesse sulla città.
 
La signora parla di indignazione.  Anche io sono indignato, perchè è incredibile che una forza sindacale prenda posizioni a difesa dell'azienda quando il suo dovere è quello della tutela dei lavoratori, per la difesa del posto di lavoro e per la tutela della salute e sicurezza di tutti.
 
Sono indignato perchè quella nota è stata scritta non per chiedere maggiore sicurezza, ma per minimizzare e giustificare gli incidenti: "l'Api non è come accendere il motore della loro motocicletta".
 
Sono indignato perchè gli incidenti sono scivolati via senza clamori da parte dell'azienda, del Comune di Falconara, della Regione Marche, e purtroppo anche da parte dei sindacati, più preoccupati a non ritardare l'apertura di lunedì prossimo che a sincerarsi delle condizioni di sicurezza.
 
Sono indignato perchè solo alcune settimane fa, la Corte di Appello ha condannato 3 dirigenti della raffineria API per l'incidente del 25 agosto 1999 in cui morirono due lavoratori e non ho letto alcuna lettera di indignazione da parte delle forze sindacali. Una sentenza che ha ribaltato la decisione in primo grado che aveva individuato come unico colpevole un lavoratore dell'Api. Un uomo, un lavoratore della raffineria che è stato scagionato da accuse infamanti. Un uomo che però non ha potuto gioire dell'assoluzione perchè nel frattempo, nelle lungaggini del processo, è morto. Morto con l'angoscia nel cuore per un accusa dimostratasi falsa.
 
Mi fa indignare che i sindacati non abbiano sentito la necessità di esprimersi su questa importantissima sentenza che riporta giustizia e verità sull'accaduto.
 
Quando parlo di solidarietà mi riferisco a questo e mi riallaccio all'apertura del mio post, la solidarietà della città ai lavoratori dell'Indesit. La solidarietà non c'è a Falconara. I lavoratori dell'API danno l'impressione di volersi chiudere nel recinto della raffineria, credono di essere un colletivo ma in realtà sono isolati, non cercano la solidarietà, non sono interessati al dialogo.
 
Questo mi indigna. 
Sono indignato ma non sono sorpreso dalle dichiarazioni che la dirigente UGL fa nei confronti dei politici con un velato tono minaccioso: "...non tirate troppo la corda perché noi, i nostri mariti, i nostri figli che rischiano, sono Pronti e preparati, sono professionali ed hanno una coscienza, non possono contare sulle poltrone o sui vostri compensi e si ricorderanno di voi al momento più opportuno”. Sul comunicato la signora Lina Rossi scrive riferendosi ai politici: "sono indignata perché loro seduti su poltrone sicure e stipendi da favola vogliono lasciare sulla strada a morire di fame i lavoratori che dovrebbero invece rappresentare".
 
Lo dico da politico che non ha alcuna poltrona sicura e stipendio da favola, forse la "poltrona sicura" è quella in cui sta seduta la dirigente sindacale,  e lo dico da politico e da disoccupato senza tutele che con la sua contribuzione di tanti anni di lavoro non ha alcun ammortizzatore sociale, contributi che però vengono utilizzati per sovvenzionare il contratto di solidarietà dei lavoratori dell'API, soldi messi sul tavolo senza nemmeno conoscere un piano industriale della raffineria che possa far sperare ad un rilancio dell'attività. Sovvenzioni che servono solo ad allungare di un anno la data della chiusura.  
Ma ai sindacati evidentemente basta questo.

mercoledì 10 luglio 2013

DUBBI SUL PIANO DI EMERGENZA PER I RISCHI AMBIENTALI A FALCONARA

Ieri mattina verso le 8.45 ho pensato di telefonare all'ufficio per le emergenze ambientali del Comune di Falconara, per ottenere qualche notizia utile sull'incidente all'interno della raffineria Api di Falconara Marittima della notte scorsa e per conoscere lo stato di pericolosità.
 
L'incendio della notte scorsa infatti aveva messo in allarme un numero considerevole di persone ed attraverso la rete e social forum arrivavano notizie e foto non rassicuranti. Alcuni avevano telefonato al numero verde delle emergenze ma dicevano di non aver ricevuto alcuna informazione utile. Ecco perchè l'indomani decisi di prendere il telefono e sentire in prima persona lo stato delle cose.
 
La voce femminile che mi ha risposto molto gentilemente non ha potuto soddisfare alcuna delle mie domande. Mi interrompe dicendo che purtroppo non aveva nessuna notizia a riguardo, invitandomi a telefonare il giorno dopo perchè in mattinata in Comune ci sarebbe stata una riunione e solo allora avrebbe potuto dare informazioni precise. Ho fatto notare alla signora che è abbastanza singolare che un ufficio che si occupa di emergenze ambientali non abbia nulla da dire dopo un incendio che ha tenuto sveglia tanta gente, ricordardo che esiste una procedura in caso di incidenti e che il Comune è parte integrante del coordinamento del centro operativo. Chiudo la telefonata rimandando l'appuntamento al giorno dopo ovvero a oggi.
 
Infatti oggi telefono di nuovo e la signora sempre molto gentilmente mi riferisce quanto scaturito dalla riunione.
 
L'incidente è stato provocato dalla "perdita di vapori infiammabili contenenti zolfo e idrogeno" che a contatto con l'aria sono andati in combustione. L'incidente è stato valutato in un primo tempo di categoria I e poi di categoria II, ma l'Arpam dichiara che non ci sono ricadute ambientali sul territorio. La signora poi mi assicura che il Comune ieri era stato avvertito secondo le procedure.
 
A questo punto ho fatto alcune domande:
Chi decide la categoria di emergenza? La risposta non è stata molto precisa ma sembra che la decida la squadra di emergenza della raffineria.
Come mai nonostante il Comune fosse a conoscenza dell'accaduto non è stato in grado di fornire alcuna notizia attraverso il numero verde che risponde ai cittadini sulle emergenze?
Ho fatto notare che la stampa oggi riporta una dichiarazione del Sindaco con la quale dichiara di essere stato lungamente al telefono con l'AD della raffineria per tutta la notte, e allora:
come mai il sindaco non ha inviato nemmeno una nota all'ufficio emergenze ambientali? 
Sui giornali oggi il sindaco afferma che con l'emergenza di categoria I non è prevista la comunicazione al Comune. (tra l'altro la categoria I poi è stata innalzata a II)
Come mai nonostante l'incidente in corso nella raffineria sono transitati tre treni? La risposta è stata che la decisone dspetta a RFI e che i treni transitati non erano passeggeri ma merci.
E se i treni merci avessero trasportato materiale infiammabile? Questa domanda non l'ho fatta ma la pongo ora a chi legge.
 
 
Dunque ancora una volta durante una emergenza abbiamo potuto registrare quanta disorganizzazione e quanta sufficienza ci sia nel gestire una situazione che potrebbe avere conseguenze ben più pericolose di quelle rischiate l'altra notte
 
Voglio evidenziare che le affermazioni del sindaco sui giornali circa la procedura di informazione sono smentite dall'opuscolo distribuito ai cittadini (D.lgs 334 del 19 agosto 1999)  secondo cui il Coordinamento operativo deve essere sempre tenuto informato per ogni tipo di incidente e  che prevede:
L'allertamento nei casi di incidenti minori con una informazione per chi ne fa richiesta a titolo conoscitivo.
Il Preallarme invece è una informazione DIRETTA, per incidenti di categoria I con ipotesi di aggravamento a categoria II, fornita a tutti i cittadini finalizzata alla conoscenza dell'accaduto e della sua evoluzione  
Infine c'è L'allarme, informazione DIRETTA e SPECIFICA, finalizzata a fornire notizie comportamentali e di autodifesa e organizzative i caso di evacuazione.
 
Secondo queste norme quindi sembrerebbe che qualcosa nella gestione dell'emergenza non sia andata come avrebbe dovuto.
 
Ho provato a fare altre domande alla signora dipendente dell'ufficio ambiente del Comune, ma ha tagliato la conversazione riferendo che il sindaco è comunque disponibile a discutere della questione previo appuntamento.
 
Prendo per buona questa disponibilità, ma rilancio e faccio al sindaco una proposta:
Perchè caro sindaco non convoca un consiglio comunale aperto sulla questione della sicurezza sui grandi rischi lasciando potere di parola anche ai cittadini? 
 




ANCORA UN INCENDIO IN RAFFINERIA DOPO 15 ORE

Dal resto del Carlino del 9 luglio 2013

Questa sera, attorno alle 21, c'è stato un altro incidente dopo quello nella notte tra lunedì e martedì. Si è verificato uno sversamento di idrocarburi, causato probabilmente sempre al riavvio degli impianti dopo il fermo, che avrebbe interessato anche le fognature.
Sul posto si sono precipitate le squadre dei vigili del fuoco da Ancona con un tecnico e l’Arpam. La situazione è stata tenuto sempre sotto controllo e attorno alle 22 l’allarme è rientrato. Ora sarà da valutare l’entità della fuoriuscita.
Ad ogni modo, il carburante non è finito in mare, ma nei bacini di protezione e subito raccolto. Lo riferiscono fonti dell’azienda dopo il pre-allarme scattato a 24 ore di distanza dall’incendio che ha interessato, la sera dell’8 luglio, uno scambiatore di calore dell’impianto per la desolforazione dei gasoli per autotrazione, senza danni alle persone e con “impatto ambientale assolutamente non significativo” secondo l’azienda.
 
Dal Messaggero 10 luglio 2013
 

martedì 9 luglio 2013

ANCORA UN INCENDIO ALLA RAFFINERIA API DI FALCONARA

Stanotte ancora un incidente alla raffineria API di Falconara Marittima. Alle 23.30 circa un boato e un incendio hanno movimentato la nottata. Le notizie seppur frammentate e generiche le riportano alcuni siti di informazione locale. Sembra che la causa sarebbe una fuoriuscita di gasolio dalla tubazione dell'impianto di desolforazione. Secondo i giornali online non ci sarebbero feriti, almeno non gravi.

E' il secondo incidente rilevante da quando sono iniziati i lavori per la riapertura della raffineria, chiusa dalla società quasi 7 mesi fà per permettere i lavori di riconversione della centrale elettrica e per colpa della crisi del settore petrolifero. L'altro incidente è accaduto il 30 maggio scorso e provocò la morte di un operaio. ma questo è solo un altro incidente da aggiungere ai tanti già accaduti.

Purtroppo ancora una volta la macchina informativa del Comune di Falconara non ha funzionato, e ogni volta, in questi casi, viene da chiedersi in che modo viene gestita l'emergenza.

Ad esempio chi giudica il grado di pericolosità dell'incidente?
Questo è un particolare da non sottovalutare perchè la popolazione viene avvertita secondo un criterio di pericolosità. Stanotte chi dormiva beatamente con le finetre aperte, visto il caldo estivo, ha sicuramente respirato sostanze di cui avrebbe fatto volentieri a meno se solo fosse stato avvertito. Il boato infatti è stato avvertito solo dagli abitanti dei quartieri a ridosso della raffineria. Alcuni testimoni raccontano che dopo l'esplosione si è alzata in cielo una densa colonna di fumo molto alta.
Altro particolare da tenere in considerazione, è il fatto che durante l'incendio e le operazioni di spegnimento siano passati all'interno della raffienra ben 3 treni (la ferrovia che collega Ancona con Bologna passa dentro la raffineria) ed è strano visto che esiste una procedura di emergenza che blocca il passaggio dei treni.

La cosa che più è preoccupante però è che questa mattina, l'ufficio ambiente del Comune di Falconara, chiamato alle 8.40 non è stato in grado di dare alcuna informazione, affermando che non erano arrivate informazioni ufficiali da parte della raffineria e che le informazioni le avrebbero date solo dopo la riunione che si sarebbe svolta in mattinata. Esiste però un coordinamento per le emergenze e il protocollo di prevede che in caso di incidenti la raffineria DEVE comunicare con le autorità pubbliche. E' evidente che qualcosa tra il ricevente e il trasmettente non ha funzionato.
 
A breve è prevista una "reinaugurazione" dell'impianto di raffinazione che riprenderà a pieno ritmo l'attività. Una inaugurazione in pompa magna con la presenza di politici, industriali e con la presenza annunciata anche del Ministro allo Sviluppo Economico Flavio Zanonato. Speriamo che tra un pasticcino e un brindisi o durante un bel pranzo ci sia il tempo di parlare di sicurezza e di sviluppo sostenibile, anche per questa bistrattata città.

Il problema della sicurezza nella raffineria è grave riguarda i lavoratori ma anche i cittadini, ed è purtroppo ancora sottovalutato a vari livelli. Dalla Amministrazione del Comune di Falconara è però quanto mai necessaria una politica seria per la prevenzione e per la gestione di incidenti di questo tipo, per evitare che situazioni peggiori di questa possano portare gravi danni alla città e alle persone.

Ma Falconara non sembra in grado di tenere alta l'attenzione su questo problema, mi domando ad esempio che fine abbiano fatto i Vigili ambientali, che in passato avevano dato segno di professionalità e di autonomia nelle emergenze ambientali.
 
Faccio questa domanda rileggendo una delibera del Consiglio Comunale N. 54 del 25/09/2008, un Ordine del Giorno a firma del consigliere Loris Calcina: "... le problematiche e le responsabilità ambientali che riguardano il territorio del Comune di Falconara Marittima ed i vicini Comuni dell'AERCA sono sempre più pressanti e complesse, Il Consiglio Comunale di Falconara Marittima esprime l'opportunità che nell'ambito del corpo di P.M. vengano organizzati progressivamente specifici corsi e aggiornamenti professionali affinché tutti gli agenti possano concorrere a svolgere atti di prevenzione, indagine e repressione delle irregolarità e dei reati ambientali".
 
Un Ordine del Giorno votato all'unanimità quindi anche dall'attuale sindaco Brandoni.
 


domenica 7 luglio 2013

CHI MAL COMINCIA E' A META' DELL'OPERA

Indubbiamente la neo eletta amministrazione Brandoni è partita con il piede sbagliato.
 
Se la questione di presunta incompatibilità di Stefania Signorini,  una dei candidati più votati al consiglio comunale si può considerare una questione di tipo etico, morale oltre che regolamentare, la sentenza della Corte d'Appello sull'incidente della raffineria Api a Falconara che ha condannato i vertici dell'azienda responsabili della morte dei due dipendenti, è una questione gravissima che fa riemergere tutta la mediocrità degli amministratori del Comune di Falconara.
 
Rinunciando a tutti i contenziosi che il Comune aveva con la società petrolifera infatti, in primo luogo Brandoni, ma anche tutta la sua riconfermata Giunta e i suoi consiglieri comunali, non hanno fatto altro che dimostrare lo stato di subalternità che ha soffocato l'interesse della comunità.
 
Alla città è mancata da parte della sua amministrazione la forza di chiedere giustizia e chiarezza su una delle pagine più tristi della sua storia. La rinuncia alla costituzione di Parte Civile in quel processo, come ha fatto il Comune di Falconara, significa aver provocato un grave danno economico oltre che di immagine. 

Due questioni che non possono restare sotto traccia. Mi auguro che le forze politiche, le associazioni e i cittadini si uniscano per chiedere conto e per fare chiarezza.

mercoledì 3 luglio 2013

IL PROCESSO E IL PIATTO DI LENTICCHE


Il problema è che le persone tendono a dimenticare in fretta, in Italia soprattutto, altrimenti certe anomalie non si ripeterebbero.

Eppure chi c'era a Falconara Marittima all'alba del 25 agosto 1999 dovrebbe ricordare bene il boato dell'esplosione all'interno della raffineria Api che svegliò la città.

2 lavoratori morti
2 quartieri e centinaia di cittadini in fuga
10 cittadini ricorsi alle cure mediche per le esalazioni dei fumi dell’incendio
1 treno transitato tra le fiamme
1 Km e mezzo di territorio interessato da una pioggia solida e liquida di detriti ed idrocarburi
3 ore circa di paralisi totale del traffico aereo, ferroviario e stradale.

 

Il Comune di Falconara con l'allora sindaco Carletti si costituì parte civile contro la raffineria rivendicando che "...che dall'incendio devastante del 25/08/1999 presso la Raffineria Api sono derivati alla citta' di Falconara M.ma gravi danni di natura patrimoniale e non patrimoniale, per la perdita dell'uso di parte del suo territorio e per la lesione dell'immagine della citta', della sua sicurezza e della sua vivibilita', particolarmente gravi per una citta', come Falconara M.ma, con vocazione balneare e turistica...considerato che tali danni vanno risarciti, come pacificamente riconosciuto (per tutte v. Cass. Civ. sez. I 10/07/1991 n. 7242);" (delibera di Giunta)

 
Una decisione più che mai giusta alla luce del fatto che in quell'incidente morirono due operai e che la città ferita non poteva restare silente di fronte a quel grave incidente. La richiesta risarcitoria fu quantificata in 12 milioni di euro.

 
Oggi a 14 anni di distanza la Corte di Appello ha ribaltato la prima sentenza e condanna i vertici di allora della raffineria che in primo grado erano stati assolti per insufficienza di prove. Un anno e due mesi per omicidio colposo - il reato di incendio è prescritto - all’ex capo servizio manutenzione Sergio Brunelli, all’ex responsabile manutenzione off-site Claudio Conti e all’ex direttore del petrolchimico falconarese Franco Bellucci. (Corriere Adriatico)

 
Ma come ho detto all'inizio in questo Paese dimentichiamo in fretta e Falconara non fa eccezione.

 
Nel 2009 il consiglio comunale di Falconara con il sindaco Goffredo Brandoni decise con voto favorevole di tutta la destra, di rinunciare nei confronti dell'Api "... ad ogni azione, citazione, ricorso, costituzione di parte civile ed agli atti tutti dei giudizi relativi pendenti alla data di sottoscrizione della presente convenzione a fronte del versamento in favore del Comune a totale tacitazione saldo e stralcio della complessiva somma di Euro 3.000.000,00(Tremilioni/00) di cui Euro 2.000.000,00 entro dieci giorni e Euro 1.000.000,0 (Unmilione/00) entro 90 (novanta) giorni dalla data in cui sarà resa esecutiva la presente convenzione a seguito dell’approvazione della relativa delibera da parte del Consiglio Comunale e all’avvenuto perfezionamento di tutti gli adempimenti previsti per procedere alle rinunce nei singoli procedimenti. Le parti danno quindi mandato ai rispettivi legali di procedere alle reciproche rinunce definendo tutto quanto all’uopo necessario con spese legali interamente compensate".
 

Il sindaco Brandoni si vantò all'epoca di questa operazione che in realtà aveva lo scopo di spianare la strada alla raffineria per la realizzazione di una centrale a ciclo combinato della potenza complessiva di 580 MWe ed in questo modo riuscì a ripianare il bilancio comunale per un anno.

 
La dignità di una città, il rispetto per le persone morte furono gettati al vento per una elemosina, due milioni di euro a fronte di decine di contenziosi accumulati dal Comune di Falconara a causa dei numerosi incidenti ed irregolarità della raffineria.
 

Il sindaco Brandoni è stato rieletto solo alcune settimane fa, ma le persone si sa dimenticano in fretta, hanno preferito credere alle sue parole e alle promesse, tanto che girando per la città non sono pochi coloro i quali affermano: "...in fondo però stò sindaco ha fatto bene".

 
Ora aldilà della soddisfazione per la sentenza della Corte d'Appello, sarebbe interessante conoscere l'entità del risarcimento danni a cui il Comune avrebbe avuto diritto dopo la condanna. Chissà magari scopriamo che quei 2 milioni di euri erano proprio un'elemosina e che questo sindaco tutto "stò" bene alla città non l'ha fatto.
 

Intanto però per cercare di non dimenticare troppo guardate questo video dell'esplosione del 25 agosto 1999.


 

giovedì 20 giugno 2013

LA MORTE IN RAFFINERIA

Ancora un morto all'interno della raffineria API di Falconara.  Francesco Fiore 53 anni operaio pugliese di una ditta esterna è morto ieri dopo venti giorni di agonia, ustionato da un getto di vapore mentre lavorava per la manutenzione dell'impianto, attualmente chiuso ed in procinto di riaprire.
 
Ancora una volta ci si interroga sui problemi legati alla sicurezza della raffineria, perché questa non è la prima vittima.
 
Ancora una volta parole di cordoglio da parte dell'azienda che si dichiara: "sinceramente e profondamente addolorata". "Costernato" anche il sindaco Brandoni. Ma intanto si muore, in una azienda complicata di cui non se ne conosce il futuro, una azienda che ancora non rende pubblico il piano industriale e quindi non investe, anzi taglia i costi.
 
Quattro indagati finora, tra questi due dirigenti dell'Api: l'AD Gianfranco Cogliati e Francesco Lion responsabile tecnico. 
 
Oggi i sindacato hanno dichiarato due ore di sciopero, a fine turno. Un atto di solidarietà, più che di protesta.
 
Non è la prima volta che mi capita di scrivere di disgrazie di questo tipo in raffineria, ma come sempre, passata l'attualità e ripulita la coscienza con una nota di cordoglio di azienda e istituzioni, tutto resta com'è, si va avanti, fino al prossimo "imponderabile incidente".      
 
La città non sembra particolarmente colpita da questa tragedia però. Sarà il caldo torrido, o forse l'incidente è considerato solo uno dei tanti, in questi tempi di crisi le persone si chiudono e pensano ai fatti loro. Oppure semplicemente non c'è un dialogo aperto in città. 
 
Mi domando quando riusciremo ad aprire un dialogo tra i lavoratori dell'Api e Falconara, Un vero dialogo, rispettoso di tutti.
Sono sicuro che ci guadagneremo tutti. Ma quando accadrà?
 
  

venerdì 1 febbraio 2013

SPENTA LA TORCIA DELLA RAFFINERIA

Oggi si è spenta la fiamma della raffineria Api di Falconara.
Alcuni giornali descrivono questo fatto quasi con sentimentalismo, in realtà quella fiamma, è il simbolo della presenza di un sito industriale ad alto impatto ambientale che ha illuminato il cielo per anni mentre allo stesso tempo inquinava l'aria e la terra circostante. Una fiamma che ha garantito il lavoro a migliaia di lavoratori i quali ora, non a causa delle istanze del movimento ambientalista ma per una scelta della proprietà dell'azienda petrolifera, rischiano seriamente il posto di lavoro.
 
Argomento spinoso quello della raffineria, chiunque si azzarda in considerazioni si presta a cattive interpretazioni più o meno strumentali. La verità è che l'azienda a causa della crisi dei consumi petroliferi e dei bassi costi di raffinazione di altri siti nel sud del mondo, ha optato (per ora) di sospendere la raffinazione per un anno. Quindi una decisione di carattere economico: non c'è il profitto e quindi stop. Non c'entrano nulla le istanze di quella parte della popolazione preoccupata per l'impatto ambientale e per la salute, la scelta non tiene conto quelle proteste che peraltro non hanno messo mai in discussione il diritto al lavoro dei dipendenti Api e dei lavoratori dell'indotto.
 
Ora resta il dubbio. Fiato sospeso per un anno per conoscere le sorti della raffineria, una decisione unilaterale con poche possibilità di dialogo e confronto. Perchè è sempre stato così con i dirigenti dell'Api, da sempre nessun dialogo soprattutto con le comunità del territorio, solo arroganza e chiusura.
 
Ora con questa situazione non resta che augurarsi che nell'anno di stand-by gli amministratori della città, la Regione Marche, i sindacati non perdano tempo e si preoccupino di trovare una soluzione al problema, che tenga conto della probabile chiusura definitiva. Che si facciano carico del futuro dei lavoratori, dell'economia locale, della riconversione dell'area e soprattutto della bonifica, che resta il problema più grande e che peserà su Falconara per molti anni, troppi!  

domenica 2 dicembre 2012

LOTTA DI CLASSE (guerra tra poveri)

C'era un pò di fermento nei giorni scorsi a Falconara. La questione è la solita ovvero quale sarà la sorte della raffineria Api dopo la chiusura forzata di un anno. C'è stato un minacciato sciopero da parte dei sindacati, poi la notizia di accordo tra le parti e tutto è rientrato.

Cosa è accaduto? E' accaduto che la dirigenza della raffineria e le forze sindacali hanno trovato la soluzione al problema prevedendo l'utilizzo della cassa integrazione dei dipendenti per tutto il periodo del fermo.

Si potrebbe dire che è una buona notizia. Peccato che anche in questo caso non c'è traccia di un piano industriale, nessuna certezza sui futuri carichi di lavoro e nemmeno sulla ripresa produttiva. Quindi questa soluzione avrà l'effetto di un panniccello caldo, che si limita semplicemente a spostare il problema occupazione e della riconversione più in là. Se ne riparlerà tra un anno.

Ma in questa storia, l'ennesima tormentata questione Api, c'è un'altra questione che non mi piace. I sindacati hanno siglato l'accordo con la raffineria a tutela dei lavoratori diretti dell'azienda, ma non c'è alcuna garanzia per i lavoratori dell'indotto, occupati in raffineria tramite società in subappalto, tanto meno sono previsti ammortizzatori sociali.

Brutta situazione. Mi chiedo come possano i sindacati accettare che i lavoratori di uno stesso sito possano ottenere disparità di trattamenti così pesanti. Eppure una confederazione dovrebbe essere portatrice di interessi generali, da difendere ai tavoli contrattuali. Fa bene la Fiom ha tenere alta l'attenzione.

 

lunedì 5 novembre 2012

LAVORO V/S AMBIENTE oppure

La discussione politico/elettorale a Falconara prima o poi dovrà soffermarsi sulla questione raffineria API. Il dibattito è in corso da parecchi anni anche se per ora è stato un dibattito tra sordi: da una parte i cittadini che esigono una qualità dell'ambiente migliore e dall'altra la ferma richiesta di tutela dei posti di lavoro da parte di lavoratori e sindacati.
 
In realtà le parti coinvolte sono più di due, perchè componente essenziale è l'azienda da cui dipende il futuro produttivo o la riconversione, infine ma da non considerare una componente di minore importanza, le Istituzioni e la politica.
 
Parto da una ovvietà che potrebbe essere scambiata per demagogia ma che assicuro non lo è: 
E' possibile pensare ad uno sviluppo industriale sostenibile che conservi e garantisca l'occupazione e che allo stesso tempo si faccia carico del rispetto e della cura dell'ambiente (aria, terra, mare,) garantendo ai cittadini la sicurezza per la salute e una migliore qualità della vita?
 
Rispondo che non solo è possibile, ma allo stato in cui siamo è assolutamente necessario. La pesante crisi peraltro non permette giochetti in ambito occupazionale, ed ogni posto di lavoro andrebbe tutelato come un Panda in estinzione, ma anche la questione ambientale non può più essere procrastinata, ma anzi affrontata con determinazione. Gli esempi di cattiva gestione della faccenda, sempre rinviata e mai risolta, ci portano direttamente alla tragica situazione di Taranto e allo scontro di due fazioni, tutte e due a contrapporre due ragioni ineccepibili. 
 
Lavoro e ambiente per troppo tempo sono stati posizionati in fronti contrapposti. Giustamente i lavoratori, sono preoccupati per il rischio del posto di lavoro che tendono a difendere anche a discapito della salute pubblica, allo stesso modo sono preoccupati anche i cittadini  che invece vedono come priorità un ambiente più salubre e la questione occupazionale sembra colta di riflesso. 
 
A Falconara la situazione è in stand-by. L'azienda ha deciso di fermare l'intero impianto per almeno 6 mesi, con la motivazione ufficiale della riconversione della vecchia centrale iggc con una nuova alimentata a metano. Una centrale considerata all'avanguardia per efficienza e basso impatto ambientale solo 7 anni fa dalla proprietà della raffineria e che ora risulta obsoleta ed inquinante.
 
I lavoratori di fronte alla chiusura semestrale sono giustamente preoccupati e temono che sia il primo atto verso la chiusura definitiva, anche perchè la crisi del mercato della raffinazione a detta della stessa dirigenza API è molto forte.
 
Al di là della solidarietà ai lavoratori che pure va data, occorrebbe avere sotto controllo i possibili scenari: il mantenimento dell'impianto nonostante il crollo dei profitti oppure la sua chiusura definitiva. In ogni caso ci saranno delle conseguenze, ed in ogni caso è necessario che sia l'occupazione, da cui dipende l'economia di molte famiglie e di riflesso anche l'economia di un intero territorio, che la tutela dell'ambiente siano garantite, consapevoli che in caso di chiusura esiste il rischio effettivo che tutta l'area occupata dalla raffineria non verrà bonificata lasciandola inutilizzabile a causa del forte inquinamento forse per sempre. In entrambe i casi la comunità falconarese pagherà un caro prezzo, quindi non può permettersi queste possibilità. 
 
Non è comunque da escludere che l'impianto nonostante tutto resti in funzione. Una possibilità avvalorata dal Piano di "Strategia Energetica Nazionale" pubblicato da qualche giorno sul sito ministeriale che indica tra le scelte di fondo e obiettivi la " progressiva ristrutturazione della raffinazione e ammodernamento in un periodo di forte crisi strutturale, in modo da salvaguardare la rilevanza industriale e occupazionale, con benefici anche in termini di di sicurezza di approvvigionamento e prezzi" (dal SEN). Ma anche nel caso in cui i dirigenti decideranno di tener in funzione l'impianto, non potremo ancora ignorare tutte le problematiche esposte sopra.  
 
Dunque che fare?
 
Io credo che dovremmo vedere come queste problematiche sono affrontate in altri luoghi.
 
Faccio l'esempio del petrolchimico di Porto Marghera.
I lavoratori dell'Eni nell'ottobre 2011 lamentavano le stesse preoccupazioni di quelli dell'Api falconarese. (clicca per vedere il video) 
 






Le metodologie sembrano simili, addirittura anche la chiusura temporanea coincide con i canonici 6 mesi.
 
Resta il fatto che alla fine la Regione Veneto e il Governo italiano nell'aprile 2012 abbiano preso la decisione di riconvertire e bonificare l'area, riqualificandola  con progetti industriali "green" e credo che dovremmo guardare con attenzione questa operazione.
 
 
Il ministro Clini ha affermato che l'esempio del Veneto diventa propedeutico per i 57 siti industriali altamente inquinati presenti su tutto il territorio nazionale. Uno di quei siti è proprio quello di Falconara Marittima. La novità quindi è interessante e da tenere sotto stretto controllo. Certo dipende molto dal tipo di riconversione e dalla qualità della bonifica che si intenderà portare avanti, è su questi punti che la prossima amministrazione comunale potrà e dovrà avere il giusto peso.
 
Questo è un punto che SEL di Falconara mette all'ordine del giorno, da discutere con le forze politiche, sociali e sindacali con le quali esistono possibilità di dialogo.  
 
E' un punto, solo uno dei tanti da discutere e affrontare con la massima determinazione.


  

mercoledì 8 agosto 2012

IL PIANO GENIALE DI BRANDONI: L'INCENERITORE


Dunque svelato il piano "Brandoni" per risolvere la crisi della raffineria API di Falconara. Ma allo stesso tempo svelata anche tutta l'incapacità di un sindaco di gestire una situazione esplosiva che vede da una parte la preoccupazione dei lavoratori per la possibile chiusura dell'impianto perchè non più conveniente alla proprietà, dall'altro la preoccupazione altrettanto giusta da parte dei cittadini di Falconara che vedono in questa crisi, oltre a un colpo per l'economia, anche lo spettro di un'altra zona del martoriato territorio, altamente inquinata che resterà tale.

Il sindaco Brandoni evidenzia la inadeguatezza per l'incarico che ricopre, dopo aver sottoscritto ogni tipo di patto con la dirigenza della raffineria, dal ritiro dei contenziosi con i quali la città chiedeva i danni per i numerosi incidenti causati dalla raffineria, compresi quelli in cui persero la vita delle persone, fino all'ultima approvazione della costruzione del rigassificatore nel sito petrolifero, con la motivazione che questa opera avrebbe garantito i posti di lavoro nella raffineria per svariati anni. Una operazione che è risultata un totale fallimento per la città e i lavoratori, solo benefici per l'API. 

Ebbene il sindaco evidentemente non sa più che pesci prendere, invece di prendere atto della sua pessima azione politica, rilancia con quella che si può considerare una vera e propria provocazione totalmente irresponsabile.

Stiamo assistendo al pericoloso conflitto sociale che è in atto a Taranto per una questione che per certi versi assomiglia al problema falconarese. Una azienda rischia la chiusura per l'alto livello di inquinamento, i lavoratori sono terrorizzati per la perdita del lavoro, in una città che tra raffinerie e acciaieria ha una qualità della vita pessima con le falde, la terra, gli animali, contaminate da veleni mortali e infatti si muore. Una situazione causata da anni di malapolitica, di interessi particolari, e anche da una particolare attività dei sindacati che come spesso accade non riescono a pensare a azioni di medio-lungo termine.  
Ma quell'esperienza evidentemente non interessa al sindaco di Falconara, non si preoccupa della città e della necessità di invertire la rotta, non è nelle sue corde comprendere che la tutela dei posti di lavoro per i lavoratori della raffineria, ma anche per l'intero territorio non si può prescindere da una visione di sviluppo che rispetti l'ambiente. E' impensabile pensare di accrescere le attività inquinanti invece di limitarle. In questa fase serve la responsabilità e non le provocazioni

 
Infatti il sindaco, nel gran caldo agostano, lancia la sua proposta per superare la crisi della raffineria. La soluzione per lui è la costruzione nella raffineria di un termovalorizzatore. In realtà si chiama inceneritore, ovvero un forno che brucia i rifiuti e che rilascia nell'aria, già abbastanza compromessa di Falconara e zone limitrofe, i suoi fumi inquinanti. Questa geniale trovata secondo il sindaco assicurerebbe 40 posti di lavoro.

Questa proposta è una vergogna assoluta, e dimostra veramente la pochezza di una amministrazione comunale che non è capace di fare gli interessi dei suoi cittadini.

I rifiuti si eliminano con una vera raccolta differenziata, e gli sforzi da fare devono andare incontro alle pratiche virtuose, non a quelle che invece arricchiscono i pochi. 

Ma c'è una cosa che mi disturba particolarmente, è la dichiarazione di un sindacalista della CGIL, sigla che raccoglie iscritti all'interno della raffineria ma anche una sigla a cui aderiscono molti altri cittadini falconaresi. Il responsabile sindacale pur considerando la proposta del sindaco non risolutrice del problema contingente alla chiusura dell'attività, non la esclude, quasi a far capire che anche se non nell'immediato potrebbe venire presa in considerazione, perchè comunque è un'attività che crea posti di lavoro. Se la proposta del sindaco è indecente, la dichiarazione del sindacalista è quanto meno imbarazzante perchè non tiene conto del conflitto esistente sul territorio, dimostrando di non conoscere bene la realtà  di cui sta parlando e quel che è peggio, avvalorando una visione dello sviluppo ferma all'800.

Abbiamo bisogno di altro, dobbiamo "incenerire" la mediocrità, capire che la tutela del lavoro resta una priorità tanto quanto la tutela del territorio.

La politica a Falconara deve cambiare rotta e questo avverrà solo con le prossime elezioni, per questo mi rivolgo a chi sta lavorando su questo a verificare bene chi può realizzare realmente il cambiamento. Ma c'è bisogno anche che le forze sindacali aprano la discussione su progetti ampi e non fossilizzino solo sull'emergenza quotidiana. E che i lavoratori non si facciano abbindolare da "conigli che escono dai cilindri" dei furbi.       

lunedì 18 giugno 2012

L'ASSURDO PREVEDIBILE

La decisione dei vertici della raffineria api di chiudere l'impianto di Falconara per un anno riempie le pagine dei giornali. Sarà il leitmotiv di questa estate. Il rischio per l'occupazione è forte e il clima recessivo del Paese non agevola una rapida soluzione del problema.

Al momento le dichiarazioni di alcune forze politiche e degli amministratori regionali e comunali riempiono i giornali ma non entrano nel merito della questione. Per prima cosa occorrerebbe assumersi le responsabilità.

Il comune di Falconara ad esempio ha gravi responsabilità sulla situazione attuale. Ha preferito accontentare la proprietà della raffineria in ogni sua richiesta, fidandosi delle sole parole di, parole che non sono mai state scritte in atti amministrativi pubblici. Il sindaco e l'intera amministrazione comunale si sono accontentata di vaghe promesse, ed ora hanno la responsabilità davanti alle sacrosante preoccupazioni dei lavoratori dell'api e delle numerose imprese dell'indotto, di rendere conto all'opinione pubblica e alla città intera delle loro azioni.

Ma di fronte alla pochezza delle giustificazioni dell'amministrazione comunale che individua nei ritardi della realizzazione  del rigassificatore la causa della ritirata dell'Api, lasciano sconcertati le dichiarazioni di eminenti politici alla guida del governo regionale.

L'assessore Luchetti ad esempio, autorevole uomo del PD oltre che cittadino falconarese che candidamente dichiara alla stampa di non comprendere il comportamento della dirigenza Api, chiedendone una verifica sull'accordo sottoscritto. Un accordo che non ha preso in considerazione la pesante crisi del settore petrolchimico e che come già avvenuto nel passato non prevede alcuna prescrizione all'azienda in caso di inadempienze.

Sconcertante anche la dichiarazione del segretario regionale del PD Palmiro Ucchielli, il fautore del "Modello Marche", che dichiarandosi preoccupato per il futuro dei lavoratori considera assurda la sospensione dell'attività.

L'unica cosa assurda in questa brutta vicenda è stata la superficialità con la quale sono state messe in atto politiche che interessano centinaia di lavoratori, di migliaia di cittadini e un vasto territorio. Ora credo che sia necessario che alle parole di circostanza e auto assolutorie, arrivino risposte per i lavoratori e per i cittadini che vivono in un territorio che per troppo tempo è stato prigioniero dei poteri di pochi.

L'assurdo, mi dispiace dirlo, in questo caso era più che prevedibile.